Attualità - 15 gennaio 2026, 07:27

Un giubileo per gli 800 anni del transito di san Francesco

Il 10 gennaio la celebrazione di apertura ad Assisi. Concesso per il 2026 il dono dell’indulgenza plenaria

In foto statua di san Francesco

L’Ottavo Centenario del Transito di san Francesco è una morte che parla di vita. Il rito di apertura è stato celebrato il 10 gennaio ad Assisi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli davanti alla Porziuncola, con l’inaugurazione ufficiale dell’anno del Transito 2026.

Dalla “Vita prima” di Tommaso da Celano, scritta tra il 1228 e il 1229 sappiamo che Francesco, percependo la morte imminente, chiese di essere condotto all’amata Porziuncola. Qui si fa spogliare della ruvida veste di sacco e «Deporre nudo sulla nuda terra». Volendo essere conforme in tutto a Cristo che, povero e sofferente, era rimasto appeso nudo sulla croce, alzò come sempre il volto al cielo, tutto intento con lo Spirito a quella gloria, disse ai fratelli: «Io ho fatto il mio dovere, Cristo vi insegni a fare il vostro».

Giubileo francescano

In occasione dell’ottavo centenario del suo transito, è stato promulgato il Decreto che istituisce uno speciale Anno Giubilare dedicato a san Francesco d’Assisi. Per volontà di papa Leone XIV, il periodo compreso tra il 10 gennaio 2026 e il 10 gennaio 2027 sarà segnato da una celebrazione solenne che invita l’intera comunità cristiana a riscoprire l’attualità della testimonianza francescana, fondata sulla santità di vita e sull’impegno instancabile per la pace.

Durante questo Anno giubilare, la Penitenzieria Apostolica concede l’indulgenza plenaria, alle consuete condizioni, a quanti prenderanno parte con autentica devozione alle iniziative previste. Il Giubileo si inserisce in continuità ideale con il Giubileo Ordinario del 2025, prolungandone il significato spirituale e pastorale.

L’iniziativa si rivolge in modo particolare alle Famiglie Francescane, nei loro diversi rami, agli Istituti di vita consacrata, alle Società di vita apostolica e alle Associazioni che seguono la Regola di san Francesco o ne condividono la spiritualità. Al tempo stesso, la grazia giubilare è offerta a tutti i fedeli che, con sincero distacco dal peccato, compiranno un pellegrinaggio presso una chiesa conventuale francescana o un luogo di culto dedicato al Santo, in qualsiasi parte del mondo. 

San Francesco: tutti in fila per l’ostensione

Il 2026 si annuncia più che mai all’insegna della spiritualità che san Francesco incarna. Si è chiuso, infatti, il Giubileo della speranza, si è aperto il centenario francescano segnato da un evento assoluto, la prima ostensione pubblica prolungata delle spoglie mortali di san Francesco, dal 22 febbraio al 22 marzo.

Un sepolcro dalla storia profonda

La tomba di san Francesco ha una storia intensa e misteriosa. Dopo la sua morte nel 1226, il suo corpo fu nascosto sotto l’altare maggiore per impedirne il trafugamento. Fu ritrovato solo nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1818, dopo secoli di oblio. Da allora sono avvenute diverse ricognizioni ufficiali, nel 1819, nel 1978 e nel 2015, che hanno confermato l’autenticità delle spoglie.

VIII Centenario del Transito di san Francesco

Ottocento anni fa, il Poverello non moriva, ma “transitava”, passava cioè da questa vita terrena a quella eterna, con una gioia e una serenità che ancora oggi interrogano e ispirano.

Celebrare questo anniversario non significa solo ricordare un evento storico, ma immergersi nel significato profondo di una scomparsa che, come disse il grande Chesterton, fece sì che «Le stelle non videro mai un uomo morire così felice».

Quando, ormai cieco e segnato dalle stimmate, Francesco si ritirò alla Porziuncola, scelse di vivere la sua morte con la stessa gioia e umiltà con cui aveva vissuto la sua vita. Volle morire nudo sulla terra nuda. È in questo gesto che si manifesta la sua più profonda fede nella paternità di Dio e nella fraternità di tutte le creature, comprese la “Sorella morte corporale”.

Per questo motivo il Centenario del Transito si presenta come un potente annuncio di vita e di speranza, proprio a ridosso dell’Anno Giubilare 2025 terminato il 6 gennaio: in una sorta di passaggio di testimone, il Transito di Francesco non fu un addio malinconico, ma un inno alla vita.

Ben vent’anni dopo la sua conversione, Francesco sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti.

Volle poi ascoltare il Vangelo di Giovanni, il brano che parla del passaggio di Gesù al Padre, e, in un gesto di profonda umiltà, chiese di essere rivestito con un cilicio e cosparso di cenere. Circondato dai suoi frati, la sua anima si staccò dal corpo, ascendendo al cielo in una visione luminosa, come una stella grande come la luna, splendente come il sole (cf. FF 508-14).

Festa civile il 4 ottobre

Torna nel calendario civile dell’Italia la festa di san Francesco come festività nazionale. È lui il protagonista del 4 ottobre, giorno in cui morì nella sua Assisi, diventata poi la “Città della pace” e dove oggi sorge la basilica che la cristianità gli ha dedicato. Qui, a dare forma al mito, ci hanno pensato pittori del calibro di Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti.

La figura del poverello di Assisi - che verrà celebrato ogni anno il 4 ottobre, data della sua morte 800 anni fa - risponde a molte esigenze della società contemporanea. Al bisogno di pace, innanzitutto. Ma anche all’esigenza di stringere i vincoli comunitari, e nessuno meglio del Patrono d’Italia (la cui festa fu abolita nel 1977 durante i cosiddetti anni di piombo) risponde a questa necessità di stare uniti in una fase burrascosa del mondo. Torna la festa di san Francesco perché le diseguaglianze sociali sono sempre più fitte e lui era quello che stava con gli ultimi, i fragili, i poveri. E ancora, il santo poverello, il giullare di Dio, il mistico, il fondatore dell’Ordine dei Francescani è stato l’inventore della poesia in lingua italiana, ha svolto insomma un compito unitario ante litteram.

La legge stabilisce la chiusura di scuole e uffici pubblici e invita a promuovere iniziative culturali ed educative. Il 4 ottobre 2026 cadrà, però, di domenica: la prima chiusura effettiva sarà dunque il 4 ottobre 2027.

Come ricordato dai promotori della legge, l’obiettivo non è solo aggiungere un giorno di festa, ma rilanciare un messaggio universale: quello di un’Italia che riconosce nel proprio patrono i valori di fratellanza, rispetto per l’ambiente e inclusione sociale.

Fatto sta che il 4 ottobre tornerà alle origini di una festa che, in anticipo sui tempi, aveva indicato tra le priorità quella di non cedere alla voce delle armi e della paura e di favorire, invece, tutti i sentieri dell’inclusione sociale, dell’integrazione, della giustizia sociale e, naturalmente, non solo il 4 ottobre, ma tutti i giorni del calendario.

Un po’ di storia

Figlio di un ricco mercante, da giovane sognava di diventare cavaliere e sposare una bella nobildonna: fu una voce divina a rivelargli quale sarebbe stato il suo futuro. Francesco rinunciò alla ricchezza e diventò l’eroe di migliaia di persone, senza dover usare la spada o l’armatura: al contrario, la sua battaglia l’ha combattuta per i poveri, diventando lui stesso uno di loro.

Il fondatore dell’ordine che porta il suo nome, passò la vita a predicare la pace e l’amore per il creato, decantato in versi nel Cantico delle Creature. Messaggi di grande rottura per l’epoca e validi tuttora. In effetti, san Francesco è una delle grandi figure dell’umanità che parla ad ogni generazione. Nel 2013 Jorge Mario Bergoglio, eletto papa, ha preso il nome di Francesco proprio in onore del Santo, lasciandoci in eredità l’enciclica intitolandola Laudato si’. Nel testo, il Pontefice scomparso il 21 aprile 2025, invita tutti a prendere spunto dal Santo per rafforzare l’attenzione verso il creato e il rispetto dell’ambiente.

La festa di san Francesco sarà, dunque, l’occasione perché la luce del poverello di Assisi possa rischiarare le tenebre che avvolgono oggi la vita del mondo, così da poter sperimentare ciò che i frati narrarono di lui nel giorno del suo Transito al Padre: «Uno dei suoi frati e discepoli vide quell’anima beata, in forma di stella fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta al di sopra di molte acque e penetrare diritta in cielo: nitidissima, per il candore della santità eccelsa e ricolma di celeste sapienza e di grazia, per le quali il Santo meritò di entrare nel luogo della luce e della pace, dove con Cristo riposa senza fine».

Messaggio del Transito di san Francesco

Nella notte tra il 3 ed il 4 ottobre del 1226 Francesco d’Assisi lascia la vita terrena per andare ad abbracciare Gesù al quale aveva dedicato gli ultimi venti anni della sua vita. Nel luglio del 1228, anche spinto da forti richieste popolari, papa Gregorio IX lo proclama Santo e il 4 ottobre diverrà il giorno della sua festa. Il 18 luglio del 1939 papa Pio XII lo elegge Patrono d’Italia con la motivazione «Il più italiano dei santi e il più santo degli italiani».

Tutto in questo giorno si amplifica e anche la figura del Poverello d’Assisi che vuole e deve rimanere sinonimo di umiltà si fa enormemente grande. Parliamo di uno dei santi più amati al mondo, che si spogliò di tutto per sposare “Madonna povertà” e vivere a imitazione di Cristo. Francesco è tra i precursori della letteratura italiana col Cantico delle creature, è protagonista di uno dei più bei canti del Paradiso di Dante ed ha il merito di aver salvato il cattolicesimo della sua epoca dalla corruzione e dalla ricchezza, rifondando il legame tra Chiesa e classi povere.

Le parole del frate, nella loro semplicità, racchiudono un senso universale e positivo. In particolare, c’è un messaggio che può tornare estremamente utile quando, travolti dal tourbillon degli eventi, ci sembra di non sapere da che parte iniziare per affrontare la giornata. Francesco suggerisce: «Cominciate con fare il necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».

Silvia Gullino