Dieci episodi contestati, tra rapine ed estorsioni - tre quelli andate a segno -, per un’indagine che nel suo complesso ha portato a ricostruire 41 colpi tentati in tutta l'Italia settentrionale.
È questo il quadro emerso questa mattina davanti al Tribunale di Cuneo nell’udienza del processo a carico di Marco Parente e Davide Crisai, rispettivamente 33 e 60 anni, entrambi residenti a Napoli, arrestati nel 2021 dai Carabinieri di Savona con l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale specializzata nelle truffe agli anziani con la tecnica del “finto avvocato”.
Come ricostruito in aula dal maresciallo dei Carabineri Francesco Riccobene, i due imputati erano "trasfertisti" della truffa. Partivano dal Napoletano alla volta di diverse province del Nord, tra cui Milano, Bergamo, Bologna, Belluno e Varese, per poi rientrare dopo aver portato a termine i colpi.
Il meccanismo, secondo la ricostruzione investigativa, era sempre identico: un centralino attivo a Melito di Napoli contattava utenze fisse reperite sulle "Pagine Bianche", individuando persone anziane. Al telefono interveniva una donna che, qualificandosi come un'avvocata, raccontava alla vittima di un familiare arrestato, finito nei guai per aver investito una persona anziana.
La vittima della truffa veniva tenuta per lungo tempo al telefono mentre i complici ne raggiungevano l’abitazione per ritirarvi denaro e gioielli.
Le utenze utilizzate, come ricostruito, sarebbero risultate intestate a prestanome inesistenti, spesso cittadini stranieri, ma tutte riconducibili allo stesso codice Imei.
Proprio il giorno successivo a una delle telefonate, una di queste schede aveva contattato il cellulare di uno degli imputati, elemento che ha consentito agli investigatori di avviare la ricostruzione dei loro spostamenti attraverso le celle telefoniche agganciate durante le trasferte.
Tra gli episodi al centro del processo c'è l'estorsione e la rapina consumata del 12 luglio 2021 a Peveragno ai danni di un'anziana 87enne. Come spiegato dalla figlia della vittima, chiamata a testimoniare, la madre quel giorno avrebbe ricevuto una telefonata da una donna. Qualificandosi come avvocata, questa l'avrebbe informata dell’arresto di un familiare, coinvolto in un incidente stradale, per poi chiederle con urgenza denaro utile ad “aiutarlo”.
La donna avrebbe inizialmente messo a disposizione 700-800 euro custoditi in casa, ma la somma sarebbe stata ritenuta insufficiente dagli interlocutori. "Le dissero che ne servivano di più – ha riferito la figlia – e mia madre chiese di essere accompagnata in banca a fare un prelievo". A quel punto, secondo la ricostruzione, la persona al telefono le avrebbe risposto di non andare in banca. "Se ha dell’oro in casa va bene", avrebbe detto, aggiungendo di non riattaccare la chiamata perché non riuscivano a trovare l’abitazione.
L’anziana avrebbe quindi preparato denaro e gioielli di famiglia, mentre dall’altro capo della linea continuavano le indicazioni e le pressioni affinché restasse collegata.
Secondo la ricostruzione, i due soggetti si sarebbero presentati come incaricati del ritiro del denaro e dei preziosi, per poi allontanarsi subito dopo averli prelevati.
Il genero della donna ha ricordato di aver notato poco prima una Fiat 500 scura con due uomini a bordo transitare nella strada privata dove si trova l’abitazione.
Altri episodi hanno invece riguardato i tentativi non andati a segno. A Peveragno la telefonata si era interrotta quando i truffatori avevano percepito la presenza di altre persone in casa. Relativamente a un altro episodio, avvenuto a Villanova Mondovì, la vittima aveva raccontato di essere stata contattata mentre rientrava dalla raccolta delle castagne e di aver offerto perfino un trattore pur di aiutare il presunto figlio arrestato, prima che la chiamata venisse bruscamente interrotta.
Le indagini hanno avuto un punto di svolta proprio nel mese di ottobre del 2021, quando i due imputati Parente e Crisai sono stati arrestati dai carabinieri di Savona in un albergo di Torino, dopo il tentativo di Villanova Mondovì.
Gli investigatori hanno spiegato che durante le trasferte venivano utilizzate auto a noleggio, schede telefoniche intestate a prestanome e documenti falsi per le registrazioni alberghiere, con nomi fittizi ma fotografie riconducibili agli imputati.
Nel procedimento cuneese i capi d’imputazione riguardano dieci episodi complessivi: sette tentativi di estorsione e tre episodi consumati, tra cui quelli avvenuti a Peveragno, Brescia e Correggio, in provincia di Reggio Emiliia . Accusa e difesa hanno concordato l’acquisizione degli atti relativi alle tentate estorsioni.
La prossima udienza è stata fissata per l’11 novembre, quando verranno ascoltate le vittime di Brescia e Correggio e gli ultimi testimoni.