Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Sofia Barberi e manifesta la più sincera vicinanza ai suoi familiari, nonché a Elena B., gravemente ferita nell'incidente e chiamata ad affrontare un percorso di cura che segnerà profondamente la sua esistenza.
"Accanto alle responsabilità che saranno accertate dall'Autorità giudiziaria in relazione al sinistro, un altro aspetto della vicenda merita una riflessione che va ben oltre la cronaca: la diffusione, attraverso i social network, del video girato da uno degli occupanti dell'autovettura coinvolta, accompagnato da espressioni di scherno nei confronti di una tragedia appena consumatasi", commenta il professor Romano Pesavento, presidente CNDDU.
"Non si tratta soltanto di un episodio di cattivo gusto o di immaturità. Esso rappresenta il sintomo di una più profonda trasformazione culturale nella quale il dolore rischia di perdere la propria dimensione umana per diventare oggetto di esposizione mediatica. Quando la sofferenza viene filtrata attraverso lo schermo di uno smartphone, la persona può cessare di essere percepita come titolare di diritti inviolabili e trasformarsi in un contenuto destinato a generare visibilità e interazioni. È questa la deriva più inquietante della contemporaneità: la progressiva sostituzione dell'empatia con la spettacolarizzazione dell'esperienza umana".
"Tale fenomeno richiama direttamente i principi fondamentali del nostro ordinamento. Gli articoli 2 e 3 della Costituzione pongono la dignità della persona al centro della convivenza democratica, imponendo alla Repubblica il dovere di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo, soprattutto nei momenti di maggiore vulnerabilità. Lo stesso principio trova piena affermazione nell'articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, secondo cui la dignità umana è inviolabile, e nell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tutela la vita privata e l'identità personale", aggiunge.
2Anche sotto il profilo giuridico, la diffusione di immagini e video relativi a persone coinvolte in eventi traumatici impone particolare cautela. Il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), il Codice della privacy e i consolidati orientamenti del Garante per la protezione dei dati personali richiamano costantemente il principio secondo cui il diritto all'informazione non può tradursi nella lesione della dignità della persona, né alimentare una forma di vittimizzazione secondaria attraverso la circolazione incontrollata di contenuti che amplificano il trauma delle vittime e dei loro familiari".
"È doveroso, tuttavia, ribadire con altrettanta fermezza che la comprensibile indignazione suscitata dal video non può mai legittimare forme di giustizia privata. Le minacce rivolte al giovane autore del filmato rappresentano un'ulteriore ferita ai principi dello Stato di diritto. Gli articoli 25 e 27 della Costituzione ricordano che solo l'autorità giudiziaria è competente ad accertare eventuali responsabilità penali e che nessuna condanna può essere sostituita dal giudizio sommario della rete o dalla pressione della folla. La tutela della dignità umana deve valere per tutti, anche nei confronti di chi abbia posto in essere comportamenti moralmente riprovevoli", prosegue.
"Le più recenti ricerche nell'ambito delle neuroscienze cognitive e della pedagogia digitale evidenziano come l'uso costante delle piattaforme social possa attenuare i meccanismi dell'empatia, favorendo processi di distanziamento emotivo e di deresponsabilizzazione. Quando prevale la logica della condivisione immediata, il rischio è quello di perdere la percezione dell'altro come persona, riducendolo inconsapevolmente a semplice oggetto di comunicazione".
"Di fronte a questa trasformazione culturale, la scuola è chiamata a svolgere una funzione sempre più strategica. L'Educazione civica, disciplinata dalla legge n. 92 del 2019 e rafforzata dalle nuove Linee guida ministeriali, non può limitarsi all'insegnamento delle regole della cittadinanza digitale, ma deve promuovere una vera educazione alla dignità della persona, alla responsabilità comunicativa, all'empatia e alla consapevolezza delle conseguenze giuridiche, sociali ed etiche che ogni comportamento online produce".
"Per tali ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova la proposta di introdurre percorsi strutturati di educazione alla dignità digitale, nei quali il diritto costituzionale, i diritti umani, la media education e lo sviluppo delle competenze socio-emotive concorrano a formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere nell'altro non un'immagine da condividere, ma una persona da rispettare - conclude - La vicenda di Ceriale ci ricorda che il vero progresso non coincide con l'evoluzione della tecnologia, ma con la capacità di preservare, anche nell'ecosistema digitale, ciò che la Costituzione pone al vertice della convivenza democratica: la dignità inviolabile della persona umana".