In quale lingua pensi? Questa domanda semplice, solo in apparenza, è diventata il filo conduttore di un viaggio di istruzione che, per sei intense giornate di marzo, ha condotto un gruppo di studenti sul confine orientale, là dove l’Europa si è spesso incrinata, frantumata e poi ricomposta.
A rappresentare l’ISS Boselli Alberti Mazzini Da Vinci, tre voci: Milvia, Gaia e Gloria. La prima è partita con una canzone nel cuore, la storia dell’esodo raccontata nella vita di Maddalena una giovane fiumana arrivata in Liguria nel 1947, . Gaia, custode di una lettera dal passato e Gloria con un disegno bellissimo che parla di guerra e di violenza, ma anche di amore per la pace e di speranze fresche per una vita nuova.
Il viaggio è stato un attraversamento non solo geografico, ma soprattutto storico e culturale. I confini, osservati da vicino, hanno perso la loro apparente solidità: linee sottili, spesso arbitrarie, costruite più dal potere che dalla natura; eppure, proprio queste linee hanno generato identità, appartenenze, ma anche divisioni e conflitti, come dimostrano le vicende tormentate di queste terre.
Sul Carso, al tramonto, tra le trincee della Prima Guerra Mondiale, abbiamo camminato tra le cicatrici della storia, accompagnati dai versi di Giuseppe Ungaretti. Al Sacrario militare di Redipuglia, il silenzio monumentale di un esercito di pietra ha reso tangibile il peso della memoria. Tra le migliaia di nomi, uno solo femminile: Margherita Kaiser Parodi, giovane infermiera morta mentre curava i soldati.
Il viaggio è proseguito oltre il confine, dove la lingua italiana resiste come traccia viva di una storia condivisa. A Fiume e a Pola, l’incontro con le comunità italiane ha restituito il valore profondo della lingua non solo come strumento di comunicazione, ma come veicolo di identità e memoria..
A Pola, il passato romano si è imposto con l’Arena, uno tra i più grandi anfiteatri al mondo, il Tempio di Augusto, l’Arco dei Sergi e la Porta Gemina: testimoni che raccontano di un’eredità imperiale ancora viva nelle pietre.
Ma è stato entrando nei luoghi della memoria più dolorosa che il viaggio ha assunto il suo significato più profondo. Alla Foiba di Basovizza, il ricordo delle vittime delle violenze del secondo dopoguerra ha imposto una riflessione silenziosa. Così come la tragedia della Strage di Vergarolla, che ha segnato una comunità intera, e la figura del medico Geppino Micheletti, simbolo di dedizione e umanità.
Il percorso nella memoria è continuato con il racconto degli esuli giuliano-dalmati. Guidati da Giovanna Penna, attraverso le testimonianze legate al Magazzino 18 – oggi ampliato – gli studenti hanno scoperto storie individuali nascoste tra oggetti abbandonati. Emblematico il ritrovamento, tra una pila di sedie, del nome di Eufemia, la nonna di una delle partecipanti al viaggio: un frammento di vita riemerso dal passato.
A Padriciano, la visita dell’ex campo profughi ha restituito la durezza della vita degli esuli: freddo, precarietà, assenza dei servizi essenziali. Oltre 300.000 persone furono costrette a lasciare le proprie case, accolte in più di cento centri sparsi in tutta Italia. Una pagina di storia spesso poco raccontata, ma fondamentale per comprendere l’identità del Paese.
Infine, la storia di Fiume – oggi Rijeka – ha mostrato tutta la complessità del Novecento europeo: porto austro-ungarico, simbolo della “vittoria mutilata”, occupata da Gabriele D'Annunzio nel 1919, annessa all’Italia nel 1924 e poi ceduta alla Jugoslavia nel 1947, evento che segnò l’inizio dell’esodo italiano.
Eppure, nonostante tutto, in quei luoghi si respira ancora un senso familiare, un sentirsi “a casa” anche dove casa non è più, ma dove restano tracce vive di una cultura condivisa. Domande, curiosità, dialoghi con testimoni e studiosi hanno trasformato il viaggio in una vera palestra di democrazia, fondamentale per le nuove generazioni.
Percorrere la storia nel presente significa questo: camminare tra le sue tracce, ascoltarne le voci, riconoscerne le ferite. E tornare con una consapevolezza nuova.
Per chi accompagna questi percorsi, come me, resta una certezza semplice e potente: la scuola non è solo trasmissione di conoscenze, ma costruzione di coscienze. E, dopo un’esperienza così, essere insegnante non è solo un mestiere: è, sempre di più, una scelta felice.
Un ultimo ringraziamento alla nostra scuola ed alla sua dirigente Maria Laura Tasso che si prodiga per offrire agli studenti opportunità formative diversificate, al Consiglio della Regione Liguria che coordina e gestisce i concorsi, ogni anno con rinnovata serietà e competenza e a tutti gli accompagnatori di ANVGD, che hanno reso questo viaggio ancora più ricco e formativo.