Riceviamo e pubblichiamo:
“In riferimento a quanto espresso dal Presidente Bucci riguardo al termovalorizzatore (impropriamente chiamato “inceneritore”) da installare presumibilmente in Val Bormida".
2Se si valutano gli inquinanti derivanti dal deposito della spazzatura in aree concordate – come avviene ora – il costo per la popolazione locale, e probabilmente non solo locale, è piuttosto elevato. Si parla di basso costo di deposito, ma l’impatto ambientale è altissimo, con conseguenze notevoli dovute all’emissione di gas (metano e non solo) derivati dalla marcescenza dei rifiuti depositati; possibile inquinamento delle falde acquifere dovuto a liquami di difficile contenimento; costi di manutenzione e smaltimento dei rifiuti relativamente bassi ma sempre più complessi con l’avanzare dell’età del deposito (miscelare i rifiuti con terra o simili aggreganti comporta apporto di terra e movimentazione con mezzi meccanici di notevole mole); un deposito di rifiuti richiede anche uno spazio circostante non pedonabile (i miasmi dei rifiuti marcescenti sarebbero notevoli per persone e animali) e non edificabile; il continuo monitoraggio del deposito, anche quando questo non fosse più in uso, è necessario, in quanto la formazione di gas pericolosi continuerà per anni dopo la chiusura… senza contare la perdita di uso del territorio per svariati anni e il problema dei rifiuti non marcescibili (leggi plastica e simili), che rimarrebbero nel terreno per centinaia di anni".
"Un termovalorizzatore di moderna concezione, se ben costruito e ben condotto, inquina pochissimo: con i più moderni abbattitori di particolati (residui della combustione) si riesce a ottenere una quantità accettabile di particolato disperso nell’aria, non molto maggiore di quella di una normale caldaia domestica moltiplicata per le dimensioni dell’impianto. Quindi, se si accetta l’inquinamento delle caldaie, perché non quello dei termovalorizzatori…?".
"Si sorvola sull’inquinamento prodotto dai mezzi addetti al trasporto dei rifiuti, in quanto sarebbe presumibilmente lo stesso di quello attuale, a meno che il termovalorizzatore non comporti anche invii di rifiuti da altre zone; in tal caso, l’inquinamento dovuto al trasporto su gomma aumenterebbe in proporzione".
"Purtroppo, Bucci non mi trova d’accordo sulla riduzione della TARI: le spese CAPEX (Capital Expenditure) per costruire il termovalorizzatore possono superare i 500 milioni di euro, capitale che qualcuno dovrà elargire e poi recuperare. Le spese OPEX (Operational Expenditures) sono piuttosto elevate (pagamento del personale, manutenzioni continue, gas metano addizionale per garantire una combustione sempre a temperature ottimali, ecc.). A partire dal 2028, poi, è anche prevista una Carbon Tax che andrebbe ad aggiungersi alle spese di gestione. C’è poi la raccolta e lo smaltimento delle ceneri residue che, queste sì, devono essere depositate in luoghi dove non possano arrecare danni ambientali in futuro".
"Insomma, il termovalorizzatore riesce a ridurre parecchi problemi di accumulo della spazzatura, ma non elimina l’impatto ambientale né i costi TARI. Quindi Bucci non può promettere che un termovalorizzatore inquinerà pochissimo e/o che la TARI si ridurrà… dovrebbe aver capito ormai che noi cittadini siamo stanchi di promesse false e impossibili da mantenere".
"Tutto sommato, un termovalorizzatore è una soluzione migliore rispetto all’accumulo dei rifiuti sul territorio, ma va pensato e progettato con la testa sulle spalle, e i cittadini vanno tenuti informati su quanto si fa – o si farà – per rendere l’impianto sicuro e poco inquinante. Altrimenti si rischia di costruire un’altra cattedrale nel deserto".
Giuseppe Carbone