Nel Giorno della Memoria il rischio è sempre lo stesso: ridurre il ricordo a una liturgia vuota, svuotarlo di complessità o piegarlo alle polemiche del presente. A Celle Ligure, invece, si è scelta un’altra strada: quella più difficile, ma anche più responsabile, ossia ricordare senza confondere e ampliare lo sguardo senza cancellare nulla.
Durante il regime nazista-fascista milioni di persone furono perseguitate e uccise. La Shoah, con lo sterminio degli ebrei d’Europa, resta il centro imprescindibile di questa memoria. È un fatto storico assoluto, che non può essere offuscato né relativizzato: i morti di allora non hanno colpa di ciò che accade oggi e non possono essere strumentalizzati per letture che non appartengono alla loro storia.
Accanto a questa verità, però, c’è un’altra parte di storia rimasta a lungo ai margini: quella raccontata dalla mostra “Mein Liebes”, ospitata nella sala espositiva della biblioteca comunale. La mostra racconta le storie di donne lesbiche e persone transgender nella Germania nazista, vite spezzate o cancellate, spesso senza nemmeno un nome e senza memoria pubblica.
Uomini omosessuali marchiati con il triangolo rosa e deportati nei campi, donne lesbiche rese invisibili, persone transgender criminalizzate, internate e ridotte al silenzio: furono vittime di una persecuzione sistematica, ideologica, che colpiva tutto ciò che usciva dalla norma imposta dal regime. Storie dimenticate, raramente raccontate, che faticano ancora oggi a trovare spazio nel racconto collettivo.
L’iniziativa di Celle Ligure prova a tenere insieme queste memorie, senza metterle in competizione, senza sovrapporle e senza usarle come strumento politico. È un esercizio di equilibrio e responsabilità: riconoscere la pluralità delle vittime senza confondere i piani, nel rispetto della verità storica e della dignità di tutte e tutti.
Ricordare non è mai un atto neutro: è una scelta. Farlo bene significa sottrarsi sia alla rimozione sia alla semplificazione. Significa accettare che la storia sia complessa, dolorosa, e che proprio per questo vada raccontata tutta. La memoria è un dovere. Farlo con responsabilità lo è ancora di più.
La mostra sarà visitabile dal 31 gennaio al 14 febbraio nella sala espositiva della biblioteca, situata sul lungomare C. Russo, aperta al pubblico sabato e domenica, dalle 14 alle 18.
Programma di sabato 31 gennaio: ore 15:45: deposizione delle rose sulla pietra d’inciampo in via Trento in memoria di Angelo Arecco, con la partecipazione del presidente di ANED, Simone Falco; ore 16:00: inaugurazione della mostra.