Non si placa il confronto sul nuovo Pud di Spotorno. Dopo l'approvazione da parte del Consiglio comunale e la pronuncia sulle 67 osservazioni presentate, l'Associazione Bagni Marini interviene con una lunga nota nella quale contesta duramente metodo e contenuti del piano, accusando l'Amministrazione di aver costruito "una narrazione palesemente distorta", di aver trascurato le spiagge libere già esistenti e di aver respinto ogni proposta di confronto avanzata dalla categoria.
Il primo rilievo riguarda proprio lo svolgimento del Consiglio comunale dello scorso 27 luglio. Secondo l'associazione, la convocazione alle 17:30, "nel pieno della stagione estiva", avrebbe "nei fatti impedito la partecipazione dei concessionari demaniali, impegnati sul lavoro a garantire l'accoglienza e i servizi ai turisti". Una scelta che, prosegue la nota, "conferma la volontà dell'Amministrazione di evitare un confronto aperto con chi vive e lavora quotidianamente sul litorale".
L'attacco più duro è però riservato ai numeri sulle spiagge libere, contestando le quote attuali citate dal sindaco: "Da mesi ripete a mezzo stampa e in televisione una narrazione palesemente distorta, sostenendo che Spotorno disponga soltanto del 3,5% di spiagge libere per giustificare interventi d'urgenza. Gli atti ufficiali firmati dalla sua stessa Giunta smentiscono categoricamente questa affermazione".
Richiamando la delibera di Giunta comunale n. 161 del 29 dicembre 2023, i Bagni Marini evidenziano come "la superficie destinata a spiagge libere e libere attrezzate è pari a 13.583,79 metri quadrati, ossia il 15,81% del totale della superficie demaniale", mentre "agli stabilimenti privati appartiene il 66,33%". Per questo, aggiungono, "estrapolare ad arte un singolo dato per far credere all'opinione pubblica che non vi siano spiagge pubbliche è un'operazione di pura disinformazione, tesa a colpire il comparto privato e a giustificare decisioni già prese a tavolino".
La nota si concentra quindi sulle condizioni delle spiagge libere, citando in particolare gli ex Bagni Premuda e la SLA Serra. "Se davvero, come sostiene il sindaco, il Comune avesse da gestire soltanto un risicato 3,5% di spiagge libere, dopo ben dieci anni di amministrazione continua quei pochi tratti dovrebbero essere un autentico gioiello di efficienza, decoro, pulizia, servizi e accessibilità. La realtà, purtroppo, è l'esatto contrario".
Secondo l'associazione, questi tratti di arenile sarebbero "privi di servizi igienici e docce decorosi", senza servizio di salvataggio, punti di primo soccorso e accessi adeguati per le persone con disabilità. Una situazione che, prosegue il documento, rappresenterebbe "un'omissione gravissima" e che "oltre a mettere a rischio l'incolumità dei bagnanti, espone Spotorno al rischio concreto di revoca della Bandiera Blu". Da qui la domanda posta dai balneari: "Ci chiediamo come si possa credere che chi ha abbandonato al degrado le spiagge libere attuali sia in grado di gestirne e riqualificarne un'estensione maggiore".
Un altro capitolo riguarda la sicurezza. L'associazione ricorda di aver acquistato "interamente a proprie spese 14 defibrillatori semiautomatici (DAE) distribuendoli sul litorale", sottolineando come "uno dei quali è risultato decisivo proprio pochi giorni fa nel salvataggio di una vita umana". Tuttavia, denuncia che "nonostante il sindaco si fosse solennemente impegnato" a installare la cartellonistica indicante la posizione dei dispositivi, "a oggi quella segnaletica non è mai stata installata dal Comune".
Ampio spazio è dedicato anche alla proposta alternativa di PUD elaborata dall'associazione durante il periodo delle osservazioni. "Non si trattava di un'opposizione ideologica, ma di una proposta concreta e costruttiva per dimostrare che, attraverso un dialogo serio, si sarebbe potuta raggiungere la quota del 40% di aree pubbliche senza demolire attività esistenti".
Pur riconoscendo che il progetto fosse "sicuramente migliorabile", l'associazione sostiene che rappresentasse "semplicemente la dimostrazione che si sarebbe potuti arrivare alla quota auspicata dall'amministrazione senza scontri ideologici o legali". Una proposta che, secondo i concessionari, sarebbe stata respinta dall'amministrazione.
L'affondo finale è rivolto direttamente all'iter che ha portato all'approvazione del piano.
"L'Amministrazione ha preferito rifiutare ogni reale apertura, approvando in tutta fretta un Pud calato dall'alto a meno di un anno dalle elezioni amministrative - accusano -. Dopo dieci anni di inerzia demaniale, si è scelto il blitz di campagna elettorale per soddisfare ambizioni politiche personali, lasciando in eredità alle future amministrazioni un assetto mai condiviso con la minoranza e le categorie economiche, che rischia soltanto di paralizzare il paese in un interminabile contenzioso legale".
L'associazione conclude avanzando tre richieste: "L'immediata installazione dei servizi primari, dei presidi di vigilanza, primo soccorso e accessi disabili sulle spiagge libere", la posa della segnaletica dei DAE lungo tutto il litorale e "il ripristino della verità sui dati demaniali, ponendo fine alla narrazione denigratoria nei confronti delle imprese balneari locali".