"Istituire un organo di controllo e poi lasciarlo fermo su carta per quattro anni non è corretto verso i cittadini che attendono risposte. Per questo ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla Commissione d'Inchiesta sull'antenna di via Zurmagli".
Ad annunciarlo è il consigliere comunale di maggioranza, Fabrizio Garrone, che fa chiarezza sulla propria posizione dopo le recenti polemiche e interpellanze sul caso del ripetitore.
"La mia vuole essere una scelta di trasparenza e rispetto per le istituzioni – spiega il consigliere –. In quattro anni la Commissione non è mai stata convocata neppure una volta dalla presidenza. Rimanere a ricoprire un incarico unicamente formale, che nei fatti non è mai stato messo nelle condizioni di lavorare, non ha più senso. Preferisco fare un passo indietro e cedere il mio posto a chiunque ritenga di volerlo occupare".
Il consigliere ci tiene però a fare una distinzione fondamentale, per evitare di generare confusione tra la cittadinanza: "Bisogna scindere i due piani della vicenda. Da un lato c’è la Giustizia Amministrativa (Consiglio di Stato e TAR), che valuta la legittimità formale dei provvedimenti. Dall’altro c’era la Commissione d’Inchiesta, il cui scopo doveva essere quello di verificare l'operato interno e le procedure amministrative svolte a suo tempo dagli uffici".
"Purtroppo – prosegue – noto che spesso si fa molta confusione sugli atti e sui contenuti delle sentenze, trasformando questioni amministrative complesse in slogan politici che rischiano solo di disorientare i boissanesi. L'Amministrazione Devincenzi ha ereditato una gestione delicata dal passato e si sta muovendo con un unico scopo: tutelare l'Ente e la comunità da pesanti rischi economici e risarcitori, agendo con la massima responsabilità".
"Confermo la mia totale fiducia nell'operato del Sindaco e della maggioranza – conclude il consigliere –. Continuerò a lavorare con impegno per il nostro paese dai banchi del Consiglio Comunale, basandomi sui fatti e sugli atti ufficiali, per il bene esclusivo della collettività".