Due lavoratori tunisini impiegati nel Savonese sono stati licenziati dopo che l'azienda per cui lavoravano non aveva completato le pratiche necessarie per consentire loro di ottenere il permesso di soggiorno.
Grazie a un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria dalla CGIL di Savona, con il patrocinio dell'avvocato Mario Noberasco, i due hanno ottenuto prima la sospensione del provvedimento e successivamente una sentenza favorevole che ha consentito loro di essere regolarizzati e, in seguito, assunti da un'altra azienda.
I due facevano parte di un gruppo di circa cinquanta cittadini tunisini arrivati in Italia attraverso il Decreto Flussi, l'unico canale ordinario che consente a lavoratori extracomunitari di entrare nel Paese per motivi di lavoro. Erano stati assunti da un'importante azienda operante a livello nazionale nel settore della realizzazione di reti e impianti per telecomunicazioni, trasporti ed energia.
I problemi sono emersi poco dopo il loro arrivo. I lavoratori si sono accorti che la procedura per il rilascio del permesso di soggiorno non stava proseguendo. L'assenza del codice fiscale impediva loro perfino di incassare gli assegni con cui venivano retribuiti, nonostante fossero regolarmente assunti e ricevessero le buste paga.
Uno dei lavoratori si è rivolto alla CGIL di Piacenza chiedendo assistenza. Da quel momento si è attivata una rete di supporto che ha coinvolto le sedi sindacali delle province interessate, tra cui Catanzaro, Brescia, Milano e Savona, dove ogni lavoratore è stato preso in carico dagli uffici competenti.
A seguito delle verifiche effettuate, la Prefettura di Savona ha accertato che l'azienda non aveva presentato la documentazione necessaria per completare la procedura prevista dal Decreto Flussi. Per questo motivo è stato revocato il nulla osta al lavoro dei due lavoratori presenti nel Savonese. L'azienda, anziché sanare la situazione, ha deciso di licenziarli.
Nel sistema previsto dal Decreto Flussi, infatti, il datore di lavoro non deve soltanto ottenere il nulla osta all'ingresso del lavoratore, ma è anche tenuto a completare tutte le pratiche successive al suo arrivo in Italia, necessarie per il rilascio del permesso di soggiorno. Se gli adempimenti non vengono eseguiti o l'azienda non possiede i requisiti richiesti, il nulla osta viene revocato. Senza di esso il permesso di soggiorno non può essere rilasciato e il lavoratore rischia di trovarsi in una situazione di irregolarità pur non avendo alcuna responsabilità.
Le diverse sedi della CGIL hanno quindi lavorato in sinergia coinvolgendo le categorie interessate, il patronato, gli uffici immigrazione e i rispettivi legali.
A Savona, grazie al ricorso presentato dall'avvocato Mario Noberasco, il TAR della Liguria ha riconosciuto che i due lavoratori erano del tutto estranei alle inadempienze dell'azienda. La decisione ha consentito loro di ottenere il permesso di soggiorno e di regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano.
"Purtroppo il Decreto Flussi troppo spesso non funziona. Il click day è una lotteria: le domande sono molte di più rispetto alle quote disponibili. Molto spesso intervengono intermediari che chiedono migliaia di euro promettendo un lavoro sicuro, ma all'arrivo in Italia i lavoratori si trovano davanti aziende che si rifiutano di assumerli, che non hanno i requisiti o che non completano le pratiche, creando così situazioni di irregolarità. Esiste un vero e proprio mercato di sfruttamento" spiega la CGIL Savona.
"In questo caso – conclude il sindacato – è stato fondamentale il lavoro di rete tra le varie sedi della CGIL, gli uffici stranieri del patronato, la FIOM e soprattutto l'impegno dell'avvocato Mario Noberasco. Grazie a questo intervento è stata restituita dignità a due lavoratori che oggi possono finalmente vivere e lavorare regolarmente nel nostro Paese".