Attualità - 30 gennaio 2026, 12:32

Borgio Verezzi, il Mulino Fenicio tra storia e futuro (FOTO e VIDEO)

Incontro in Comune sul monumento di importante valore storico: una potenziale attrattiva da valorizzare

A chi ci chiede “Cosa c’è da vedere a Borgio Verezzi?” viene spontaneo rispondere: spiaggia e mare, Grotte, cave, Festival Teatrale e… le borgate, i sentieri. Eppure lassù, nei pressi del crinale dell'Orera, si trova un’altra potenziale attrattiva: un monumento di importante valore storico, ai più ancora poco conosciuto, il Mulino Fenicio.

Pochi anni fa l’edificio è stato acquisito dal Comune, grazie alla generosità della famiglia Luca Mapelli Finocchio, ed è stato poi, insieme al Castellaro, oggetto di studi da parte della Soprintendenza Archeologica. Le ricerche hanno permesso di costruire una base indispensabile per programmare le prossime tappe di recupero e valorizzazione di questo straordinario manufatto.

Del Mulino Fenicio si è parlato questa mattina nella Sala Consiliare Comunale durante l’incontro dal titolo “Mulino Fenicio di Verezzi: storia inventata o monumento di importante valore storico?”. Nel corso della mattinata sono stati approfonditi i dati storici e tecnici in possesso sul Mulino e le possibili azioni per valorizzarlo e promuoverlo.

Si tratta di un mulino a vento con asse verticale e pale interne, costruito all'iniziativa del XVII secolo e utilizzato per tutto il XVIII. La tecnica costruttiva è nata in Oriente (da qui la definizione di Fenicio), una tipologia poco diffusa.

I primi dati ottenuti grazie alle indagini recentemente eseguite, a seguito di finanziamento da parte del Ministero della Cultura, costituiscono un approfondito strumento di conoscenza dell’edificio, base imprescindibile per la futura progettazione. Le ricerche storiche, lo scavo archeologico e il rilievo effettuati consentiranno infatti di attuare opere di messa in sicurezza, consolidamento, restauro e valorizzazione dell’immobile, con l’obiettivo di renderlo visitabile e fruibile da parte della comunità.

Non sono mancate alcune anticipazioni storiche: le prime notizie relative al Mulino di Verezzi sono riportate nel “Libro della Magnifica Comunità di Verezzi” conservato presso l’Archivio Storico del Comune. Tra il 1643 e il 1660, più volte l’anno, il rappresentante della Magnifica Comunità versava al Podestà della Pietra, Repubblica di Genova, il pagamento della “Gabella per la Macina” proprio con riferimento al Mulino. Successivamente il Mulino compare nel Catasto Napoleonico dei primi anni dell’Ottocento, definito come “Mulino a vento in rovina di proprietà dei fratelli Cucchi”.

La mattinata si è aperta con il saluto di benvenuto, la presentazione dei relatori e l’inquadramento generale di tutta l’area, dal Castellaro al Mulino Fenicio, dalla Caverna dell’Arma alle Cave, fino alle Arene Candide e ai dintorni. A seguire, l'analisi sulle indagini svolte fino a oggi, sulle caratteristiche dell’intervento e sui risultati raggiunti, con gli interventi di Marta Conventi, responsabile del Patrimonio archeologico della Soprintendenza, e di Michela Tornatore, archeologa specializzata.

"Grazie alle ricerche che abbiamo condotto, oggi possiamo affermare che è veramente un mulino – ha spiegato la dott.ssa Marta Conventi – un mulino del XVII secolo ed è fenicio, non in quanto costruito dal popolo fenicio, ma perché utilizza una tecnica, che nasce in Medio Oriente, di mulini con pale interne. Una tipologia di mulini molto rara a trovarsi e di cui, nella nostra regione, abbiamo un confronto stringente a Vernazza, seppure un edificio, diciamo, più moderno rispetto a quello di Verezzi".

Di questo mulino si hanno tracce nella storia di Borgio Verezzi, che risalgono addirittura al 1600: "Sì, i primi documenti conservati all’archivio comunale che lo citano in relazione alle tasse per la macina sono proprio del 1643 – continua la responsabile del Patrimonio archeologico della Soprintendenza – ma la cosa più incredibile è che, durante lo scavo al suo interno, è stato trovato un soldino genovese, quindi una moneta che si data tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, proprio nella preparazione del pavimento originario dell’edificio. Questi elementi ci datano esattamente il monumento".

"Una volta che si hanno le conoscenze, che vanno al di là delle leggende metropolitane che possono girare sul web, abbiamo tutti gli elementi per mettere questo edificio in rete con gli altri beni del territorio, come il Dolmen, il Castellaro e l’Arma Crosa, che si trovano a poca distanza dal mulino, oltre ad arrivare alle cave, che è interesse dell’amministrazione valorizzare, e la caverna delle Arene Candide" ha concluso la dott.ssa Conventi.

Simona Lanza, responsabile Paesaggio della Soprintendenza, e Giulio Malatesta, tecnico incaricato, hanno illustrato il progetto per il Mulino Fenicio, soffermandosi sulle attese e sul percorso pianificato. Tra gli interventi anche quello dedicato al ruolo del Museo Archeologico del Finale per il territorio, con Daniele Arobba, direttore del Museo, ed Elisa Bianchi, conservatrice. Spazio inoltre al tema “Il territorio si fa scuola” con Giuseppina Manno, dirigente scolastico, e a un focus su turismo storico, scientifico e culturale, con Barbara Bugini, presidente regionale FAITA Federcamping.

Presenti per l'occasione anche i consiglieri regionali Sara Foscolo e Angelo Vaccarezza.

A chiudere l’incontro il commento del sindaco Renato Dacquino: "Il destino del Mulino in fondo dipende da noi, da tutta la nostra comunità. Siamo certi che l'effetto combinato di un paesaggio unico, borgate ben conservate, una forte identità culturale e la significatività del sito archeologico, possano tradursi in un grande valore aggiunto per tutto il nostro paese. Aggiungiamo infine il fascino dei paesaggi naturali e dei sentieri, che fungono da cornice e rete per tante piccole ma significative testimonianze storiche".