Sanità - 10 maggio 2026, 18:40

Bassetti: "Perché l'hantavirus preoccupa, ci vuole velocità: abbiamo 10-15 giorni"

Il direttore delle Malattie infettive del San Martino mette in fila contagiosità, letalità e assenza di cure. Ma il vero allarme è geografico: i passeggeri della MV Hondius sono già rientrati a casa

La variante Andes dell'hantavirus si trasmette per via respiratoria da persona a persona (è l'unica del suo genere a farlo) e questo basta già a distinguerla dal resto della famiglia virale. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, mette subito in prospettiva i numeri: con un indice R0 pari a 1, il virus è ben lontano dalla trasmissibilità del Covid, che al suo picco arrivava a infettare sei persone per ogni caso. Ma la possibilità di contagio interumano, per quanto limitata, cambia radicalmente il profilo di rischio.

Il secondo elemento che l'infettivologo segnala è la letalità. Su nove casi confermati al momento della sua dichiarazione, tre pazienti non sono sopravvissuti. Una mortalità compresa tra il 30 e il 50%; un dato che, per confronto, supera di gran lunga il 3% registrato dal Covid nelle prime fasi della pandemia.

Il terzo punto chiude il quadro clinico nel modo più severo: non esistono antivirali specifici, non esistono vaccini. Ma è sul fronte epidemiologico che Bassetti concentra l'urgenza maggiore. Il focolaio, spiega, non è più circoscritto alla nave MV Hondius: i 23 passeggeri imbarcati sull'isola di Sant'Elena il 22 aprile - con ritardi che lo stesso infettivologo definisce significativi, sia nella notifica che nella gestione iniziale dei casi - hanno già raggiunto le loro destinazioni in tutto il mondo, portando con sé una catena di contatti difficile da ricostruire. Un caso fatale è già emerso in Sudafrica, uno in Svizzera.

"Quello che dobbiamo fare molto velocemente - avverte Bassetti - è tracciare tutti i contatti dei casi, per circoscrivere rapidamente questa epidemia. Se non ci riusciamo nei prossimi dieci-quindici giorni, il rischio è che il virus diventi endemico".

A complicare ulteriormente il quadro c'è la finestra di incubazione, che può estendersi fino a sei settimane: chi ha contratto il virus può muoversi senza sintomi, ed è potenzialmente in grado di trasmetterlo. In Italia, denuncia l'infettivologo, la vicenda riceve un'attenzione marginale rispetto a quanto accade su CNN, BBC e Washington Post. "Nel mondo ne parlano tutti - ha scritto sui suoi canali social - e in Italia pensiamo a Garlasco". 

Redazione