"Che cosa c’entra un lupo con il Presidente Sandro Pertini?"
Se lo chiedono i volontari del Partito Animalista Italiano (PAI) e dell’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), che rivolgono la domanda agli onorevoli Francesco Bruzzone e Sara Foscolo.
I due parlamentari hanno infatti chiamato in causa la memoria del Presidente Sandro Pertini, commentando la presenza di un lupo nei pressi della sua tomba a Stella. Un episodio che viene descritto quasi come un’offesa alla figura del "Presidente degli Italiani".
Una lettura che gli animalisti definiscono "surreale".
"Chi conosce la storia, il carattere e i valori di Pertini – dicono OSA e PAI - può legittimamente immaginare che avrebbe guardato con rispetto e curiosità alla presenza di un animale libero e selvatico, simbolo di indipendenza e resilienza, piuttosto che considerarlo una minaccia alla propria memoria.
Secondo OSA e PAI, anche alla luce delle immagini e dei filmati diffusi sui social, si sarebbe trattato con ogni probabilità di un esemplare in fase di dispersione, cioè un giovane lupo allontanatosi dal branco d’origine alla ricerca di un territorio e di un partner con cui formare un nuovo nucleo familiare.
Non un animale aggressivo, o una minaccia, ma un individuo spaventato che tende ad evitare il contatto con l’uomo e che fugge alla sua presenza. "La realtà biologica della specie è ben diversa dalla caricatura allarmistica che troppo spesso viene proposta nel dibattito pubblico – spiegano OSA e PAI - Purtroppo continua a emergere la tentazione di utilizzare il lupo come bersaglio politico e mediatico, alimentando paure anziché promuovere conoscenza. Una strategia che può forse garantire qualche titolo di giornale o raccogliere consenso nell’immediato, ma che non affronta minimamente le reali criticità vissute dagli allevatori e dai territori".
Spiegano poi gli animalisti che la comunità scientifica indica da anni strumenti efficaci per favorire la convivenza tra grandi carnivori e attività umane, come i cani da guardiania adeguatamente addestrati e in numero sufficiente, ricoveri notturni per il bestiame, recinzioni robuste, stazzi protetti e sistemi elettrificati di prevenzione.
"Sono misure concrete – concludono - già sperimentate con successo in numerosi contesti. Funzionano quando vengono applicate con continuità e sostenute da adeguate politiche pubbliche. Trasformare un lupo impaurito in un caso politico non rende più sicure le campagne, non tutela gli allevatori e non migliora la gestione del territorio. Serve soltanto ad alimentare paure e contrapposizioni. Chi ricopre incarichi pubblici dovrebbe contribuire a informare correttamente i cittadini, non a rafforzare stereotipi che la scienza e la realtà dei fatti hanno smentito da tempo. Il lupo non ha bisogno di propaganda. Ha bisogno di essere gestito con competenza".