La Provincia di Savona ha revocato definitivamente le autorizzazioni ambientali alla società Ecocem S.r.l. per l'impianto di recupero rifiuti speciali in Corso Stalingrado a Cairo Montenotte. La decisione, formalizzata il 16 ottobre, arriva dopo anni di contestazioni e segnalazioni di mancato rispetto delle prescrizioni.
Nel maggio 2022, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Genova aveva rivelato una situazione grave: all'interno del capannone erano stati riscontrati 27.100 metri cubi di rifiuti con codice EER 190112, contro i 4.500 metri cubi autorizzati, oltre a ulteriori 4.100 metri cubi di scorie già trattate. La ditta aveva depositato un quantitativo sei volte superiore a quanto consentito.
La Provincia aveva emesso nel luglio 2022 una diffida per eliminare le irregolarità, concedendo poi proroghe per circa due anni. Tra le giustificazioni della società: il sequestro preventivo del sito, furti di materiale elettrico e difficoltà operative. Tuttavia, i sopralluoghi di Arpal nel marzo e aprile 2025, dopo il dissequestro, hanno confermato che la situazione era rimasta immutata.
Di fronte all'inadempienza e alla mancata risposta alle ultime richieste di documentazione, la Provincia ha proceduto con la revoca e l'escussione della fidejussione di circa 480mila euro, importo che comunque non sarà sufficiente a coprire le spese per lo smaltimento.
La zona di Bragno, insieme ad altre aree, è stata individuata dalla Regione come possibile sede per il termovalorizzatore. La notizia ha ulteriormente fatto salire sulle barricate il Coordinamento del “No Inceneritore”, impegnato da mesi contro il progetto, infiammando il dibattito in Val Bormida: "Alla luce di quanto emerso e alla presenza per anni, in un luogo incustodito, di ceneri provenienti dall’inceneritore di Torino, abbiamo ulteriori conferme – se ancora ce ne fosse stato bisogno – che il nostro territorio ha già pagato pesantemente, non solo per le programmazioni industriali passate poco rispettose delle sue reali potenzialità, ma anche per la mala gestione di queste ultime".
"Continueremo il nostro percorso di informazione verso tutti i cittadini sulle motivazioni del nostro ‘no’ a impianti altamente impattanti, su cui evidentemente non abbiamo sufficienti garanzie circa la gestione, nonostante le belle promesse ascoltate in questi giorni da amministratori regionali e provinciali. Il Green, da noi in Val Bormida, si trasforma in siti dismessi, non controllati e di cui nessuno sa nulla, e chi dovrebbe sapere non dice nulla".
"La nostra campagna continuerà non solo con la raccolta firme, ma anche con le assemblee. Annunciamo la prossima il 5 novembre, presso il Comune di Saliceto, in cui interverranno anche amministratori del basso Piemonte interessati al coinvolgimento indiretto degli inquinanti di un impianto così impattante come un inceneritore", concludono dal Coordinamento.