Attualità - 18 aprile 2026, 17:00

Bormida, mobilitazione contro la riapertura della cava: assemblea pubblica affollata

Sono stati esaminati i possibili strumenti tecnici e giuridici e l’amministrazione comunale ha confermato la volontà di proseguire senza arretramenti.

Sala Trasparenza gremita ieri sera per l’assemblea pubblica dedicata agli ultimi sviluppi giudiziari legati al progetto della Società Giambrigne e alla possibile riapertura del sito estrattivo situato a Bormida. Un confronto molto partecipato, segnato da un clima di forte attenzione e preoccupazione da parte della cittadinanza.

Al centro dell’incontro la recente sentenza del TAR Liguria e le conseguenti valutazioni sulle strategie legali che l’Amministrazione comunale intende mettere in campo per contrastare il riavvio delle attività di cava. I rappresentanti del Comune e i legali incaricati hanno illustrato nel dettaglio l’esito del giudizio amministrativo, soffermandosi sulle possibili opzioni ancora percorribili in sede di opposizione.

La risposta della popolazione è stata significativa: circa cinquanta cittadini hanno preso parte all’assemblea, esprimendo in modo pressoché unanime una netta contrarietà alla riapertura del sito estrattivo. Al centro delle preoccupazioni, l’impatto che l’attività avrebbe sulla qualità della vita, sulla viabilità locale e sull’equilibrio ambientale del territorio. Alcuni interventi hanno sottolineato il timore di effetti ritenuti incompatibili con la vocazione del borgo, evidenziando il rischio di una compromissione strutturale del paesaggio e delle condizioni di vivibilità.

Nel corso della serata sono state analizzate le possibili strade tecniche e giuridiche per impedire definitivamente la ripresa dell’attività estrattiva. Un percorso complesso, ma sul quale l’amministrazione Galliano ribadisce la volontà di non arretrare. L’obiettivo dichiarato resta quello di arrivare a una tutela piena del territorio, considerato risorsa identitaria e fondamentale per la comunità locale. Una linea che, emersa con chiarezza dall’assemblea, condivisa dalla cittadinanza.

La vicenda trae origine dalla complessa storia amministrativa della cava. Il sito, inizialmente autorizzato a una prima società, era stato successivamente trasferito alla Bagnasco Edoardo s.r.l., senza tuttavia che l’attività estrattiva fosse mai stata avviata. In seguito alla messa in liquidazione della società, l’area era stata ceduta alla Giambrigne s.r.l., la quale aveva presentato istanza di subentro nell’autorizzazione già esistente.

La Regione Liguria aveva respinto la richiesta, ritenendo che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) originaria fosse ormai scaduta e, di conseguenza, non più idonea a sostenere il trasferimento del titolo autorizzativo. Tale posizione, di fatto, precludeva alla nuova società la possibilità di proseguire l’iter.

Di diverso avviso il TAR, che ha chiarito come, trattandosi di un subentro nella medesima autorizzazione già rilasciata, la presunta scadenza della VIA non potesse costituire un impedimento automatico. Secondo il Tribunale amministrativo, la procedura dovrà comunque essere riesaminata dall’amministrazione regionale alla luce dei principi espressi nella sentenza, fermo restando l’obbligo di ottenere una nuova Valutazione di Impatto Ambientale prima dell’eventuale avvio dell’attività estrattiva.

Il TAR ha quindi accolto il ricorso della società, annullando il provvedimento di rigetto dell’istanza. La sentenza ha inoltre condannato la Regione Liguria e il Comune di Bormida al pagamento delle spese legali, quantificate in 2.500 euro ciascuno.