Venerdì 7 agosto, alle ore 17.30, nelle Grotte del Valdemino, il 60° Festival Teatrale di Borgio Verezzi inaugura un’installazione permanente firmata dal compositore e sound designer Paky Di Maio: un'architettura sonora fatta di suono e memoria, popolata dalle voci autentiche dei grandi attori del passato, da Sarah Bernhardt a Ruggero Ruggeri, da Tommaso Salvini a Petrolini.
Di Maio - più volte tra i protagonisti della Biennale di Venezia - è un nome già noto al pubblico del festival: lo scorso anno ha ricevuto il Premio Mulino Fenicio per la suggestiva scenografia sonora del «Moby Dick» di Alessandro Preziosi, spettacolo di apertura nel 2024.
«Connessione Ancestrale. Stratigrafie dell’effimero» è un grande omaggio ai fantasmi del teatro ma soprattutto alle radici profonde di una kermesse nata per amore della scena e diventata nel corso degli anni un simbolo di identità culturale per tutto il territorio. Presenti all'evento - insieme all’autore e al direttore del Festival Maximilian Nisi - il Sindaco Renato Dacquino, il consigliere Mattia Rolando e Aldo Genesio, presidente della cooperativa Arcadia che gestisce il sito.
In questa occasione saranno esposte all’ingresso delle Grotte le opere realizzate dagli studenti di grafica dell’Istituto Secondario Superiore “Giovanni Falcone” di Loano (classi 3D e 4D), ispirate ai titoli e ai contenuti degli spettacoli in programma quest’anno: 13 locandine inedite collezionate in una mostra mobile dal titolo «L’arte grafica incontra la magia del teatro» che sarà spostata il 9 agosto al Torrione di Borgio e il 13 agosto in piazza San Pietro.
Note di Paky Di Maio
Sotto la superficie del visibile, dove il tempo umano si dissolve nella pietra, nasce un ponte acustico ed emotivo. Connessione Ancestrale è un’architettura fatta di suono e memoria che connette la storia remota, racchiusa nel ventre della Terra, con la vibrante identità culturale del presente, da sempre mossa dal teatro e dal richiamo del viaggio onirico. Il risultato è un paesaggio sonoro perpetuo e ibrido: un organismo vivente in cui l’immensa, solenne lentezza dell’evoluzione naturale incontra il battito della creatività umana.
L’opera fonde due concezioni del tempo, opposte eppure speculari, in un unico respiro sonoro. Da un lato, milioni di anni di evoluzione silente e il gocciolio millenario dell’acqua che scava la pietra; dall’altro, la memoria artistica che abita temporaneamente l’eternità della caverna.
L’architettura sonora dell’opera è composta da tre strati in metamorfosi. Legati e fusi insieme dal riverbero naturale e cattedralizio della grotta, tre livelli sonori mutano costantemente forma per avvolgere il visitatore in un unico, profondo respiro. Questa metamorfosi si dispiega anzitutto attraverso un battito ancestrale, un tessuto di pulsazioni oscure che richiamano i moti sotterranei e il respiro lento, ciclico e immutabile del pianeta, dando voce ai suoni antichi nati dalla forza evolutiva della natura.
A questo flusso primordiale si intreccia la trama di suoni sintetici, fatta di atmosfere suggestive e melodie soffuse composte con strumenti elettronici e strumenti elettroacustici autocostruiti; qui, i suoni reali all’interno della grotta vengono inglobati in modo naturale e proiettati verso il futuro, integrandosi armonicamente con il sound design dell’opera.
Infine, l’architettura acustica si completa con la memoria vocale, in cui frammenti teatrali riemergono dal buio a testimoniare il legame indissolubile con lo storico Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Le voci di grandi attori si manifestano così come reperti sonori e ombre del passato che trasformano la parola in un soffio vitale, permettendo al visitatore di percepirle come memorie custodite dalle pareti rocciose, custodi millenarie dell’identità culturale del territorio.
L’installazione è perpetua, in un flusso continuo senza un inizio o una fine definiti. Entrando nelle grotte, lo spettatore si ritrova in una dimensione temporale sospesa. Le parole e le suggestioni sonore emergono dal buio come messaggi in bottiglia provenienti da un’altra epoca, regalando un’esperienza immersiva unica, dove la roccia si fa testimone dello spirito umano. Uno strato di memoria che si posa sulla roccia, fuso insieme al suono del tempo che scorre.