Una coda lunga 22 chilometri, auto e mezzi pesanti praticamente fermi sotto il sole e fino a tre ore per percorrere appena 45 chilometri. È la fotografia scattata l’8 aprile sull’Autostrada dei Fiori, nel tratto tra Albenga e Spotorno, e denunciata dal consigliere comunale Mario Carrara (lista Indipendente per Pietra), che parla senza mezzi termini di una situazione ormai “non più problematica ma drammatica” per la mobilità del Ponente ligure.
Carrara descrive “un ininterrotto serpentone di camion e autovetture praticamente immobili”, ben lontano dalla definizione ufficiale di “code a tratti” segnalata sui pannelli autostradali, giudicata “beffarda e ingannatrice”. La realtà, sottolinea, era quella di un traffico quasi completamente fermo.
Alla base dei disagi, i lavori di “ammodernamento infrastrutturale”, in particolare l’adeguamento dei guard rail, interventi resi necessari – osserva il consigliere – solo dopo il crollo del ponte Morandi. “Guard rail non a norma da anni vengono ora gradualmente sistemati”, ma i cantieri sono destinati a durare ancora a lungo, continuando a provocare disagi senza alcun indennizzo per gli utenti, nonostante pedaggi tra i più cari d’Italia.
Carrara punta il dito anche contro le condizioni strutturali dell’A10, definita di fatto un’“autostrada in deroga”: priva di elementi fondamentali come le corsie d’emergenza in molti tratti, soprattutto nelle gallerie, ma comunque classificata come autostrada e quindi a pagamento. “Pur non possedendo caratteristiche qualificative essenziali, mantiene la qualifica e il pedaggio”, denuncia.
Da qui la provocazione: “Non dovrebbe essere declassata a superstrada?”. Una soluzione che eliminerebbe il pedaggio, a fronte di una velocità massima di 90 km/h che, secondo Carrara, non rappresenterebbe un reale peggioramento rispetto ai limiti già ridotti a 110 km/h e alle velocità effettive ben più basse causate dai cantieri e dalle code.
La situazione, aggiunge, è aggravata dall’assenza di qualsiasi forma di rimborso agli utenti, a differenza di quanto avviene nel trasporto ferroviario in caso di ritardi significativi. “L’autostrada pretende sempre la tariffa piena, anche quando è essa stessa a provocare i disservizi”, afferma.
Il problema si riflette inevitabilmente sulla viabilità ordinaria. Lo stesso giorno, infatti, la via Aurelia è andata in crisi con code tra Loano e Finale e tempi di percorrenza superiori a un’ora e mezza per pochi chilometri. Una situazione senza alternative reali, dato che “le strade sono solo due: l’autostrada e l’Aurelia”, quest’ultima aggravata anche da scelte locali come i sensi unici a Pietra Ligure, ritenuti “irrazionali”.
Per Carrara, il nodo centrale resta la cronica mancanza di infrastrutture nel Ponente ligure: “Mancano le strade, da anni, e la situazione peggiora continuamente”. Critiche anche ai progetti sulla ferrovia: lo spostamento nell’entroterra e la trasformazione della linea costiera in pista ciclabile vengono definiti “insensati”. “Si rischia di sostituire un servizio essenziale quotidiano con un uso prevalentemente turistico”, avverte.
Al contrario, secondo il consigliere, l’attuale sede ferroviaria dovrebbe essere mantenuta o eventualmente riconvertita in infrastrutture utili alla mobilità, come una tramvia o una nuova strada. “Qui c’è bisogno disperato di trasporti, non di utopie”, insiste.
Infine, l’appello alle istituzioni: “Possibile che una situazione che dura da anni non solleciti l’intervento delle procure?”. Un interrogativo che riassume il senso di frustrazione per un sistema viario che, conclude Carrara, “non rappresenta più un percorso sicuro su cui fare affidamento”.