Un grido di allarme che parte da Giusvalla. Lino Falco, presidente della Croce Bianca, ha inviato una lettera aperta al Distretto delle Bormide: "Il sistema di emergenza sanitaria locale rischia di non riuscire più a garantire interventi tempestivi, come previsto dalla legge".
A descrivere un quadro ormai al limite è lo stesso Falco, convinto che senza interventi concreti la situazione sia destinata a peggiorare nel prossimo futuro. "Non siamo più in grado di effettuare interventi di emergenza e urgenza — né oggi né in futuro — per assoluta mancanza di volontari con età inferiore ai 75 anni", afferma. "È una realtà che ci preoccupa profondamente e che non riguarda solo Giusvalla, ma tutto il territorio".
Il problema, spiega, è strutturale. La nuova normativa regionale ha introdotto criteri più severi per la formazione e l’autorizzazione del personale dedicato al soccorso e al trasporto sanitario. "Sono regole giuste, che condividiamo totalmente, ma richiedono risorse e persone che oggi non abbiamo".
Le difficoltà sono diffuse in tutta l’area. I contatti con le associazioni confinanti hanno confermato un quadro comune: la carenza di volontari e mezzi rende sempre più complicato garantire una copertura continua del servizio. In un territorio che conta circa 38 mila abitanti, assicurare la presenza di almeno un’ambulanza operativa 24 ore su 24 sta diventando un obiettivo difficile da raggiungere. "Per ogni intervento di emergenza un mezzo resta impegnato anche per tre ore", spiega. "Questo significa che basta una chiamata per lasciare scoperta un’intera zona".
Nonostante i progetti di collaborazione già avviati tra le associazioni di soccorso del territorio — da Dego a Pontinvrea, da Mioglia a Sassello, fino a Stella, Urbe e alla stessa Giusvalla — con l’obiettivo di ottimizzare le risorse e rafforzare il presidio dell’emergenza, la copertura resta insufficiente. "Anche lavorando in sinergia, spiegano dall’associazione, oggi non è possibile garantire con continuità la presenza di un mezzo di soccorso attivo su tutto il territorio".
Nel documento si richiama inoltre il progetto regionale presentato nel 2021, che prevedeva la creazione di stazioni fisse di emergenza distribuite in modo da assicurare tempi certi di intervento. Un piano ritenuto fondamentale, ma che, a distanza di anni, non ha ancora trovato attuazione.
La preoccupazione maggiore riguarda il futuro. "La disponibilità di volontari è destinata purtroppo a diminuire», avverte il presidente. «L’età media continua ad aumentare e i giovani sono sempre meno. Se non interveniamo adesso, tra qualche anno il problema sarà ancora più grave". Da qui l’appello a non restare fermi: "Non possiamo assistere senza reagire a una situazione che sta precipitando".
Da questa consapevolezza nasce una proposta concreta, definita "una provocazione costruttiva", pensata per garantire in tempi brevi un sistema di emergenza stabile nel territorio delle Bormide. L’idea è quella di introdurre una quota mensile di 5 euro per ogni residente, una sorta di assicurazione locale per sostenere il servizio di emergenza.
Secondo le stime elaborate dall’associazione, il contributo consentirebbe di finanziare cinque postazioni operative distribuite nel distretto, ciascuna dotata di un’ambulanza e di due soccorritori qualificati, attivi 24 ore su 24 per tutto l’anno. "Non chiediamo un sacrificio impossibile", viene precisato. "Cinque euro al mese significano meno di un caffè alla settimana, ma possono fare la differenza tra avere un’ambulanza disponibile o restare scoperti".
L’obiettivo, viene ribadito, non è sostituire le istituzioni, ma contribuire a costruire una soluzione concreta e sostenibile. "Vogliamo affrontare i costi necessari senza pesare, almeno nell’immediato, sul bilancio regionale e permettere ai cittadini di vedere concretamente dove vengono impiegate le risorse".
Il messaggio finale è un appello alla responsabilità condivisa: "Garantire sicurezza ai cittadini richiede decisioni rapide, collaborazione tra enti e associazioni e la consapevolezza che il tempo delle attese è finito".