Valori sempre sotto controllo, nonostante un leggero incremento delle polveri sottili PM10, ma che mostrano segnali da monitorare con attenzione, soprattutto in una fase storica in cui le politiche ambientali saranno decisive per il rispetto degli obiettivi europei, con orizzonte al 2030, e per la tutela della salute dei cittadini.
Emerge questo, in estrema sintesi, dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente pubblicato quest’oggi (9 febbraio, ndr) per quanto riguarda Savona. Il report fotografa lo stato della qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia italiani, restituendo un quadro nazionale che mostra segnali di miglioramento ma non ancora sufficienti a indicare un vero cambio di passo: lo smog diminuisce, ma resta una criticità strutturale, soprattutto in vista dei nuovi e più stringenti limiti europei che entreranno in vigore dal 2030.
Limiti rispettati nella nostra regione, per la quale Legambiente ha analizzato le concentrazioni di biossido di azoto (NO2) e di polveri sottili PM10 e PM2.5, indicatori strettamente legati all’inquinamento urbano, al traffico e alle attività produttive.
Per quanto riguarda l’NO2, in particolare, dopo il miglioramento registrato nel 2024, Savona - al pari di La Spezia - mostra un lieve peggioramento, pur rimanendo al di sotto della soglia, con un valore di 16 µg/m³ .
Sul fronte del PM2.5 invece, particolarmente rilevante per gli effetti sulla salute respiratoria, la Liguria nel suo complesso rispetta il limite europeo di 10 µg/m³ come media annua, ma resta distante dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che fissano l’obiettivo a 5 µg/m³. Anche questo indicatore vede un leggero peggioramento per la Città della Torretta che si attesta a 10 µg/m³.
Anche per il PM10 i dati liguri restano complessivamente positivi. Rispetto ai 14 precedentemente rilevati, Savona nell’anno ultimo in analisi passa a 15 µg/m³, un lieve aumento che non supera i limiti europei, ma che mantiene il valore ancora sopra la soglia OMS.
Nel confronto nazionale, le città liguri si collocano comunque tra le migliori in Italia, lontane dalle criticità della Pianura Padana, dove si concentrano i valori più elevati. Genova continua a rappresentare la criticità più rilevante, con valori di biossido di azoto stabilmente superiori ai limiti europei, a conferma delle difficoltà strutturali legate alla forte pressione del traffico urbano e alle attività portuali. La Spezia, pur mantenendosi entro i parametri di legge, mostra invece un andamento altalenante: dopo il miglioramento registrato lo scorso anno, i dati più recenti segnalano un lieve arretramento sul fronte dell’NO2, compensato però da un miglioramento per quanto riguarda le polveri sottili, confermando una situazione complessivamente sotto controllo ma da monitorare con continuità. Da ricordare come Imperia non rientri nella classifica per la presenza di una sola centralina di monitoraggio; il capoluogo dell’estremo Ponente registra comunque dati senza sforamenti per nessuno dei parametri analizzati, confermando una buona qualità dell’aria.
«I dati mostrano che in Liguria la situazione delle polveri sottili è complessivamente buona, ma il biossido di azoto resta un nodo irrisolto, soprattutto a Genova - commenta Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria - Le misure adottate finora non sono sufficienti. È necessario un intervento più incisivo da parte della nuova giunta, in particolare sulla riduzione dell’inquinamento prodotto dalle navi e dal traffico urbano, per tutelare davvero la salute pubblica. In questo senso, l’introduzione del limite dei 30 km/h in alcune strade non è solo una misura di sicurezza stradale, ma può contribuire anche a migliorare la qualità dell’aria e salvare vite dal punto di vista sanitario».