Attualità - 23 settembre 2025, 13:29

Cava Giambrigne, preoccupazioni a Bormida: convocata un'assemblea pubblica

Il 26 settembre alle ore 20.30 nella Sala Trasparenza del Comune

Foto tratta da Google Maps

Giovedì 26 settembre , alle ore 20.30, presso la Sala Trasparenza del Comune di Bormida, si terrà una pubblica assemblea aperta ai cittadini per discutere della possibile riapertura della cava di calcare Giambrigne, situata in località Costa, a pochi passi dal centro abitato.

All’incontro parteciperanno l’amministrazione comunale, il legale di parte, le associazioni ambientaliste e i cittadini, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione e informare la comunità sui possibili sviluppi del progetto.

La cava, chiusa da parecchio tempo, torna al centro dell’attenzione: anni di escavazioni, uso di esplosivi, disboscamento, traffico pesante e rischio di inquinamento del Rio Cavazzoli sono alcune delle preoccupazioni sollevate dai residenti e dalle associazioni ambientaliste.

"È un’assemblea pubblica per informare i cittadini che c’è un po’ di movimento nella vecchia cava. La riapertura non è certa, però per evitare sorprese, vogliamo aggiornare tutti i cittadini di Bormida", commenta il sindaco Daniele Galliano.

La Cava Giambrigne, realizzata alla fine degli anni ’60 dai fratelli Venturino di Varazze, comprendeva diversi manufatti per la produzione di calce idrata, tra cui un forno di cottura. Quest’ultimo fu acceso troppo rapidamente, causando dopo pochi mesi il crollo della volta in mattoni refrattari. La ditta Calce Bormida, già gravata da oltre quaranta milioni di lire di debiti, non poté accedere ad altri prestiti e i tentativi di riparazione si rivelarono insufficienti. I fratelli Venturino furono così costretti a chiudere l’attività e, con la crisi economica dei primi anni ’70, ogni ipotesi di ripresa venne definitivamente abbandonata, lasciando la cava inattiva fino a oggi. 

Dopo un iter travagliato e vari passaggi di proprietà, all’inizio del 2025 la società Giambrigne Srl ha avviato un procedimento per la riapertura del sito, respinto a febbraio dalla Regione a causa della scadenza della Valutazione di impatto ambientale (VIA). L’azienda ha presentato ricorso al Tar e si è ora in attesa della sentenza, che potrebbe autorizzare l’avvio delle attività.