Il Consiglio comunale di Finale Ligure dice no alla proposta di legge sulla cosiddetta “remigrazione”. Nella seduta di ieri, martedì 24 febbraio, il parlamentino cittadino ha approvato all’unanimità, con un solo astenuto, la mozione presentata dal gruppo “Scelgo Finale”, prendendo posizione contro l’iniziativa popolare promossa dal Comitato “Remigrazione e Riconquista”, nato - come si legge nel documento - su impulso di realtà di esplicita ispirazione neofascista, tra cui CasaPound.
La mozione ricostruisce il quadro politico e culturale in cui si inserisce la proposta di legge, evidenziando come il concetto di fondo sia diventato uno dei punti identitari dell’estrema destra europea, contrastando però, secondo i proponenti, l’articolo 2 della Costituzione italiana e i principali strumenti internazionali di tutela dei diritti umani. Nel testo dell'ordine del giorno vengono infatti richiamate la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, oltre ai principi antifascisti su cui si fonda l’ordinamento repubblicano.
Nella parte deliberativa, l’atto impegna il sindaco e la giunta a esprimere formalmente contrarietà alla proposta di legge denominata “Remigrazione e Riconquista” e a rappresentare tale posizione a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, invitandole ad assumere un impegno formale per respingerne l’approvazione.
«Si tratta di un passaggio importante e tutt’altro che scontato - dichiara la consigliera Simona Simonetti - Con questa mozione il Comune di Finale Ligure ha affermato con chiarezza di rifiutare ogni forma di discriminazione e di diseguaglianza dei cittadini e delle persone su base razziale, come sancito dalla nostra Costituzione, nata dalla sconfitta del regime fascista, che proprio su aberranti teorie razziste fondava la propria ideologia».
«Siamo molto soddisfatti che il nostro Comune, attraverso i suoi rappresentanti, abbia potuto ribadire un rifiuto totale e senza ambiguità del razzismo - prosegue Simonetti - A Finale Ligure abbiamo difeso la luce del rispetto dei diritti umani inalienabili, sanciti dall’articolo 2 della Costituzione italiana, dalla legislazione internazionale sui diritti dell’uomo e da una cultura della dignità umana che appartiene tanto al pensiero laico quanto alle principali tradizioni religiose, tra cui quella cattolica».
«Non è un fatto di poco conto, soprattutto in un periodo storico in cui assistiamo a guerre e conflitti giustificati con presunte ragioni etniche. Per questo riteniamo fondamentale che le istituzioni locali facciano sentire con forza la propria voce in difesa dei principi costituzionali e dei diritti fondamentali della persona» conclude la consigliera Simonetti.