C’è un posto, in Val Bormida, dove il tempo sembra avere ancora l’odore della chimica fotografica e il suono lieve dei rulli che scorrono. È qui che sabato 13 giugno si terrà la preview ufficiale del Ferrania Film Festival, una giornata che più che un’anteprima suona come una dichiarazione d’intenti: riportare la pellicola — cinematografica e fotografica — al centro di una comunità.
Tra Palazzo Rosso a Cengio e il borgo di Ferrania, frazione di Cairo Montenotte, non va in scena solo un evento culturale. Va in scena un ritorno. Alle origini di un territorio che, oltre un secolo fa, ha contribuito a scrivere una parte importante della storia del cinema e della fotografia europea.
L’idea è semplice e insieme ambiziosa: costruire una “comunità della pellicola”. Fotografi, cineasti, ricercatori, appassionati. Non nostalgia, ma pratica condivisa. Non archeologia del ricordo, ma tentativo di rimettere in circolo un linguaggio.
Il progetto, promosso dall’associazione Ferrania Film APS insieme a TrattoPunto – Italian Industrial Tourism Network, Punto Foto Group e Gerardo Bonomo, si inserisce in una rete più ampia che tiene insieme cultura, territorio e memoria industriale.
E Ferrania, intanto, entra anche nel circuito internazionale della Photography Festivals Association. Un passaggio che allarga lo sguardo oltre la Val Bormida, senza però spostare il centro di gravità: resta qui, tra fabbrica e paesaggio.
La preview si inserisce inoltre nel programma del New European Bauhaus, iniziativa della Commissione Europea che mette insieme sostenibilità, innovazione e cultura. Ferrania diventa così uno dei “satellite events” europei: periferia che dialoga con il centro, senza complessi di inferiorità.
Il cuore simbolico resta la FILM Ferrania, erede della storica produzione nata nel 1917 tra SIPE e collaborazioni con Pathé Frères. Un luogo che non è soltanto memoria industriale, ma ancora produzione viva, pellicola che continua a viaggiare nel mondo.
Qui il passato non viene conservato: viene rimesso in funzione.
Un asse importante del progetto è la scuola. In particolare l’IIS Federico Patetta di Cairo Montenotte, già protagonista di “Ferrania a Memoria” ed “EcoValbormida”, laboratori che hanno trasformato il cinema in strumento di lettura del territorio.
Accanto, il lavoro del regista e docente Diego Scarponi con l’Università di Genova ha raccolto le voci degli ex operai della fabbrica. Un archivio orale che diventa materia narrativa, prima ancora che storica.
La giornata si apre al mattino a Palazzo Rosso, con incontri istituzionali e momenti di confronto tra amministratori, associazioni e operatori culturali. Poi il pranzo a Millesimo, da Pantarei Cucina, tra cucina ligure-piemontese e memoria gastronomica del territorio.
Nel pomeriggio il ritmo cambia. Si esce, si cammina, si guarda.
Dal borgo di Ferrania parte “Ritorno all’analogico”, photowalk guidato dal fotografo e ricercatore visivo Emiliano Cribari. Un percorso che non è solo fotografico, ma percettivo: attraversare luoghi industriali con uno sguardo lento, quasi controtempo.
In un’epoca di immagini immediate, la pellicola diventa un gesto politico prima ancora che estetico.
I partecipanti useranno pellicole Ferrania — bianco e nero P30 e P33, oppure colore Solaris — tornando a un’idea di fotografia che ha bisogno di attesa, errore, materia.
Non mancherà un raduno: il primo incontro di macchine fotografiche analogiche della Val Bormida. Un’immagine che sembra fuori tempo massimo, e invece è perfettamente contemporanea.
Il finale è davanti al Laboratorio di Ricerche Fotografiche di Ferrania, dove Gerardo Bonomo e Felix Bielser accompagnano il pubblico dentro la storia tecnica e culturale della pellicola.
Non una dimostrazione, ma un racconto. Di chimica, di immagini, di memoria.
Durante la giornata sarà attiva una raccolta fondi per il festival di settembre. Il debutto vero e proprio del progetto.
Con il patrocinio di Regione Liguria, Università degli Studi di Genova, Provincia di Savona, Unione Industriali di Savona e Comune di Cengio. La partecipazione è libera e gratuita.