Assolta perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa dal Giudice monocratico del Tribunale di Savona, il dottor Matteo Pistone, circa la vicenda che aveva visto una dipendente del Comune di Andora (M.F.) indagata per truffa aggravata ai danni dello Stato.
Alla donna si contestava che, nel periodo in cui aveva usufruito del congedo straordinario per assistere il padre affetto da disabilità, avrebbe simulato un cambio di residenza mentre in realtà si sarebbe assentata per molti giorni, durante i quali avrebbe fatto viaggi e sarebbe stata in locali ed eventi mondani che lei stessa aveva postato nel suo profilo Facebook.
La donna, assistita dall’avvocato Giorgio Cangiano di Albenga, è riuscita a dimostrare nel corso dell’istruttoria di aver invece sempre assistito il padre e di essersi allontanata soltanto in poche occasioni, garantendo comunque l’assistenza all’uomo da parte della madre e di una parente.
Durante le lunghe indagini, per raccogliere elementi utili, erano stati eseguiti degli appostamenti e acquisite sia le immagini dal circuito cittadino di videosorveglianza sia i tabulati delle celle telefoniche.
Tutto però è stato giustificato nel corso del procedimento da parte della difesa, che è così riuscita a fornire giustificazioni alle varie contestazioni, anche tramite una perizia di parte, tanto da convincere lo stesso Pubblico Ministero a chiedere l’assoluzione per non essere emersa la colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio.
Il Comune di Andora, costituitosi parte civile con l’avvocato Marco Moda del foro di Asti, aveva chiesto invece il risarcimento del danno quantificato in oltre 25 mila euro.
La difesa dell’imputata ha invece puntato sulla assoluzione con formula piena, richiesta che è stata accolta: "Per la mia assistita - afferma l’avv. Cangiano - è la conclusione di un periodo estremamente complesso. Ha sempre avuto piena fiducia nella giustizia ed ha partecipato ad ogni udienza perché, al di là della preoccupazione per un procedimento penale con una pesante accusa e per le conseguenze disciplinari che avrebbero potuto derivarne, non poteva accettare che si potesse anche solo pensare che lei avesse sfruttato le problematiche del padre per avere delle agevolazioni".
"Si è sempre dedicata giorno e notte all’assistenza del genitore con tutte le sue energie. Le pochissime volte che si è assentata non costituiscono un comportamento illecito ma un corretto svolgimento del periodo del congedo straordinario - sottolinea Cangiano - dovendosi tener conto anche delle esigenze personali di chi usufruisce del permesso, che ovviamente si devono porre in essere in modo molto limitato e tale da garantire comunque l’assistenza. Ritengo che questo sia il principio importante che viene stabilito con la sentenza di assoluzione" conclude l'avvocato.