Val Bormida - 16 agosto 2026, 14:12

Volantinaggio contro il termovalorizzatore: "L'ex-ACNA non è bonificata, è una discarica senza fondo"

Attivismo dell'Associazione per la Rinascita della Valle Bormida che denuncia lo stato del sito di Cengio e boccia lo studio RINA: "Considerare idonea quell'area significa ignorare la storia del territorio"

Un volantino a due facciate, distribuito nelle scorse settimane in Val Bormida, riporta al centro del dibattito pubblico una questione che il territorio considera tutt'altro che chiusa: lo stato reale del sito ex-ACNA. Il documento, firmato dall'Associazione per la Rinascita della Valle Bormida e diffuso con il marchio "Valle Bormida Pulita", si presenta esplicitamente come "documento di informazione e denuncia cittadina" e si apre con un appello diretto: "Cittadini di Cengio, è ora di fare chiarezza".

La tesi centrale è contenuta già nel titolo. Secondo l'associazione, l'area non è mai stata bonificata: ciò che è stato realizzato sarebbe soltanto una Messa in Sicurezza Permanente (MISP), concetto che il volantino distingue nettamente dalla bonifica vera e propria.

Il documento dedica il primo argomento a quello che definisce un "equivoco di fondo", proponendo una tabella comparativa tra i due concetti. La bonifica totale, si legge, consiste nella rimozione completa e definitiva dei contaminanti dal suolo e dalle falde, con l'obiettivo di restituire l'area al suo stato originario di fruibilità e sicurezza ambientale. La messa in sicurezza permanente, invece, si limiterebbe all'isolamento delle sostanze tossiche attraverso barriere fisiche e contenimenti, mentre i materiali contaminati "rimangono in loco per sempre".

Da qui la definizione che dà il titolo al volantino: il sito sarebbe oggi "una gigantesca discarica di rifiuti tossici e nocivi" con una caratteristica che, secondo l'associazione, la distingue da qualunque discarica moderna autorizzata a norma di legge — l'assenza di una barriera protettiva sulla base. Milioni di metri cubi di materiale contaminato poggerebbero direttamente sulla marna naturale, "della quale è tutta da dimostrare la tenuta idraulica nel tempo".

Il cuore del documento è un elenco di sei punti che, nell'impostazione dell'associazione, smentirebbero la formula secondo cui "tutto è sotto controllo".

I primi tre riguardano il comportamento dei contaminanti. L'associazione sostiene che esistano riscontri tecnici e analitici ufficiali sulla presenza di sostanze chimiche inquinanti all'esterno del diaframma e delle barriere contenitive. Richiama poi il rischio di percolazione: nessun muro sotterraneo, si argomenta, costituisce un sigillo ermetico eterno, e le infiltrazioni d'acqua unite alla pressione idrostatica della falda rappresenterebbero una minaccia costante per il fiume Bormida. Il terzo punto è dedicato all'Area Merlo, definita "caso emblematico": nei pozzi di ispezione esterni verrebbero rilevati da anni inquinanti chimici, circostanza che il volantino considera incompatibile con l'ipotesi di barriere perfettamente funzionanti.

Gli ultimi tre punti spostano l'attenzione sulla stabilità complessiva del sito e sul contesto geologico. L'Area A2 mostrerebbe criticità cicliche e "riaffioramenti", segno che il sito sarebbe "un corpo reagente, vivo e instabile". Sul fronte idraulico il documento cita studi dell'Autorità di Bacino del Po, secondo cui un'esondazione del Bormida potrebbe spingere la massa d'acqua fino al piazzale della portineria. Infine viene richiamata la cartografia del Geoportale della Regione Liguria, che evidenzierebbe un movimento franoso sulla sponda opposta all'ex-ACNA: un cedimento del versante, si legge, potrebbe ostruire o deviare il fiume scagliandolo contro il sito.

A questo quadro il volantino aggiunge quella che definisce "la proposta inopportuna": l'indicazione di Cengio come sito idoneo per il nuovo impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti della Regione Liguria. L'associazione contesta apertamente lo studio RINA su cui si fonda l'ipotesi, giudicandolo "del tutto carente e superficiale" nella parte relativa all'ex-ACNA.

Il riferimento è al documento elaborato da Rina Consulting per l'Agenzia regionale dei rifiuti nell'aprile 2024, che individua cinque macroaree potenzialmente idonee: Scarpino e la Valle Scrivia nel genovese, la zona di Vado Ligure-Quiliano, Cairo Montenotte e Cengio in provincia di Savona. La partita, va detto, resta aperta: lo studio non è più considerato vincolante ai fini della scelta finale e nelle ultime settimane sono emerse ulteriori ipotesi, tra cui l'area ex Colisa in Valpolcevera. Considerare idonea un'area con quella fragilità idrogeologica e strutturale, sostiene comunque l'associazione, "significa ignorare la storia del territorio".

Il volantino si chiude con un tema intitolato "Una responsabilità condivisa per il futuro del territorio", in cui l'associazione precisa che sollevare il tema non è un atto di contrapposizione ma "un dovere civico di verità", e chiede al Sindaco e alle istituzioni di farsi garanti attivi della salute pubblica.

Quattro le richieste esplicite: verità e trasparenza sui dati dei pozzi spia dell'Area Merlo e dell'Area A2; nessun nuovo impianto impattante o inceneritore sul sito ex-ACNA; monitoraggio continuo, terzo e indipendente sulla tenuta delle barriere e sul fiume Bormida; mantenimento dello stato di allerta e vigilanza ai massimi livelli istituzionali.

La frase che il documento sceglie come sintesi, evidenziata in un riquadro centrale, riprende una posizione che l'associazione aveva già espresso pubblicamente nei mesi scorsi: "La Valle Bormida non ha bisogno di rassicurazioni di facciata, ma di una vigilanza rigorosa e del riconoscimento che il problema ACNA è tutt'altro che risolto".

Redazione