Dalle prime ore di oggi, venerdì 26 giugno, nelle province di Barletta-Andria-Trani, Bergamo, Brescia, Ferrara, Genova e Messina, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Savona, insieme al locale N.I.L. – Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, con il supporto dei Comandi Arma competenti per territorio e dei N.I.L. di Genova e Brescia, al termine di una prolungata e articolata indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, sta procedendo nell'ambito dell'operazione "Punjabi" all’esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Savona nei confronti di otto persone, oltre all’applicazione della misura del “controllo giudiziario” nei confronti di due società, una con sede a Brescia e una a Genova e al sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 277mila euro nei confronti della società bresciana.
L’attività investigativa ha origine da un intervento effettuato nel maggio 2025 da una pattuglia del Comando Provinciale Carabinieri di Savona nel cantiere edile del porto di Vado Ligure, dove è in corso la costruzione dei cassoni in cemento armato propedeutici alla realizzazione della nuova diga foranea del porto di Genova, inserita nel programma straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo dello scalo e delle relative infrastrutture di accessibilità con il capoluogo di Regione.
All’esito delle indagini, il GIP presso il Tribunale di Savona, ravvisando gravi indizi di reato e la necessità di adottare provvedimenti d’urgenza, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di otto persone, sette di nazionalità indiana e uno pakistano, tra i 28 e i 50 anni, domiciliati nelle province di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina, ritenuti responsabili e dipendenti delle due società, per concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Lo stesso provvedimento ha inoltre disposto il controllo giudiziario delle società con sede a Brescia e Genova, coinvolte nei cantieri del porto di Vado Ligure e in altri siti sul territorio nazionale, e il sequestro preventivo per la confisca di 277mila euro nei confronti della società bresciana, che sono stati ritenuti profitto del reato e corrispondenti alle somme periodicamente versate dalle vittime agli sfruttatori. Sono inoltre indagate in stato di libertà altre cinque persone: due responsabili della società genovese, due soggetti di un’altra ditta bresciana incaricata dell’emissione di falsi certificati di formazione sulla sicurezza dei “lavoratori ad alto rischio” e un collaboratore indiano delle due società sottoposte a controllo giudiziario.