Nel silenzio delle grotte di Borgio Verezzi, a centinaia di metri dal mare, si nasconde un piccolo abitante inatteso. È un’anguilla europea, uno dei pesci più affascinanti e minacciati del pianeta, capace di compiere migrazioni straordinarie tra oceani e corsi d’acqua dolce. La sua presenza nelle profondità della Grotta di Valdemino ha sorpreso i ricercatori e aperto una nuova prospettiva sul ruolo degli ambienti carsici della Liguria.
L’osservazione è avvenuta due volte: nel febbraio 2022 e nel dicembre 2023, in una zona non accessibile ai visitatori della cavità. Gli studiosi hanno documentato due esemplari di Anguilla anguilla, lunghi tra i 10 e i 20 centimetri. Dimensioni differenti che fanno pensare alla presenza di due individui distinti.
Non è stato possibile catturarli: gli ambienti più interni della grotta sono complessi da attraversare e gli animali sono stati osservati direttamente e fotografati. Ma quei pochi istanti sono bastati per sollevare una domanda affascinante: come è arrivata un’anguilla in una grotta distante circa 600 metri dalla linea di costa?
Che un’anguilla frequenti ambienti sotterranei è un fenomeno estremamente raro. In Italia esiste un solo precedente scientifico pubblicato: riguarda le Grotte del Fiume, nelle Marche, dove nel 2007 erano stati segnalati esemplari della stessa specie.
Lo studio dedicato alla Grotta di Valdemino, pubblicato nel giugno 2026 sulla rivista Environmental Biology of Fishes, raccoglie il lavoro di ricercatori e ricercatrici del Centro Studi Bionaturalistici, di Arpal, del Politecnico e dell’Università di Torino e del Gruppo di Ricerca di Biologia Sotterranea Piemonte.
La ricerca mette in luce un aspetto ancora poco conosciuto: le grotte costiere potrebbero rappresentare un habitat importante per la conservazione dell’anguilla europea, soprattutto in un periodo segnato dalla riduzione degli ambienti naturali disponibili.
La storia dell’anguilla europea sembra uscita da un romanzo della natura. Nasce nel Mar dei Sargassi, nell’Atlantico occidentale, dove gli adulti tornano alla fine della loro vita per riprodursi una sola volta.
Dopo la nascita, le larve attraversano l’oceano e raggiungono le coste europee, trasformandosi prima in giovani anguille e poi in esemplari capaci di vivere in ambienti molto diversi: fiumi, laghi, zone umide e acque costiere.
Quando arriva il momento della riproduzione, le anguille adulte cambiano aspetto, diventano argentate e affrontano il lungo viaggio di ritorno verso l’oceano, chiudendo un ciclo ancora in parte misterioso.
Proprio questa straordinaria capacità di adattamento potrebbe spiegare la loro presenza anche negli ambienti carsici.
Per capire se le anguille osservate nella Grotta di Valdemino fossero un caso isolato, i ricercatori hanno studiato anche i corsi d’acqua della zona.
Grazie ai dati raccolti attraverso Li.Bi.Oss., l’Osservatorio Ligure della Biodiversità gestito da Arpal, è stata confermata la presenza della specie nel vicino bacino del Pora.
Le indagini sul campo hanno permesso di trovare cinque esemplari di età diverse nel torrente Bottassano, un corso d’acqua spesso in secca ma collegato al mare attraverso le infiltrazioni nel sistema carsico. Nel torrente Battorezza, invece, non sono state trovate anguille: alcuni ostacoli fisici e le modifiche al corso d’acqua sembrano impedire la risalita dei pesci.
Secondo gli autori dello studio, la grotta potrebbe avere una funzione di rifugio naturale, soprattutto nei periodi più difficili. Tra novembre 2022 e dicembre 2023, infatti, una forte siccità ha fatto diminuire di oltre quattro metri il livello dell’acqua nella cavità, proprio nel periodo in cui è stata osservata una delle anguille.
La scoperta assume ancora più valore perché l’anguilla europea è una specie in grave difficoltà. La Lista Rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) la inserisce tra le specie “in pericolo critico”, a un passo dal rischio di scomparsa in natura.
Negli ultimi decenni le popolazioni sono diminuite drasticamente a causa di numerose minacce: pesca, dighe e centrali idroelettriche, ostacoli lungo i fiumi, trasformazioni degli ambienti naturali, inquinamento e periodi sempre più lunghi di siccità legati ai cambiamenti climatici.
In questo scenario, anche un luogo nascosto come una grotta costiera può diventare una preziosa area di sopravvivenza.
Ora i ricercatori vogliono proseguire le indagini: studiare età e sviluppo degli esemplari, ricostruire i collegamenti tra acque superficiali e sotterranee e utilizzare anche l’analisi del Dna ambientale per capire meglio gli spostamenti della specie.