Il presidio della Cgil e della Uil davanti al consiglio regionale contro la riforma della sanità accende la discussione politica. A puntare il dito contro la Regione il Partito Democratico e tutti i gruppi consiliari di minoranza.
“Il Partito Democratico ligure ha partecipato al presidio promosso da CGIL e UIL davanti al consiglio regionale della Liguria per manifestare la propria vicinanza alle rivendicazioni messe in campo dai sindacati. La riforma della sanità regionale è profondamente sbagliata: danneggia chi ci lavora e penalizza i cittadini che ogni giorno hanno bisogno di servizi sanitari adeguati. Manca personale, manca un’organizzazione efficace e la scelta di accentrare ulteriormente il sistema non solo indebolisce i territori, ma – come dimostrano le criticità emerse – sta colpendo anche la sanità genovese. Non siamo di fronte a un miglioramento dell’efficienza, ma a un modello che rischia di ridurre i servizi e scaricare i problemi sui cittadini” dichiarano il segretario del PD Liguria Davide Natale e la responsabile sanità della segreteria regionale Katia Piccardo.
“Serve un cambio di passo netto. A livello nazionale chiediamo che il Fondo sanitario venga vincolato almeno al 7,5% del PIL: è una condizione indispensabile per garantire risorse adeguate, come richiesto da una proposta di legge del PD. Con questi fondi bisogna assumere personale, investire nella formazione e potenziare le attrezzature. Quella messa in campo dalla Giunta è una riforma che punta solo a risparmiare. Noi siamo fortemente contrari e continueremo a batterci, dentro e fuori le istituzioni, per difendere una sanità pubblica che funzioni davvero e che sia vicina alle persone” concludono Natale e Piccardo.
"Quello che si è consumato nel confronto tra le organizzazioni sindacali e l’assessore è stato un passaggio duro, ma necessario, perché mette finalmente in evidenza un nodo politico che la Giunta continua a eludere: non è accettabile che nella nuova riforma della sanità ligure non sia ancora stata posta al centro la questione delle relazioni sindacali. Oggi le categorie della funzione pubblica di CGIL e UIL hanno ribadito con forza le loro ragioni, evidenziando una criticità che denunciamo da tempo: a fronte di una riforma che modifica profondamente l’assetto organizzativo del sistema sanitario – dal riordino di Alisa alle ricadute sul territorio, fino allo scorporo e alla ridefinizione di strutture e presidi e l’accentramento di funzioni – non esiste ancora un protocollo condiviso sulle relazioni sindacali che coinvolga tutte le sigle, senza esclusioni. È un vuoto grave - dichiarano i capigruppo di opposizione in Regione, Armando Sanna, Partito Democratico; Selena Candia, Alleanza Verdi e Sinistra; Gianni Pastorino, Lista Orlando Presidente e Stefano Giordano, Movimento 5 Stelle - Non si possono cambiare strutture, competenze, organizzazione del lavoro e catene decisionali senza affrontare in modo trasparente e inclusivo le conseguenze sul personale e sul sistema delle rappresentanze. Serve un protocollo chiaro, che parli a tutte le organizzazioni sindacali – da CGIL, CISL e UIL fino alle sigle autonome – che garantisca un confronto vero, stabile e non episodico. Come opposizioni abbiamo lavorato per favorire questo dialogo, nella consapevolezza che sia un passaggio non più rinviabile. Perché senza relazioni sindacali solide, qualsiasi riforma è destinata a produrre tensioni, inefficienze e ricadute negative sui servizi.
"Se questo confronto non troverà rapidamente uno sbocco positivo, riteniamo del tutto legittima la mobilitazione annunciata dalla CGIL e UIL Funzione Pubblica, fino allo sciopero generale della sanità ligure. Sarebbe una conseguenza grave, ma inevitabile, di fronte a una Giunta che continua a non affrontare le proprie responsabilità. Noi auspichiamo che si possa evitare lo scontro e che si apra finalmente una fase nuova, fondata sul rispetto e sul coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le loro rappresentanze. Ma per farlo la Giunta deve uscire dall’attuale stato di imbarazzo: non si può portare avanti una riforma che fa acqua da tutte le parti e che, oltre ai problemi organizzativi già evidenti, presenta un deficit altrettanto evidente sul piano delle relazioni sindacali” concludono i rappresentanti dei gruppi consiliari di opposizione.