Attualità - 14 agosto 2026, 12:15

Spiagge libere e stabilimenti, Schiappapietra: “Devono convivere, senza demonizzarsi”

Il presidente di Confcommercio Savona: “Servizi, sicurezza e occupazione sono un patrimonio da tutelare. Il riordino non diventi la cancellazione delle imprese storiche”

"Scriviamo questa lettera aperta per contribuire, con spirito costruttivo, a un dibattito che negli ultimi anni ha spesso preso una piega ideologica e poco utile: quello tra 'spiagge libere' e 'stabilimenti balneari', come se si trattasse di due modelli in guerra tra loro, quando in realtà possono e devono convivere a beneficio di tutti". Si apre con queste parole la lettera aperta firmata da Enrico Schiappapietra, Presidente di Confcommercio Savona, su spiagge libere e stabilimenti balneari e relative considerazioni in merito.

"Partiamo da un principio che consideriamo non negoziabile - prosegue Schiappapietra - ogni tratto di costa deve prevedere spazi di libero e gratuito accesso al mare per chiunque, a prescindere dalla propria disponibilità economica. Il mare è un bene comune e la sua fruizione non può diventare un privilegio riservato a chi può permetterselo. Su questo non ci sono distinguo da fare. Detto questo, 'libero' non deve significare 'abbandonato'. Un arenile senza pulizia regolare, senza servizi igienici, senza docce e soprattutto senza un servizio di salvataggio organizzato non è un servizio reso alla collettività: è un rischio per l'incolumità delle persone e, alla lunga, un degrado della cosa pubblica di cui tutti pagano le conseguenze, a partire da chi quella spiaggia dovrebbe poterla vivere gratuitamente e in sicurezza. La soluzione non è complicata, ed esiste già: la si può ottenere sia con la formula della spiaggia libera 'semplice' gestita direttamente dal Comune che dovrà fornire tali servizi, sia con quella della spiaggia libera attrezzata, dove un minimo di servizi essenziali viene garantito dal gestore senza necessariamente introdurre costi di accesso. Ciò che conta è che il servizio minimo ci sia. La copertura economica di tali costi dovrebbe derivare dai canoni degli stabilimenti balneari che oggi erroneamente incassa lo Stato ma dovrebbero invece rimanere sul territorio".

"C'è poi un secondo punto che ci sta a cuore - si legge ancora nella lettera - Chi decide di spendere per frequentare uno stabilimento balneare, con ombrellone, servizi e comfort aggiuntivi, lo fa per scelta libera, esattamente come si sceglie tra una trattoria di quartiere o un ristorante stellato. Nessuno si sognerebbe di stigmatizzare chi cena fuori. Allo stesso modo, la gratificazione che una famiglia decide di concedersi al mare non va letta come uno spreco o un lusso colpevole, ma come una scelta legittima che, oltretutto, genera un indotto economico importantissimo: lavoro diretto e indiretto, filiere di fornitura, turismo, indotto commerciale sul territorio. Difendere le spiagge libere non richiede di demonizzare chi sceglie diversamente".

"Su questo equilibrio, la maggior parte delle amministrazioni liguri ha lavorato con responsabilità - prosegue il Presidente di Confcommercio Savona - Non è retorica: la Liguria è oggi la regione più avanti in Italia nell'attuazione dei Piani di Utilizzo Demaniali e dei bandi di gara per le concessioni demaniali marittime, mentre in gran parte del resto del Paese si è ancora fermi ai blocchi di partenza. Proprio per questo ci preme segnalare un rischio reale: in alcuni casi, il riordino del settore non si è tradotto nel ridimensionare gli stabilimenti balneari esistenti, ma nella loro cancellazione pura e semplice, con conseguente perdita dell’impresa, dell'indotto e dei posti di lavoro di titolari e dipendenti. Riteniamo che questa strada sia sbagliata e che produca un danno, non un beneficio, alla collettività. Distribuire il sacrificio è un principio cardine di ogni democrazia matura".

"Il nostro modello di 'Riviera', fatto di servizio all'ombrellone e di quella cura per il bagnante che altrove viene chiamata 'accoglienza', ha reso la Liguria e le coste italiane un riferimento internazionale, imitato nel mondo. Ma la Riviera non è fatta soltanto di servizi. È anche un pezzo della nostra memoria collettiva e della nostra vita. È il luogo dei primi amori nati sotto l’ombrellone, delle compagnie di ragazzi cresciute estate dopo estate sulla stessa spiaggia, delle amicizie che resistono al passare degli anni. È il luogo delle famiglie che si ritrovano ogni estate e che, generazione dopo generazione, tornano nello stesso tratto di costa: prima da figli, poi da genitori e infine da nonni. Gli stabilimenti balneari sono stati, e continuano a essere, anche luoghi di incontro, di socialità e di appartenenza. Una parte della storia personale di moltissimi italiani è passata sotto un ombrellone. A questo si aggiunge un dato che raramente viene raccontato: il servizio di salvataggio diffuso e coordinato con le Capitanerie di Porto ha reso le nostre coste tra le più sicure d'Europa in termini di vite salvate. Sono risultati che vanno tutelati e migliorati, non smantellati".

"Cancellare imprese storiche per demagogia, o per assecondare la campagna elettorale di qualcuno in cerca di visibilità, a spese di tutti noi cittadini, non ci sembra la scelta giusta. L'Italia è riconosciuta nel mondo per le sue eccellenze culturali, la sua cucina e la qualità della vita che sa offrire: la Riviera ligure, con i suoi servizi, fa parte a pieno titolo di questo patrimonio. Se lavoriamo per migliorarlo, facciamo l'interesse di tutti. Se lo smantelliamo per inseguire chi lo strumentalizza, rischiamo di perdere una parte importante del nostro tessuto imprenditoriale e sociale, senza che nessuno ne guadagni davvero qualcosa", conclude Schiappapietra.

Redazione