Diventa il nucleo del dibattimento politico l'aggiornamento al Puc del Comune di Finale, approvato in Consiglio nell'ultima seduta del 19 giugno. Da una parte le forze del centrosinistra, unitamente, denunciano un aumento delle potenzialità edificatorie pari a circa 80 mila metri cubi; dall'altra è la Lega cittadina a schierarsi con l'Amministrazione parlando di una semplice modifica alla “zonizzazione” delle volumetrie.
La polemica era iniziata nei giorni scorsi con le critiche della consigliera comunale di minoranza Simona Simonetti, secondo la quale l'aggiornamento del PUC avrebbe aumentato le possibilità edificatorie previste dal piano del 2007, per lo più sulle aree Pia-Calvisio (AR11) e quella a monte di Marina, compresa tra via Forti di Legnino, via Caviglia e via XXV Aprile (AR10) sostenendo che il meccanismo introdotto consentirebbe di redistribuire sul territorio comunale volumetrie non utilizzate in altri comparti urbanistici. Era stato poi il Pd a sollevare forti perplessità circa il provvedimento. Alle accuse aveva risposto l'assessore all'Urbanistica Umberto Luzi, ribadendo che l'obiettivo dell'amministrazione non fosse aumentare le possibilità edificatorie, bensì ricondurre entro regole pianificatorie trasparenti interventi oggi consentiti in deroga attraverso il Piano Casa, introducendo limiti quantitativi e criteri preventivi per l'eventuale trasferimento delle volumetrie.
La polemica è tornata ad accendersi proprio dopo quest'ultima presa di posizione, con una duplice nota: quella del centrosinistra e quella della Lega, giunte quasi contemporaneamente nella mattinata odierna (25 giugno, ndr).
Secondo i primi, la Giunta con la sua scelta “di ampliare la possibilità di cementificare e di eccesso urbanistico, recuperando le cubature stralciate dal Puo delle Aree Piaggio”, avrebbe consentito un incremento potenziale di circa 80mila metri cubi di nuove volumetrie suddivisi tra la zona a monte di Marina e quella tra Pia e Calvisio (per entrambe 18mila mc), Calvisio (11mila mc) oltre ai centri storici di Pia e Borgo (per un incremento complessivo di circa 5mila mc). Una tesi sostenuta citando alcuni passaggi della relazione tecnica allegata alla delibera nei quali si fa riferimento a una “integrazione del Piano Casa che genera un incremento volumetrico potenziale di 844 abitanti equivalenti” distribuiti in “zone che il PUC stesso ha identificato come idonee per l'espansione e la riqualificazione”.
Un'azione contestata quindi da parte della minoranza nel metodo, sostenendo che si tratti di una “variante mascherata da aggiornamento”, non un semplice riordino tecnico ma qualcosa di più e “in contrasto con quelle che sono state le battaglie delle forze politiche e civiche Finalesi per ridurre l’enorme quantitativo di metri cubi del primo progetto” nel vecchio sito industriale. “La Giunta Berlangeri-Luzi deve assumersi la responsabilità di aver permesso nuovi 80mila metri cubi di cemento nell’area finalese. Ha vinto le elezioni e può aumentare la possibilità di costruire. Lo può fare, ma non può camuffare questa scelta gravosa e impopolare come una tutela” dicono nella loro nota Simona Simonetti (Scelgo Finale), Chiara Sfriso (Pd), Davide Badano (Finalesi in Movimento), Giuseppe Ferrando (PSI-Avanti) e Gianluigi Caviglia (Rifondazione Comunista).
La minoranza riconosce infatti come “condivisibile” il principio di ricondurre “entro un quadro pianificatorio gli interventi del piano casa fino ad oggi consentiti in deroga al PUC vigente”, ma osserva che la compatibilità con i piani di bacino e con le norme del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico non sarebbe una novità introdotta dall'amministrazione, bensì “una norma tassativa”. Da qui l'annuncio di voler “utilizzare tutti gli strumenti della politica per fermare questa scelta sbagliata ed ormai impopolare”, oltre a “studiare l'applicabilità della delibera” e a “sensibilizzare la popolazione per convincere l'Amministrazione ad un necessario passo indietro”.
Di segno opposto è invece la lettura della Lega, il cui direttivo cittadino insiste sul fatto che l'aggiornamento approvato “non introduce nuova volumetria complessiva” ma serve a “dotare Finale Ligure di uno strumento urbanistico più moderno, flessibile e aderente alle esigenze reali del territorio”, invitando a riportare il dibattito “su un piano di serietà e correttezza”, lontano da “allarmismi e strumentalizzazioni politiche”. Secondo il Carroccio finalese parlare di “cementificazione selvaggia” o di “snaturamento del territorio” significherebbe diffondere “un messaggio fuorviante che non corrisponde alla realtà dei fatti”.
L'obiettivo, si legge nella nota, sarebbe quello di “favorire riqualificazione, rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio esistente”, superando aree “bloccate nel degrado” e governando “il cambiamento con responsabilità, visione e buon senso, nell’interesse della città e dei cittadini”. Non senza un attacco proprio alla minoranza: “Chi oggi grida allo scandalo dovrebbe forse spiegare perché preferisce lasciare aree bloccate nel degrado anziché consentirne una pianificazione ordinata e sostenibile”.
Il confronto resta quindi aperto e ruota attorno a un nodo interpretativo centrale, tra un effettivo aumento delle possibilità edificatorie sollevato dalle forze di minoranza e una diversa regolamentazione di volumetrie già previste. Un tema che è destinato a far dibattere ancora il mondo politico finalese ma che anzitutto fa emergere un dato politico evidente: da un lato un centrosinistra tornato a unirsi attorno a una questione così sentita, dall'altro la presa di posizione della Lega sempre più vicina alla maggioranza.