Attualità - 25 agosto 2026, 16:10

Inceneritore, la Val Bormida alza la voce: "Non siamo una terra da sacrificare"

Il Coordinamento del No rilancia la mobilitazione tra Liguria e Piemonte: volantinaggi, assemblee pubbliche e l’appuntamento del 10 settembre a Cortemilia. "Se arriverà un progetto, lo contrasteremo punto per punto"

La mobilitazione contro l'inceneritore in Val Bormida non si ferma. Il Coordinamento No Inceneritore Ligure e Piemontese prosegue la sua attività sui due versanti della valle, tra iniziative pubbliche, incontri con i cittadini e momenti di informazione.

In Liguria il fronte del No è presente soprattutto durante le sagre e gli appuntamenti dell’estate, con volantinaggi e occasioni di confronto con la popolazione. In Piemonte, invece, continua il calendario delle assemblee pubbliche. La prossima è in programma il 10 settembre alle 20.30 al Teatro Comunale di Cortemilia, dove il Coordinamento tornerà a confrontarsi con i cittadini sull’ipotesi dell’impianto e sulle possibili conseguenze per il territorio.

Al centro della protesta c’è una convinzione: gli eventuali effetti di un inceneritore non si fermerebbero ai confini del Comune che dovesse ospitarlo. "Le possibili ripercussioni ambientali ed economiche non riguarderebbero soltanto il luogo scelto per l’impianto", sottolineano dal Coordinamento. "La particolare conformazione della Val Bormida, potrebbe infatti coinvolgere un’area più ampia, compresi quei territori che negli anni hanno costruito la propria identità e la propria economia intorno all’agricoltura di qualità, alle produzioni agroalimentari e al turismo". 

È anche per questo che il Coordinamento chiede maggiore chiarezza alla Regione Liguria. Secondo gli esponenti del movimento, restano infatti ancora poco chiari sia i territori presi in considerazione sia gli eventuali soggetti industriali interessati al progetto. "La Regione continua a procedere senza comunicare con chiarezza quali siano le aree considerate e quali soggetti industriali possano essere interessati", accusano.

Una situazione che, secondo il Coordinamento, non fa che alimentare preoccupazione e mobilitazione. "Un’opacità che ci lascia ancora una volta basiti, ma che rafforza la nostra determinazione", ribadiscono.

La protesta, però, non vuole fermarsi alla sensibilizzazione. Se l’ipotesi dovesse trasformarsi in un progetto concreto, il fronte contrario all’inceneritore annuncia una battaglia su tutti i fronti, da quello tecnico a quello legale.

"Non ci fermeremo alle assemblee e ai volantinaggi. Se verrà presentato un progetto riguardante il nostro territorio, lo contrasteremo punto per punto, mettendo in campo ogni forma di opposizione tecnica e legale", affermano.

Una mobilitazione che guarda al futuro della valle e al modello di sviluppo di un territorio che, secondo il Coordinamento, non può essere considerato semplicemente come il possibile sito di un impianto industriale. La posta in gioco, sostengono, riguarda la qualità ambientale, le attività economiche e l’identità stessa della Val Bormida. "La Val Bormida non è una terra da sacrificare. Informare oggi significa difendere il nostro futuro", conclude il Coordinamento.