Al Direttore - 26 aprile 2026, 18:00

Le considerazioni di un lettore: “Come ti piazzo un inceneritore”

Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo:

Come ti piazzo un inceneritore

Deve essere proprio una manica di irriducibili testoni, avranno pensato i vertici regionali, dopo l’ennesimo accanimento degli abitanti di quelle valli sperdute. Si fa fatica a individuarle anche sulle carte geografiche, figuriamoci a raggiungerle, con quelle strade antidiluviane, buone per gare di slalom speciale saltando da una buca all’altra, con quell’autostrada che la tela di Penelope arrossirebbe e quella ferrovia che ricorda tanto i vecchi film di “indiani e cow boy”.

Talmente poco conosciute che il cartello stradale che indicava la svolta verso una frazione di Cairo aveva fatto ridere gli ignari residenti: Branio, recitava il cartello. Poi l’hanno corretto e ora quel luogo è ben individuabile anche per gli scarsi in geografia, purtroppo senza via di scampo.

I professionisti seri a cui si sono affidati i vertici regionali, sempre attenti alle esigenze e alla salute dei loro concittadini, sono stati in grado di individuarle queste valli sperdute e hanno trovato finalmente la soluzione per valorizzarle, per dar loro nuova vita, dopo anni di patimenti, disoccupazione, scarsità di denaro, fuggi fuggi delle filiali bancarie, chiusure di attività, botteghe comprese.

I professionisti seri di cui sopra hanno individuato, alla fine di uno scrupoloso lavoro di indagine, le cinque aree idonee alla localizzazione del tanto agognato inceneritore.

Dopo un faticoso lavoro, non vorremmo che qualche inopportuno studentello del secondo anno (un futuro architetto, forestale, geologo o ingegnere, per intenderci) ci mettesse il naso e incominciasse a disquisire sul metodo e nel merito. Potrebbe notare come la cartografia utilizzata, quantomeno presentata nello studio reso pubblico, non è assolutamente adeguata. Potrebbe quindi sottolineare che, siccome l’incrocio delle diverse carte tematiche utilizzate ha permesso di escludere centri abitati densamente popolati, aree naturali protette e aree in classe sismica 2, l’utilizzo di una scala di restituzione non idonea potrebbe inficiare la validità dell’analisi condotta.

Questo studente arrogante riuscirebbe, poi, a notare che nel citato studio sono state considerate aree servite solo dalla “viabilità stradale, escludendo ferrovie, porti, aeroporti, poco significativi ai fini della movimentazione dei rifiuti a livello regionale”. Immagino lo studente con i capelli dritti sentendo l’esclusione dei treni per il trasporto dei rifiuti. Pensando alle strade, sarebbe forse in grado di evidenziare che nello studio sono ritenute idonee le aree servite da autostrade e strade statali, come riportato nella cartografia tematica. Lo studente sveglio e magari anche valbormidese noterebbe subito che quella strada indicata come statale altro non è che la S.P. N. 29 “del Colle di Cadibona”, ovvero una semplice strada provinciale.

Una volta individuate le macroaree nelle diverse province, quattro Genova, cinque Savona, una Imperia e due La Spezia, i professionisti seri hanno escluso le ultime tre in quanto periferiche rispetto al territorio regionale. Lo studente sfrontato e, devo ammettere, piuttosto noioso, troverebbe alquanto strano che lo stesso criterio di esclusione sia stato riservato a due aree in provincia di Genova (Rovegno e Val Fontanabuona), molto più vicine a Genova rispetto ai siti valbormidesi e servite, questa volta sì, da strade statali.

Questo emerito rompiscatole si accorgerebbe poi che, fra i criteri indicati per valutare l’idoneità dei siti al paragrafo 4.5 dello studio, sono compresi: la “presenza di dotazione di infrastrutture viarie adeguate in relazione all’incidenza del traffico indotto dalla realizzazione dell’impianto”, nonché la “baricentricità del sito rispetto al bacino di produzione e al sistema di impianti per la gestione dei rifiuti” e la “possibilità di trasporto intermodale dei rifiuti raccolti in zone diverse del bacino di riferimento dell’impianto”.

Disarmato, si stupirebbe di trovare penalizzante il fatto che le aree prescelte siano proprio quelle devastate da decenni di emissioni inquinanti, dove la gente continua ad ammalarsi e a morire al di fuori da ogni logica. “Vocazione industriale” la chiamano.

Lo stesso peccato originale che aveva permesso di ipotizzare, nella stessa valle, una ventina di anni fa, l’insediamento di una piattaforma per lo smaltimento di rifiuti industriali. In quel frangente la Provincia di Savona si era schierata contro, assumendo posizione ostinata e contraria.

Alla fine, lo scapestrato, pur non avendo titolo per disquisire sulla strana attribuzione dei punteggi utilizzata per definire l’idoneità di un sito a discapito di un altro, potrebbe trovare quanto letto e analizzato contraddittorio e forse preconfezionato, atto a sancire quanto già deciso a tavolino, convincendolo a cambiare vita e a cercarsi un lavoro.

Per fortuna, però, non c’è da preoccuparsi: i vertici regionali affideranno la scelta del sito più idoneo a una delle imprese candidate all’operazione, nel cui novero sono compresi grandi nomi poco inclini al profitto e paladini dell’ambiente.

Resta solo una sensazione di sconforto: il presidente nuovo colonnello Custer, gli abitanti Sioux nella riserva, in attesa di un altro Toro Seduto («Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.» - Toro Seduto).

Lettera firmata