CGIL Informa - 05 maggio 2026, 14:55

Riforma degli istituti tecnici, la Rete Docenti liguri non ci sta: "Progetto che non tiene conto della reale situazione"

Secondo gli insegnanti, nell'appello rilanciato dal Flc Cgil Savona, il rischio è di consegnare l’istruzione “nelle mani dei privati e delle aziende che entreranno ancora di più nelle scelte scolastiche”

Finisce al centro di una forte opposizione da parte della Rete Docenti Istituti Tecnici Liguria la riforma degli istituti tecnici prevista dal governo Meloni e dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per l’anno scolastico 2026/’27.

L’entità di coordinamento lancia un appello alla mobilitazione e allo sciopero, rilanciato da Flc Savona, contro quello che viene definito “un progetto sbagliato, che non tiene conto della reale situazione degli apprendimenti nel nostro Paese”, destinato a incidere profondamente sull’organizzazione della scuola secondaria e sul futuro formativo degli studenti. Nel documento si sottolinea come la riforma “taglia organico alla scuola e materie importanti per gli studenti” e rischi di consegnare l’istruzione “nelle mani dei privati e delle aziende che entreranno ancora di più nelle scelte scolastiche”.

La Rete Docenti richiama inoltre l’attenzione sul linguaggio utilizzato per descrivere il cambiamento, fatto di parole come “competenze”, “professionalità” e “autoimprenditorialità”, che – si legge nell’appello – nasconderebbero una trasformazione sostanziale degli istituti tecnici già avviata nel 2022 e ora resa più incisiva.

Tra i punti più contestati vi sono la riduzione degli insegnamenti scientifici, tecnici e umanistici e la modifica dei quadri orari: “Tale riforma riduce gli insegnamenti, tanto scientifici quanto tecnici e umanistici, modificando i quadri orari delle discipline con accorpamenti e tagli di orario che hanno ricadute sui docenti ma soprattutto sugli studenti, comprimendo il diritto a ricevere non un avviamento alla ‘filiera’ professionale, ma una cultura irrinunciabile per tutti, indispensabile per la crescita personale e per lo sviluppo di una cittadinanza critica e consapevole”, affermano i docenti.

Preoccupazione anche per l’anticipo delle scelte di indirizzo al primo biennio, che secondo la Rete “sposta già al primo biennio la differenziazione tra gli indirizzi tecnici, anticipando così le vere scelte formative all’età di 13 anni”, quando – si sottolinea – gli studenti non avrebbero ancora gli strumenti per orientarsi consapevolmente.

Un altro passaggio contestato riguarda la Formazione Scuola-Lavoro, che verrebbe anticipata al secondo anno. “È un’evidente forzatura”, si legge nell’appello, che richiama anche il tema della sicurezza: “per non parlare del rischio di infortuni che già si contano a più di mille ogni anno fra gli studenti”.

Critiche anche al ruolo crescente delle imprese nei percorsi formativi. La riforma, secondo i docenti, “subordina il ruolo dell’istruzione tecnica agli interessi delle aziende del territorio”, prevedendo l’ingresso di esperti esterni nelle aule in un contesto in cui “molti dei lavori che svolgeranno i nostri alunni ancora non esistono”.

Non manca infine un riferimento agli studenti già iscritti e alle loro famiglie, che secondo la Rete si troverebbero di fronte a cambiamenti rilevanti senza adeguata informazione: la riforma “manca di rispetto ai ragazzi che si sono appena iscritti nei nostri istituti e alle loro famiglie”.

Nel testo si richiama anche il dibattito sulla sperimentazione del modello “4+2”, giudicata negativamente perché avrebbe già “impoverito il percorso di studi, riducendolo di un anno e sottraendogli centinaia di ore di lezione”.

Non possiamo che esprimere tutta la nostra contrarietà e la nostra preoccupazione per questa riforma. Chiediamo non solo che ne sia rinviata l’attuazione, ma che essa sia ridiscussa nei suoi contenuti e nelle sue finalità in una modalità ampiamente partecipativa - conclude l’appello - Chi taglia la scuola, impoverisce l’istruzione e taglia il futuro a tutti. Come docenti, lavoratori e lavoratrici della scuola intendiamo non arrenderci, mobilitarci, scioperare il 7 maggio. Ma la questione riguarda tutti e tutte”.

Redazione