Cronaca - 22 gennaio 2026, 10:29

Lutto nella sanità: addio a Pietro De Albertis, maestro della radiologia savonese

Radiologo di riferimento a livello nazionale, per anni è stato il cuore del reparto del San Paolo e un punto di guida per decine di giovani specialisti

Foto tratta dal libro "Il San Paolo di Savona. Un ospedale in fotografia" di Enrico Tongiani

La sanità savonese perde una delle sue figure più autorevoli con la scomparsa di Pietro De Albertis, storico radiologo e punto di riferimento per generazioni di medici. Novant’anni, De Albertis è morto lunedì 19 a Genova, città in cui viveva da tempo dopo aver lasciato Savona.

Il suo percorso professionale è legato in modo indissolubile all’ospedale San Paolo, dove ha lavorato per decenni fino al pensionamento avvenuto il 5 febbraio 1997. Anche dopo l’uscita dal servizio attivo, il segno lasciato dal medico è rimasto profondo, tanto che la notizia della sua morte ha suscitato sincera commozione tra colleghi e amici.

Considerato uno dei padri della radiologia moderna in Italia, De Albertis ha svolto un ruolo centrale negli anni in cui le nuove tecnologie facevano il loro ingresso negli ospedali e la disciplina era ancora in fase di costruzione e sperimentazione. Al San Paolo seppe creare una vera e propria scuola, guidando con passione e generosità numerosi giovani medici, che lui stesso chiamava ragazzi, offrendo loro l’opportunità di crescere professionalmente attraverso l’esperienza diretta oltre allo studio accademico.

Da quella scuola sono usciti molti professionisti destinati a ricoprire ruoli di primo piano. Tra questi Giovanni Serafini, poi primario al Santa Corona, Piergiorgio Quadri al San Paolo e Carlo Ferro al San Martino, insieme a numerosi altri specialisti che hanno portato avanti il suo insegnamento.

Di Pietro De Albertis restano oggi immagini e ricordi che ne raccontano lo stile e il carattere. Sempre elegante, si presentava in ospedale in giacca e cravatta, con modi gentili e una voce pacata. Qualità professionali e personali che ne hanno fatto un punto di riferimento naturale per i giovani medici dell’epoca, pronti a contendersi un posto al San Paolo pur di apprendere.