Politica - 01 giugno 2026, 17:42

Ipotesi distretto unico Finalese-Albenganese, il PD di Finale: “Un errore che pagheranno i cittadini”

Per i dem la riorganizzazione prevista nel piano un danno: “Non è razionalizzazione, è un impoverimento dei servizi, soprattutto per l’entroterra”. L’appello al consigliere Arboscello

La possibile riorganizzazione dei distretti socio-sanitari prevista dal nuovo Piano Socio-Sanitario Integrato della Liguria continua ad alimentare preoccupazioni sul territorio savonese. A intervenire è il Circolo del Partito Democratico di Finale Ligure, che mette in particolare risalto, quale effetto ritenuto negativo, un eventuale accorpamento tra il distretto del Finalese e quello dell’Albenganese, nell’ambito di una riduzione complessiva dei distretti socio-sanitari nel Savonese da quattro a due.

Una scelta che, secondo i dem finalesi, rischierebbe di compromettere la prossimità dei servizi. “Tra le misure più critiche - si legge - spicca la drastica riduzione dei distretti sociosanitari, che nel Savonese passerebbero da quattro a due. Una scelta che, nel concreto, significherebbe accorpare il distretto del Finalese con quello dell’Albenganese in un unico bacino amministrativo. Un’operazione presentata come razionalizzazione, ma che rischia di essere, nei fatti, un impoverimento dei servizi per decine di migliaia di persone”.

Il Circolo sottolinea quindi la distanza tra due aree che, pur confinanti, vengono considerate profondamente diverse per caratteristiche e bisogni: “Il Finalese e l’Albenganese non sono intercambiabili. Sono realtà con caratteristiche demografiche, geografiche e sociali distinte, con bacini di utenza, strutture ospedaliere e reti di assistenza che hanno storie e vocazioni proprie. Accorparli in un unico distretto significa diluire la capacità di risposta ai bisogni locali, allontanare i centri decisionali dai cittadini e affidare la gestione di un territorio vasto e complesso a un’unica struttura che, inevitabilmente, non potrà conoscerlo davvero. Chi vive in un piccolo comune dell’entroterra finalese sa già cosa significa percorrere chilometri per un prelievo o una visita specialistica. La riorganizzazione distrettuale non avvicina i servizi: li allontana nei fatti, anche quando li mantiene formalmente presenti sulla carta”.

Nella nota vengono poi indicati quelli che, secondo il PD finalese, sarebbero gli effetti più concreti dell’eventuale accorpamento sui cittadini e sugli amministratori locali. “Un distretto sovradimensionato significa tempi di risposta più lunghi, minore conoscenza delle specificità locali da parte dei funzionari, difficoltà di coordinamento tra i servizi sociali dei comuni coinvolti e i presidi sanitari - scrivono - Significa anche meno interlocutori per i sindaci, che già oggi faticano a far sentire la voce dei piccoli comuni in sedi sempre più lontane e centralizzate. L’ANCI Liguria ha sollevato critiche precise e circostanziate al piano: non è una resistenza di principio al cambiamento, ma la difesa legittima di una prossimità che, una volta smontata, è molto difficile ricostruire. Le 32 Case della Comunità annunciate nel piano sono un segnale positivo, ma non compensano la perdita di un distretto radicato nel territorio: la governance conta quanto i mattoni, e un presidio ben gestito a livello locale vale più di una struttura nuova governata a distanza”.

Da qui l’appello al rappresentante del territorio per il Partito Democratico: “È il Circolo PD di Finale Ligure a chiedere aiuto e impegno al consigliere regionale Roberto Arboscello, espressione diretta di questo territorio. Il Piano è ancora in fase di confronto: i tavoli con ANCI Liguria sono aperti, le modifiche sono ancora possibili. La finestra per intervenire esiste, ma si chiuderà presto. Come Circolo chiediamo ad Arboscello, da sempre in prima linea nel difendere il territorio, di portare in Consiglio Regionale una posizione netta contro l’accorpamento dei due distretti, di sostenere il mantenimento del Finalese come distretto autonomo, di farsi portavoce".

Redazione