La crisi di Esso a Vado continua ad animare il dibattito politico e torna ad essere discusso in Regione, dove il Pd ha presentato un'interrogazione e alla giunta Bucci ." Il 30 settembre scorso con una lettera della direzione centrale della società – ha detto il consigliere Dem Roberto Arboscello - è stata comunicata l'intenzione di licenziare 31 dei 91 dipendenti nella sede di Vado Ligure più altri nella sede di Milano".
Si tratta per la maggior parte di dipendenti in possesso di una elevata formazione professionale ma che sarebbero difficilmente ricollocabili sul mercato del lavoro locale sia per ragioni anagrafiche sia per carenza di domanda per quel tipo di professionalità.
A questo proposito i consiglieri del Pd chiedono alla Regione un "ulteriore sforzo per affrontare questa vertenza" che possa aiutare a ricollocare i lavoratori Esso.
Gruppo multinazionale statunitense, Esso ha previsto 1.200 esuberi complessivi, a livello internazionale, soprattutto nel settore impiegatizio. In Italia il Gruppo Esso conta 191 dipendenti, 91 dei quali a Vado Ligure. Sui licenziamenti di Vado ci sono stati incontri tra sindacati e azienda ma senza arrivare a risultati positivi. L'ultimo incontro l'11 novembre, a cui era seguita la proclamazione di 4 ore di sciopero per turno per i vari reparti nella giornata di ieri e di oggi, 18 novembre.
"Durante gli incontri – ha detto l'assessore Paolo Ripamonti che ha ripercorso la vicenda – non è stato ancora trovato un accordo tra le parti. Il 14 novembre è pervenuta una nota dell'Unione Industriali con la quale è stato comunicato ufficialmente il il mancato a accordo nella fase sindacale, aprendo di fatto la fase amministrativa che vedrà la mediazione del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con la partecipazione di Regione Liguria che , oltre a monitorare gli sviluppi proseguirà il lavoro e le attività già avviate finalizzate alla tutela occupazionale e allo sviluppo del territorio".
"Ho chiesto all'Unione Industriali di rincontrare l'azienda" conclude Ripamonti.
"Purtroppo anche dalla Regione e dall’assessore Ripamonti non è arrivata nessuna soluzione o rassicurazione su misure o interventi per evitare o ridimensionare questo scenario. Capiamo la difficoltà a mettere in campo azioni efficaci nei confronti di un’azienda internazionale, ma non si può abdicare al ruolo politico. Bisogna chiedere al governo, che è dello stesso colore politico della Giunta regionale, che prenda in mano questa situazione e si attivi per evitare la perdita di posti di lavoro che sarebbero l’ennesimo colpo all’economia savonese e ligure. Parliamo di professionisti specializzati che difficilmente sarebbero ricollocabili in zona e questo comporterebbe disagi non solo per se stessi ma anche per le famiglie costrette a trasferirsi, oltre a privare la Liguria di professionalità di alto livello. Non si può assistere passivamente a un ridimensionamento che rischia di impoverire un territorio in termini di risorse umane ed economiche", commenta Arboscello.