"Maurizio Donati, ormai ex vicesindaco del Comune di Stella, il paese natale di Sandro Pertini, ha avuto una bella pensata: durante una festa privata con grigliata, insieme ad alcuni amici si è messo a cantare sulle note dell’inno del Partito nazionale fascista 'Giovinezza' e ad esibirsi 'goliardicamente' più volte – come ha asserito lui in un comunicato seguito alla diffusione del video che mostrava e dimostrava tutto questo – nel saluto romano. Prescindendo dai primi significati dati dal Dizionario Treccani della Lingua Italiana sul termine 'goliardico', per cui si tratta di un qualcosa che si ispira ai goliardi medievali, oppure agli studenti universitari, entrambi improponibili visti i tempi in cui il fatto è avvenuto e vista l’età di Donati, se ne dovrebbe dedurre che il terzo significato, quello dell’irriverenza nei confronti di eventi del passato dovrebbe essere quello più afferente, giusto e forse corretto".
A sostenerlo è il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale di Savona, che aggiunge: "In questo caso, il caso stesso dell’esibizione del saluto romano e il canticchiare sulle note dell’inno del PNF sarebbero una presa in giro del fascismo stesso. Se così fosse, sarebbe una bella deduzione, una ottima notizia. Ma nel comunicato che l’ex Vicensindaco di Stella ha fatto pervenire ai giornali e ai siti Internet c’è tutto fuorché questa spiegazione circostanziata dell’avverbio che utilizza per dare una sorta di giustificazione a quella deprecabile e disdicevole esibizione di un qualcosa che, in determinate occasioni, non private come quella in questione, fa configurare il reato di apologia del fascismo e quindi di un reato. Va dato atto a Donati di aver lasciato il suo incarico istituzionale che – non ne dubitiamo – avrà certamente svolto al meglio in tutti questi anni".
"Non è da tutti. Ci sono ministri del governo Meloni che, sotto indagini da anni e non per aver esibito un braccio teso e aver ballato e canterellato sulle note di uno degli inni del criminale regime fascista, sono ancora lì al loro posto e non intendono schiodarvisi. Evidentemente l’autocritica non appartiene loro, mentre almeno all’ex Vicesindaco di Stella, sì. Di questo gli diamo atto. Grave lo è sempre e comunque, ma nel caso di un amministratore pubblico e, più ancora, nel paese in cui è nato un Presidente della Repubblica che ha fatto la Resistenza, che ha contribuito attivamente alla rinascita dell’Italia con l’Assemblea Costituente e con l’aver rappresentato la Nazione dagli scranni più alti del Parlamento e, infine, dal Colle più alto, quello del Quirinale, atteggiarsi in quel modo è inconcepibile".
"Ciò osservato, rimangono alcune domande: se un video non fosse stato fatto (e nell’era della condivisione pressoché totalizzante sui e dei social è quanto meno incauto riprendere un Vicesindaco in quelle modalità espressive), nessuno avrebbe mai saputo che in privato, ad una festicciola con grigliata, si cantano inni fascisti e si fanno saluti romani. Non è il primo caso, non sarà certamente l’ultimo. In quel caso, in assenza di una prova del misfatto, il vicesindaco avrebbe proseguito la sua opera istituzionale senza problemi… Ma poi, perché, se davvero le tue idee sono lontane da quelle del Ventennio mussoliniano e magari pure da quelle dei neofascisti di oggi, devi produrti in quel teatrino di cattivo gusto che – se goliardata è – scherza sul periodo più tragico della storia d’Italia?", aggiunge.
"Nel comunicato redatto da Donati si prendono le distanze dal gesto, dal canto, dall’esibizione, dall’ideologia. Ma l’ex Vicesindaco avrebbe potuto scrivere con nettezza una frase di questo tenore: 'Siccome sono antifascista, ogni accusa che mi si può rivolgere di essere il contrario è oggettivamente falsa. Chi mi conosce lo sa…'. Un’affermazione del proprio antifascismo, della propria pienissima aderenza ai valori costituzionali e repubblicani avrebbe fatto la differenza rispetto ad una serie di righe che sono meste nel tono e che lasciano l’impressione di essersi certamente resi conto della gravità dei gesti compiuti, ma di pronunciare un pentimento più rimarcare una vera e propria assoluta distanza da quella che è stata improvvidamente definita 'una goliardata'".
"Non si può fare goliardia, se per goliardia si intende la manifestazione di una divertente ironia, sulla dittatura mussoliniana: non si tratta, infatti, di satira, ma di un divertissement che coglie lo spirito del momento: della ricerca più “generale” di una ricomposizione degli estremismi, della rivalorizzazione di antivalori, di un’anti-etica politica che si fa ispirare dal 'passato che non passa' e che, seppure dietro a tante paroline messe in fila per dissimulare, esprime con chiarezza l’intento di riportare a galla la muscolarità del nazionalismo, dell’esclusivismo, della tolleranza al posto della solidarietà, dell’intolleranza al posto dell’ipocrisia della tolleranza stessa. Bene dunque ha fatto Donati a dimettersi, ma meglio avrebbe fatto, nel corso di quella grigliata, a spegnere le casse e a dire agli amici: ‘sta roba qui non si fa!'", conclude.