Attualità - 02 luglio 2026, 10:11

Dal carcere alla riflessione, Gianni Alemanno apre il West Coast Meeting: "Serve rispetto della legalità, ma le Istituzioni nelle carceri così non rispettano se stesse"

Prima serata dell'evento organizzato da Cara Beltà parlando del “tempo sospeso” della reclusione e del vuoto che essa genera e come riempirlo, insieme all'esperienza quotidiana di Don Marco Pozza

Il carcere come luogo di pena, ma anche – e soprattutto – come possibilità di riscatto e occasione di cambiamento, se quel vuoto che è il “tempo sospeso” dello scontare una pena viene riempito di speranza.

Questo è stato il filo conduttore della serata di apertura dell'edizione 2026 del West Coast Meeting, nel complesso monumentale di Santa Caterina in Finalborgo. Un'ex casa circondariale diventata teatro, nel primo appuntamento di questo terzo consecutivo evento organizzato dall'associazione “Cara Beltà” nel finalese, di un incontro sui due diversi sguardi diversi ma complementari sul mondo della detenzione: come dare un senso a quel tempo della condanna, nella speranza, scegliendo come riempire l'inevitabile vuoto che permea la vita dei carcerati mentre scontano la propria pena, con la speranza, declinata in più forme, sullo sfodno. Sono stati quello di don Marco Pozza, cappellano al “Due Palazzi” di Padova e ormai presenza consolidata tra i relatori del meeting, e quello di Gianni Alemanno, ex ministro delle Politiche agricole ed ex sindaco di Roma, tornato pochi giorni fa in libertà dopo aver scontato una pena detentiva.

Una serata di riflessione tra lo sguardo critico sul sistema penitenziario italiano di chi lo ha vissuto “da dietro le sbarre” e l'attenzione sulla dimensione più interiore dell'esperienza carceraria di chi invece ha la missione, quotidianamente, di guidare le persone nel dare un senso alla propria pena, attraversare questo tempo e ascoltarne il significato.

Superare una narrazione semplificata del carcere come luogo distante dalla società è stato, quindi, il primo passo indicato da Alemanno. L'ex sindaco di Roma ha sottolineato come, in un contesto segnato da una crisi della giustizia, l'esperienza detentiva non riguardi soltanto categorie marginali, ma possa toccare potenzialmente chiunque, richiamando per questo l'esigenza di una maggiore consapevolezza pubblica. 

Sul piano delle condizioni concrete, Alemanno ha descritto un sistema segnato da sovraffollamento e da una gestione che rischia di produrre effetti opposti rispetto alla funzione rieducativa della pena: da un lato chi fatica a seguire percorsi di reinserimento, dall'altro chi, per carenze strutturali e organizzative, dispone di margini d'azione anche in senso negativo. Una dinamica che, nelle sue parole, rende il sistema “anti-meritocratico” e lontano dall'obiettivo di ridurre la recidiva.

La sua riflessione si è quindi spostata sul senso stesso della pena, intesa non come abbandono ma come percorso che dovrebbe accompagnare al reinserimento sociale. In questa prospettiva, la sicurezza non coincide con l'idea di “buttare via le chiavi”, ma con la costruzione di un sistema capace di offrire alternative reali e di non interrompere il legame con la società. Non è mancato, infine, un riferimento alla dimensione personale dell'esperienza vissuta, con il ricordo di un'uscita dal carcere percepita come il distacco da una “trincea”, lasciando dietro di sé relazioni e percorsi umani costruiti durante la detenzione, insieme all’invito a non perdere la speranza.

E' stato don Marco Pozza a riportare invece lo sguardo sull'interiorità della condanna, insistendo sulla necessità di andare oltre le risposte immediate per aprire domande capaci di interrogare chi ascolta, richiamando il tema del Meeting “Quando un vuoto rimane”, un invito a non riempire frettolosamente i giorni della reclusione, ragionando sulla sua esperienza quotidiana nel carcere di Padova, dove il sovraffollamento viene descritto non solo in termini numerici ma come condizione esistenziale segnata da una diffusa disperazione. In questo contesto, la sfida diventa quella di aiutare le persone a dare senso al tempo della pena, trasformandolo – almeno in parte – in un’occasione di consapevolezza e di possibile cambiamento. 

L'incontro ha così aperto il West Coast Meeting 2026 nel segno di una riflessione che, pur partendo da percorsi diversi, converge su un punto comune: la necessità di ripensare il carcere non soltanto come luogo di espiazione, ma come spazio in cui la possibilità di trasformazione della persona resta una questione decisiva sia per la giustizia che per la società. 

Mattia Pastorino e Roberto Vassallo