Attualità - 12 maggio 2026, 08:00

Hantavirus a bordo: perché le crociere restano un "incubo" per le epidemie

Dopo l'hantavirus sulla Mv Hondius partita da Ushuaia, tornano sotto osservazione le navi da crociera come ambienti ad alto rischio epidemico

I casi di infezione da hantavirus registrati sulla Mv Hondius hanno riacceso i riflettori su una questione ricorrente: le navi da crociera come ambienti potenzialmente favorevoli alla diffusione di malattie infettive. Un tema che, negli ultimi mesi, è tornato d'attualità soprattutto per la frequenza degli episodi legati al norovirus, non a caso ribattezzato "virus delle crociere" per la sua propensione a circolare in spazi chiusi e affollati, dove provoca nausea, vomito, diarrea acquosa e crampi addominali.

Sul comparto, peraltro, si stanno accumulando segnali di tensione che vanno ben oltre il fronte sanitario. Non bastava l'imbuto dello stretto di Hormuz, con la conseguente impennata dei costi dei carburanti e le incertezze sui voli – modalità con cui anche i crocieristi raggiungono i moli di partenza: i casi di hantavirus, per quanto limitati e concentrati sulla Mv Hondius salpata da Ushuaia, in Argentina, ma in alcune circostanze letali, stanno aggiungendo un ulteriore stress test sui titoli delle compagnie di navigazione.

Dall'inizio dell'anno sono cinque le epidemie segnalate a bordo a livello mondiale. Le due più recenti sono ravvicinate nel tempo: il 7 maggio, sulla nave Caribbean, sono risultati positivi al norovirus – principale responsabile di gastroenteriti e tossinfezioni alimentari – 102 passeggeri su 3.116 e 13 membri dell'equipaggio. Poco prima, il 13 marzo, sulla Star Princess nei Caraibi, un focolaio aveva coinvolto 104 dei 4.307 passeggeri (2,4%) e 49 dei 1.561 membri dell'equipaggio (3,1%).

Apparentemente isolate e controllabili, le navi da crociera sono in realtà microcosmi epidemiologicamente delicati. Concorrono diversi fattori: l'alta densità di contatti negli spazi comuni, la convivenza prolungata di migliaia di persone, la provenienza eterogenea dei passeggeri – spesso da continenti con stagionalità virali opposte alle nostre, il che facilita la circolazione di virus "fuori stagione" – e una popolazione che, mediamente, presenta un'età avanzata e una maggiore fragilità clinica.

La gestione degli eventi sanitari a bordo è disciplinata da un'architettura normativa stratificata. Il riferimento principale è l'Organizzazione mondiale della sanità, attraverso gli International Health Regulations (IHR 2005), affiancata dalla International Maritime Organization (IMO). Le norme impongono sorveglianza epidemiologica continua, notifica immediata dei casi sospetti alle autorità portuali, procedure di isolamento e quarantena, tracciamento dei contatti e sanificazione degli ambienti, oltre al coordinamento tra Stato di bandiera, Stato del porto e autorità sanitarie locali. L'OMS ha emanato linee guida operative per la gestione a bordo e per il rilascio dei certificati sanitari navali; l'IMO ha pubblicato circolari tecniche dedicate alle emergenze epidemiche nel trasporto marittimo; negli Stati Uniti i Centers for Disease Control and Prevention, attraverso il Vessel Sanitation Program, forniscono ulteriori protocolli di monitoraggio e contenimento dei focolai.

Dalle valutazioni degli specialisti emerge un quadro articolato. La clientela crocieristica include spesso persone anziane o con comorbidità, e una tossinfezione di facile risoluzione in un giovane può avere esiti pesanti su un soggetto fragile. A questo si somma una sorta di stagionalità "incrociata": la coesistenza a bordo di passeggeri provenienti da emisferi diversi favorisce la circolazione di patogeni anche in periodi dell'anno in cui localmente sarebbero in regressione. Quanto alla preparazione delle compagnie, i protocolli esistono, ma la loro efficacia dipende dall'applicazione rigorosa: occorrono sorveglianza, controlli interni e una comunicazione trasparente da parte degli armatori.

Il messaggio ai viaggiatori, di conseguenza, non può essere rassicurante in senso assoluto: il rischio non è azzerabile e restano valide le buone pratiche apprese durante la pandemia, dalla preparazione al viaggio alla valutazione delle vaccinazioni utili in base alla destinazione, fino a un atteggiamento prudente sull'igiene personale e dei contatti.

Redazione