Il Coordinamento No Inceneritore in Val Bormida torna a denunciare i rischi legati al progetto termovalorizzatore, criticando le dichiarazioni politiche che promettono "assolute garanzie ambientali".
"Ci chiediamo se queste garanzie valgono anche per le ceneri, considerando l’abbandono di quelle provenienti da Torino, stoccate all’aperto per anni in Val Bormida", affermano i membri del Coordinamento. "Vorremmo sapere se chi promette controlli ha mai respirato l’aria vicino ad alcune aziende del nostro territorio. E se la Regione non ha raggiunto i propri obiettivi di raccolta differenziata, perché dobbiamo pagare noi per le loro inefficienze, quando qui i dati sono pienamente congrui?".
Il Coordinamento sottolinea inoltre la provenienza dei rifiuti destinati all’incenerimento: "L’80% arriverebbe dall’area metropolitana di Genova. Un politico responsabile non li sposterebbe a 100 km di distanza, a meno che l’obiettivo non sia gestire un impianto che bruci principalmente rifiuti industriali e ospedalieri, più redditizi e appetibili dal punto di vista speculativo".
La nota si chiude con un attacco ai "dispensatori di consigli" che "sollecitano impianti senza indicarne la collocazione, dimostrando di essere disposti a trarre vantaggio sulla pelle dei cittadini. Il territorio non è più disposto a barattare la propria salute e il proprio futuro in cambio di promesse vuote e ambientalmente devastanti".
Lo scorso dicembre l’Agenzia regionale ha pubblicato il bando per raccogliere le manifestazioni di interesse di chi intenda progettare e realizzare l’impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti. La struttura dovrà avere una capacità minima di 220mila tonnellate annue, sufficiente a completare il ciclo dei rifiuti urbani a livello regionale, con possibilità di arrivare fino a circa 320mila tonnellate all’anno qualora vengano dimostrate sinergie positive, anche economiche, con i flussi di rifiuti speciali liguri oggi destinati fuori regione. Fondamentale sarà ottenere l’ok del Comune interessato.
In Val Bormida il dibattito è acceso da mesi. Lo scorso febbraio i sindaci della zona, con una nota unitaria, avevano già espresso la contrarietà al termovalorizzatore, posizione confermata nel tempo. Il sindaco di Cairo Montenotte, Paolo Lambertini, una delle cinque aree ritenute idonee insieme a Cengio per ospitare l’impianto, ha ribadito più volte il proprio "no": "Il territorio è già saturo e la questione ambientale resta prioritaria".