“Sconcertante l’atteggiamento dei sindaci valbormidesi che, dopo mesi di dichiarazioni, delibere e ordini del giorno contrari all’inceneritore, oggi sembrano improvvisamente disposti a “valutare il progetto”, con la scusa di non averlo ancora visto. È un cambio di linea incomprensibile e inaccettabile. Se si è contrari a un impianto così impattante e così avversato dai propri cittadini e dalle associazioni ambientaliste di tutta la valle, non si può poi cambiare posizione ogni settimana in base all’ultima riunione o alle pressioni politiche del momento”. Così, la coordinatrice provinciale del M5S Savona Stefania Scarone con il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano.
“Parlano di “valutare” e di “capire i parametri dell’impianto”, ma la verità è che i cittadini hanno capito bene: si tratta di un progetto anacronistico che comprometterebbe definitivamente un territorio fragile, già segnato da decenni di inquinamento industriale e da una qualità dell’aria preoccupante. Prima di ogni discussione, servono dati certi, bonifiche reali e garanzie sulla salute pubblica. Non servono nuovi tavoli riservati a pochi amministratori, spesso gli stessi che hanno già detto di no per iscritto”.
“Le riunioni di quattro sindaci non rappresentano la valle. Non c’erano tutti i Comuni, non c’erano i cittadini, non c’erano i comitati e le associazioni. È grave che decisioni tanto delicate vengano discusse in incontri parziali e poco trasparenti. Il M5S ribadisce la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di inceneritore in Val Bormida e invita i sindaci a rispettare la volontà popolare, che in questi mesi è stata chiara, compatta e determinata: NO a un modello di sviluppo basato ancora sulla combustione dei rifiuti”.
Scarone elenca poi le ragioni del NO: - Ambientali e sanitarie: un inceneritore produce emissioni di CO₂, diossine e metalli pesanti, che si accumulano nel suolo e nelle catene alimentari, con rischi per la salute dei cittadini e per l’agricoltura locale; - Economiche: costruire e gestire un inceneritore significa legare il territorio per decenni alla necessità di “alimentarlo” con rifiuti. È un modello costoso, che sottrae risorse alle vere politiche di riciclo e riuso e crea un business per pochi a scapito della collettività; - Strategiche: la Direttiva europea 2018/851 sull’economia circolare considera l’incenerimento una delle ultime opzioni nella gerarchia dei rifiuti. Oggi l’Europa investe su impianti di selezione, compostaggio, digestione anaerobica e centri del riuso, non su forni che bruciano materie ancora recuperabili; - Territoriali: la Val Bormida ha già pagato un prezzo altissimo all’inquinamento industriale e non può essere di nuovo sacrificata. Il rischio è di comprometterne la rinascita economica e turistica; - Logistici: la maggior parte dei rifiuti liguri proviene dall’area metropolitana genovese; trasportarli per oltre 100 km fino alla Val Bormida significherebbe aumentare traffico pesante, consumo di carburanti ed emissioni, rendendo il progetto ambientalmente ed economicamente insostenibile.
“Bruciare rifiuti significa bruciare opportunità. Serve una visione nuova, fatta di riduzione, riuso, raccolta differenziata spinta e riciclo - concludono i pentastellati -. La Liguria non ha bisogno di un nuovo inceneritore: ha bisogno di investire in impianti di trattamento a freddo, in compostaggio, in innovazione e in posti di lavoro puliti e sostenibili”.