Una preghiera per i morti, non solo i soldati ma anche le donne, i bambini e i dispersi sotto le macerie dei palazzi bombardati o in guerra. A quattro anni dall'invasione da parte della Russia, la comunità ucraina si è riunita nel Duomo per pregare e per ascoltare poi i rintocchi della campana di piazza Mameli, dedicata ai caduti di tutte le guerre.
È iniziata con la preghiera nel Duomo, con padre Volodymyr Kramar, cappellano della comunità ucraina a Savona, la commemorazione di chi non c'è più o non ha più una casa in cui tornare, perché distrutta dalle bombe, e in città dove si continuano a sentire “i lamenti delle sirene e dei droni”. “Speriamo – ha detto padre Kramar – che non ci abbandoniate e non ci lasciate soli”.
Ma il sacerdote ha anche ricordato gli accordi disattesi del memorandum di Budapest, quando, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, l'Ucraina si è impegnata a consegnare alla Russia le armi atomiche e ad aderire alla non proliferazione. In cambio era previsto che i firmatari dell'accordo – Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna – fornissero assicurazioni e si impegnassero a rispettare l'indipendenza e la sovranità ucraina entro i suoi confini dell'epoca.
“Un incontro per esprimere il dolore per tutte le perdite subite – ha detto Andrii Shabiuk – per chiedere all’Europa un sostegno concreto, per invocare la protezione del cielo ucraino, per ribadire che solo una pace giusta è una pace vera, e per esprimere gratitudine all’Italia per la solidarietà e il sostegno dimostrati”.
Da quando c'è stata l'invasione, il Palazzo Comunale si era illuminato dei colori della bandiera ucraina, i riflettori si erano accesi sulla guerra, ma ora si sono spenti e chi, in questo triste anniversario, si aspettava di vedere esposta sul balcone del palazzo comunale la bandiera ucraina, come era avvenuto per Gaza, è rimasto deluso.
La comunità ucraina ha voluto questa giornata per ringraziare l'Italia e Savona, che ha accolto numerosi rifugiati e che ha un vecchio gemellaggio con la città di Mariupol. “Sono qua per dirvi che siamo vicini al popolo ucraino – ha detto il sindaco Marco Russo – che abbracciamo il popolo ucraino che sta vivendo una guerra insensata, una tragedia che sconvolge case e famiglie. I vostri volti ci raccontano che questa guerra è una ferita sempre aperta. La vostra presenza ci arricchisce, anche se per voi è dolorosa, perché vorreste essere a casa vostra, con le vostre famiglie”.
Al rintocco della campana di piazza Mameli, la città si è poi fermata con la comunità ucraina per ricordare, in silenzio, le vittime di questa e di tutte le altre guerre.