Anche una nutrita delegazione di agricoltori e imprese liguri ha preso parte, al Brennero, alla grande mobilitazione nazionale odierna della Coldiretti, insieme a diecimila agricoltori provenienti da tutte le regioni italiane, per chiedere con forza la revisione del codice doganale europeo e difendere il vero Made in Italy.
Al centro della protesta la norma di quella che è definita “ultima trasformazione sostanziale”, che consente di etichettare come italiani prodotti ottenuti da materie prime straniere semplicemente perché lavorati sul territorio nazionale. Un meccanismo che sottrae fino a 20 miliardi di euro agli agricoltori italiani, alterando la concorrenza, comprimendo i redditi e ingannando i consumatori.
“In un momento già segnato da forti criticità per il settore agricolo - dichiara Gianluca Boeri, presidente Coldiretti Liguria - la revisione del codice doganale rappresenta una priorità non più rinviabile. Anche in Liguria le imprese agricole stanno affrontando rincari pesantissimi legati all’energia, ai carburanti e ai mezzi tecnici, aggravati dalle tensioni internazionali. Difendere l’origine delle produzioni significa garantire reddito alle aziende, trasparenza ai consumatori e futuro ai territori”.
La mobilitazione arriva infatti in un contesto internazionale complesso, con l’aumento dei costi di produzione e difficoltà negli approvvigionamenti che mettono a rischio le semine e favoriscono la diffusione di prodotti alimentari ultra-trasformati a scapito della qualità.
“Quella del Brennero è una battaglia che riguarda da vicino anche la nostra regione - sottolinea il delegato confederale Bruno Rivarossa - perché il sistema attuale penalizza le eccellenze locali e apre la strada a pratiche che nulla hanno a che vedere con la vera identità agroalimentare italiana. Serve un intervento a livello europeo che introduca l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari e superi definitivamente le distorsioni dell’attuale normativa”.
Nel corso della giornata al Brennero, tra i numerosi camion aperti, un caso emblematico è stato quello del tir contenente pesce importato dall’estero destinato al mercato italiano. Il che dimostra come prodotti ittici stranieri possano arrivare nel nostro Paese per essere successivamente lavorati o confezionati e quindi etichettati come italiani, senza un’adeguata informazione per i consumatori. Una dinamica che penalizza fortemente anche la pesca e l’acquacoltura ligure, dove la qualità e la tracciabilità rappresentano elementi fondamentali.
Dal Brennero, ogni giorno, transitano infatti enormi quantitativi di materie prime e semilavorati stranieri – dalle cagliate al latte, dalle carni ai cereali – che, una volta trasformati, possono essere commercializzati come italiani senza adeguata trasparenza. Una situazione che mette sotto pressione le filiere agricole e alimentari, compresa quella ligure, dove qualità, tipicità e legame con il territorio rappresentano un valore distintivo.
“La presenza oggi dei nostri agricoltori - aggiungono Boeri e Rivarossa - testimonia la determinazione della Liguria nel difendere il proprio patrimonio agroalimentare. È una battaglia di equità economica ma anche di verità nei confronti dei cittadini. Senza regole chiare sull’origine si rischia di compromettere la fiducia nel Made in Italy e di indebolire un settore strategico per l’economia e l’occupazione”.
La mobilitazione si inserisce nel più ampio percorso promosso da Coldiretti a livello nazionale, sostenuto dalla campagna #nofakeinitaly, per ottenere maggiore trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare, tutelare il lavoro agricolo e garantire una corretta informazione ai consumatori.