Attualità - 13 agosto 2026, 07:49

In Liguria la maternità si sposta sempre più avanti, una donna su dieci partorisce oltre i 40 anni

Il rinvio della maternità è uno degli aspetti della trasformazione della famiglia. L'ingresso tardivo nel mondo del lavoro, il costo delle abitazioni e le difficoltà nella conciliazione spostano in avanti il momento della genitorialità

Incertezza economica, precarietà lavorativa, alti costi abitativi, carenza di servizi per le famiglie con bambini piccoli. In Italia calano drasticamente le nascite, l'età media delle partorienti si alza e la Liguria non è da meno.

I dati sono quelli pubblicati dal Ministero della Salute nei giorni scorsi. Il rapporto del Ministero è stato elaborato sulla base dei dati CedAP (Certificato di Assistenza al Parto) inviati dalle strutture ospedaliere, che nel 2025 sono stati 7.045, rilevati negli ospedali (7.841 nel 2023 e 7.973 nel 2024). In base a quanto rilevato, il tasso di natalità lo scorso anno è stato del 5,3 per mille.

Il 99,9% delle donne liguri che hanno partorito lo scorso anno ha scelto strutture pubbliche e solo il 79,3% dei parti, a livello nazionale, è relativo a madri di cittadinanza italiana.

La percentuale dei parti relativa a madri straniere è più elevata nelle aree del Paese dove si registra la maggiore concentrazione di popolazione straniera, ovvero al Centro-Nord, dove più del 20% dei parti avviene da madri non italiane. In Liguria, come in Emilia-Romagna e nelle Marche, oltre il 32% delle nascite è riferito a madri straniere.

Nel dettaglio, i parti di madri italiane sono il 67,75%, quelli di madri provenienti da Paesi Ue il 2,82%, da altri Paesi europei il 7,10%, dall’Africa il 10,31%, dall’America centro-meridionale il 5,91%, dall’America del Nord lo 0,08%, dall’Oceania il 5,76%, mentre lo 0,27% riguarda donne apolidi o di nazionalità non indicata.

Il fatto che in Liguria oltre il 32% delle nascite sia riferito a madri straniere è segno di un'importante trasformazione sociale. La popolazione immigrata non è soltanto una componente del mercato del lavoro o della popolazione residente ma sta diventando una componente fondamentale della struttura demografica regionale.

Per ciò che riguarda l’età delle partorienti liguri, il 61,74% ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni, il 24,93% tra i 20 e i 29 anni, il 10,28% ha più di 40 anni e lo 0,59% ha meno di 20 anni.

Il dato ligure sull'età delle madri è significativo: oltre il 61% ha tra i 30 e i 39 anni e più del 10% ha più di 40 anni. La maternità tende quindi a concentrarsi sempre più nella seconda parte dell'età riproduttiva.

Il percorso verso la genitorialità si è allungato: prima si cerca una stabilità economica, abitativa e lavorativa, poi si prende in considerazione la possibilità di avere figli. Il problema è che, quando quella stabilità arriva, può essere già trascorsa una parte importante dell'età fertile. Nel caso ligure c'è però un ulteriore elemento: una popolazione anziana e una componente giovane relativamente ridotta. Se ci sono meno donne e uomini nelle fasce d'età in cui normalmente si formano le famiglie, anche mantenendo invariata la propensione individuale ad avere figli, il numero assoluto delle nascite tende comunque a diminuire.

Le liguri sono inoltre attente al proprio stato di salute e a quello del nascituro: il 95,4% ha effettuato almeno quattro controlli in gravidanza, il 3,5% meno di quattro controlli e l’1,1% nessuna visita di controllo. Il 4,3% ha effettuato un’amniocentesi e lo 0,3% il test dei villi coriali.

Il ricorso ai tagli cesarei negli ospedali liguri, nel 2025, è stato del 28,3%, meno della media nazionale, pari al 29,8%, e con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano come in Italia vi sia un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica.

Negli ultimi anni i dati hanno comunque mostrato una tendenza alla diminuzione, in linea con le indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”, confermata anche nel 2025.