È stata una campagna referendaria accesa e tutta basata sullo scontro. Su una tematica molto tecnica e da “addetti ai lavori” si è basato tutto sulla polarizzazione, sullo scontro tra il Sì e il No, su una base molto ideologica, che ha tolto la curiosità e la voglia di studiare la norma oggetto di referendum ed entrare nel merito della questione.
La bocciatura della riforma della giustizia è andata ben oltre le previsioni della vigilia. La provincia di Savona ha partecipato al voto con una media superiore a quella nazionale. A livello provinciale i No sono stati il 52,53% e i Sì il 47,47%, con una percentuale di votanti del 62,20%, un dato elevato e nettamente superiore alla media nazionale.
Il record di partecipazione al voto è stato nel piccolo Comune di Massimino, con l’80,23%, mentre Urbe si caratterizza per una popolazione equamente divisa tra il 50% dei sì e il 50% dei No.
I Sì prevalgono soprattutto a Ponente, dove prevalgono le giunte di centrodestra, mentre il No ha prevalso a Levante. Se si guarda al numero di Comuni, risultano effettivamente superiori quelli dove si è votato Sì. Ma a favore del No sono stati quelli con una maggiore popolazione, come la città capoluogo, dove la contrarietà alla riforma della giustizia è arrivata al 61,75%, o le Albisole, facendo registrare la maggioranza netta dei voti contrari alla riforma.
L’analisi dell’esito referendario nella provincia di Savona rivela anche una marcata polarizzazione, definita sia dalla dimensione dei centri abitati che dalla loro collocazione geografica, col voto che ha disegnato una provincia "a due velocità".
Il fronte del "No" ha trionfato nei principali poli urbani e industriali del territorio: il capoluogo Savona ha guidato questa tendenza con il 61,75%, accompagnato dai comuni della cintura industriale come Vado Ligure (65,98%) e Quiliano (65,47%). Anche importanti centri costieri e dell'entroterra come Finale Ligure, Varazze e Cairo Montenotte hanno respinto i quesiti, confermando una prevalenza del "No" lungo l'asse centrale e orientale della provincia.
Al contrario, il "Si" ha trovato la sua roccaforte nel Ponente e nei piccoli borghi rurali dell'entroterra. Grandi centri costieri come Albenga (53,36%), Alassio (59,36%) e Loano (58,12%) hanno visto prevalere la riforma, con consensi che si sono fatti plebiscitari nelle comunità più piccole e montane (casi esemplari quelli di Testico e Massimino con rispettivamente il 73,33% e il 68,18%).
Il "Sì" ha prevalso a:
Alassio (59,36%), Albenga (53,36%), Andora (59,35%), Arnasco (56,25%), Balestrino (56,27%), Bardineto (63,17%), Boissano (55,69%), Borghetto (57,83%), Borgio (51,68%), Calizzano (55,82%), Casanova Lerrone (52,54%), Castelvecchio (53,57%), Cengio (52,11%), Ceriale (58,80%), Cisano sul Neva (59,06%), Cosseria (50,27%), Dego (52,78%), Erli (56,67%), Garlenda (61,60%), Laigueglia (57,62%), Loano (58,12%), Magliolo (55,24%), Mallare (53,00%), Massimino (68,18%), Millesimo (50,39%), Nasino (52,56%), Onzo (55,14%), Ortovero (60,44%), Osiglia (59,22%), Pallare (55,42%), Piana Crixia (52,73%), Pietra Ligure (52,05%), Pontinvrea (53,48%), Roccavignale (51,48%), Spotorno (51,81%), Stellanello (61,84%), Testico (73,33%), Toirano (57,58%), Tovo San Giacomo (52,20%), Vendone (52,51%), Villanova d’Albenga (59,25%), Zuccarello (55,17%).
Il "No" ha prevalso a:
Albissola Marina (57,16%), Albisola Superiore (60,05%), Altare (50,48%), Bergeggi (58,09%), Bormida (56,69%), Cairo Montenotte (53,16%), Calice Ligure (56,71%), Carcare (57,25%), Castelbianco (60,00%), Celle Ligure (56,47%), Finale Ligure (50,80%), Giustenice (52,26%), Giusvalla (50,91%), Mioglia (55,28%), Murialdo (55,87%), Noli (53,26%), Orco Feglino (55,13%), Plodio (50,29%), Quiliano (65,47%), Rialto (58,52%), Sassello (52,22%), Savona (61,75%), Stella (58,09%), Vado Ligure (65,98%), Varazze (50,22%), Vezzi Portio (53,32%).