La nave rigassificatrice Italis Lng continuerà ad operare nel porto di Piombino.
Nel Decreto Legge dell'11 marzo, numero 32, "Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni", articolo 9 "Ulteriori disposizioni urgenti in materia di commissariamenti per la realizzazione di interventi infrastrutturali", è stata prorogata l’autorizzazione ai rigassificatori in esercizio, oltre il 31 dicembre del 2026.
Una proroga che allontana, come già ribadito dal Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e con la contrarietà espressa dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l'ipotesi dello spostamento della nave a 4 km dalla costa di Vado Ligure e a 2.9 km da Savona. Anche se comunque l'istruttoria tecnica è ancora aperta.
A qualche giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale è intervenuto il Sindaco di Savona Marco Russo ricordando una cronistoria degli eventi passati con la contrarietà espressa al progetto e gli scontri con l'ex presidente Giovanni Toti e la maggioranza regionale.
"All'inizio di questa lunghissima vicenda, tutti davano per certo che la posizione del territorio sarebbe stata sconfitta e che il rigassificatore sarebbe stato certamente spostato di fronte alla costa savonese - spiega il primo cittadino savonese - Invece era doveroso esprimere un no motivato e non farsi scoraggiare, perché la nostra posizione non era dettata da logiche di schieramento, ma da ragioni di merito. I fatti ci hanno dato ragione: la pacatezza, la compattenza e la motivata fermezza del territorio hanno pagato".
"E' passato qualche giorno dall'ufficialità della decisione del governo. In questo periodo ho ripensato ad alcuni momenti, come fotogrammi che raccontano questa vicenda. Ricordo i primi incontri con il Presidente Toti che a noi sindaci spiegava che la posizione del territorio era irrilevante, perché il rigassificatore sarebbe venuto a Savona, in ogni caso la superficialità del progetto e l’arroganza del potere che mostra i muscoli senza argomenti e senza conoscere ciò di cui parla - puntualizza Russo - Ricordo anche che nel frattempo nel territorio si diffondeva la voglia di sapere e di conoscere; si moltiplicavano assemblee di approfondimento, manifestazioni gioiose, serene, determinate: la catena umana in spiaggia, la manifestazione in piazza Sisto, quella dalla Campanassa che suonava eccezionalmente e tante altre; si cominciava a costruire la rete dei sindaci, con poche e isolate eccezioni, i Consigli Comunali prendevano posizioni formali, mentre i consiglieri regionali di opposizione erano presenti e attivi".
"Ricordo un territorio che ha saputo dare dimostrazione di grande maturità, in cui ognuno – istituzioni, associazioni, movimenti, singoli cittadini - svolgeva il proprio ruolo in coordinamento con gli altri per un obiettivo comune: sono stati momenti nei quali non si esprimeva una posizione “contro” ma una posizione “per” il territorio. Ricordo lo scontro con il Presidente Toti, dove, a fronte dei suoi insulti (“terrapiattisti”, “Masaniello”…), rispondevo provando ad argomentare con pacatezza e fermezza - continua Russo - Ricordo l’incontro con la Snam, dal quale emergeva che la decisione di spostare la nave non era tecnica o dettata da necessità energetica, ma esclusivamente di calcolo politico del presidente della Regione. Ricordo la riunione a Palazzo Nervi, quando anche la Provincia era favorevole al progetto, in cui, di fronte ad un atteggiamento sprezzante, ma nel merito fragilissimo, abbiamo chiesto rispetto per il territorio e spiegato le ragioni della nostra posizione. In quella circostanza i consiglieri regionali di maggioranza ci irridevano. Ricordo il confronto in Commissione regionale dove da parte della maggioranza compatta, di fronte alle argomentazioni pacate ma decise dei sindaci, emergeva chiaramente l’imbarazzante superficialità della decisione della Regione. Ricordo gli ultimi colloqui con l’allora Presidente della Regione, in chiara difficoltà, che cercava una via di uscita, al quale ribadivo, per l’ennesima volta, che la via di uscita era fermare il progetto. Ricordo la missione a Roma dal capo di gabinetto della Presidente Meloni e i numerosi colloqui con il Ministro Pichetto Fratin per spiegare le ragioni del territorio. La nostra posizione era limpida, solida e corale, talmente forte che piano piano tutti hanno dovuto accettarla: la Provincia poi la Regione, infine il Governo. Ricordo gli attuali consiglieri regionali di maggioranza che oggi brindano, mentre allora difendevano con decisione il progetto".
"La posizione del nostro territorio è stata più forte dell'ipocrisia, perché non era dettata da miope calcolo politico, ma dalla convinzione della scelta migliore per il futuro del nostro territorio" conclude Marco Russo.