"Siamo profondamente stufi di una vicenda che si trascina ormai da quattro anni sulla pelle dei cittadini di Boissano". È il duro attacco del consigliere comunale di opposizione del gruppo misto Giacomo Davide Mattiauda sul caso del ripetitore 5G installato in via Zurmagli, dopo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato.
Secondo Mattiauda, alla luce della decisione dei giudici amministrativi, l’amministrazione comunale non avrebbe più motivi per rinviare: "Deve ascoltare la volontà di 1.200 residenti e liberare via Zurmagli dal ripetitore".
Il consigliere ha annunciato di aver depositato una formale interrogazione consiliare, accompagnata da una richiesta di accesso agli atti, per fare chiarezza sulla gestione amministrativa ed economica del contenzioso legato alla Stazione Radio Base.
"Per quattro lunghi anni la Giunta ha scelto la strada dell’ostinazione, difendendo atti che si sono rivelati contrari agli stessi regolamenti comunali – sostiene Mattiauda –. Una strategia fallimentare che ha costretto le famiglie del quartiere a sostenere spese di tasca propria per difendere il territorio e che oggi rischia di pesare anche sulle casse comunali, sottraendo risorse ai servizi destinati ai cittadini".
Nell’atto ispettivo il consigliere chiede risposte su quattro aspetti principali. Il primo riguarda la ricostruzione dettagliata delle spese sostenute dal Comune per il contenzioso, comprese parcelle legali, contributi unificati ed eventuali risarcimenti. Il secondo punto riguarda l’individuazione dei soggetti chiamati a sostenere i costi dello smantellamento dell’impianto e del ripristino dell’area, evitando che gli oneri ricadano sull’ente pubblico.
Mattiauda chiede inoltre un cronoprogramma preciso per completare le procedure di rimozione e delocalizzazione del ripetitore entro la fine dell’attuale mandato amministrativo, previsto nel 2027, e sollecita l’amministrazione a evitare ulteriori ritardi burocratici che possano trasferire la questione alla prossima giunta.
Parallelamente all’interrogazione, il consigliere ha richiesto la documentazione relativa agli incarichi affidati, alle fatture dei legali e ai mandati di pagamento emessi dal settore finanziario del Comune.
"I cittadini hanno espresso una volontà chiara attraverso una petizione sottoscritta da 1.200 persone, oggi rafforzata dalla pronuncia del Consiglio di Stato – conclude Mattiauda –. La democrazia e il rispetto della legge non possono essere sacrificati per quattro anni in nome dell’orgoglio politico. L’amministrazione esegua la sentenza senza perdere altro tempo: il ripetitore deve essere rimosso da via Zurmagli prima della fine del mandato".