Oltre 15 mila prestazioni di diagnostica strumentale in più nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È il primo risultato concreto che la Regione Liguria mette sul tavolo nella seconda fase della riforma sanitaria, presentata come un percorso destinato a misurarsi direttamente con la realtà degli ospedali e con la capacità del sistema di rispondere alla domanda dei cittadini.
Il dato complessivo riguarda risonanze magnetiche, Tac e mammografie effettuate in tutta la Liguria: si è passati dai 260.751 esami dei primi sette mesi del 2025 ai 276.339 dello stesso periodo del 2026, con un incremento di 15.588 prestazioni.
Nel dettaglio, le risonanze magnetiche sono aumentate da 45.523 a 50.437, con 4.914 esami in più; le Tac da 144.603 a 150.865, con 6.262 prestazioni aggiuntive; le mammografie da 70.625 a 75.037, con 4.412 esami in più.
"Questi numeri raccontano un sistema che sta aumentando la propria capacità di risposta - sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò -. Aumentare il numero degli esami significa mettere maggiori risorse diagnostiche a disposizione dei cittadini e contribuire concretamente alla riduzione dei tempi di attesa".
La riforma si sposta negli ospedali
È proprio dalla diagnostica che Nicolò ha scelto di partire per verificare sul campo gli effetti della riorganizzazione sanitaria. La prima tappa è stata al Policlinico San Martino di Genova, uno dei principali hub della sanità ligure, dove l’assessore ha incontrato pazienti e professionisti della Radiologia.
Nicolò ha annunciato che ogni settimana visiterà gli ospedali liguri, incontrando direttamente i pazienti nei luoghi di cura e confrontandosi con medici, infermieri, tecnici e altri professionisti sanitari. "La seconda fase della riforma della sanità ligure si misurerà sul campo – spiega Nicolò –. Per questo ho scelto di andare personalmente negli ospedali, ogni settimana, per incontrare i pazienti e ascoltare direttamente da loro come stanno vivendo i cambiamenti che abbiamo avviato".
Parallelamente partiranno momenti di confronto con gli operatori, chiamati a segnalare criticità e proporre correttivi. «Non vogliamo una riforma scritta soltanto sulla carta – aggiunge l’assessore – ma una riforma che produca risultati concreti per i cittadini».
San Martino, risonanze in aumento del 32%
Al San Martino l'aumento dell'attività diagnostica è particolarmente evidente. Nei primi sette mesi del 2026 sono state eseguite 11.672 risonanze magnetiche, quasi il 13% in più rispetto al 2025, oltre 48 mila Tac e circa 11.500 mammografie, queste ultime in crescita di circa il 16%. Secondo Lucio Castellan, direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini e radioterapia del Policlinico San Martino, l'incremento delle prestazioni radiologiche rivolte ai pazienti esterni è stato ancora più marcato considerando alcune tipologie di esame: le risonanze magnetiche sono aumentate del 32%, mentre le ecografie del 20%.
Un risultato raggiunto senza ridurre l'attività destinata ai pazienti ricoverati, alle rianimazioni e al pronto soccorso. Per aumentare l'offerta ambulatoriale sono stati introdotti anche turni serali e attività durante il fine settimana, con medici, tecnici e infermieri impegnati anche il sabato e la domenica. "Il raggiungimento di questi risultati è il frutto del chiaro indirizzo della Direzione, che ha messo a disposizione le risorse e il budget necessari – spiega Castellan –. Fondamentale è stata la collaborazione e la disponibilità di tutti i professionisti sanitari coinvolti". L'attività viene garantita nei diversi punti della struttura, dal Padiglione Specialità all'ex Ist fino al Monoblocco.
Più esami, ma la sfida restano le liste d'attesa
L'aumento della produzione diagnostica rappresenta per la Regione uno degli strumenti attraverso cui affrontare il problema delle liste d'attesa. La maggiore utilizzazione delle apparecchiature, compresa l'apertura in fasce orarie serali e nei weekend, punta infatti ad aumentare il numero di appuntamenti disponibili senza comprimere le attività ospedaliere ordinarie.
Resta però da verificare quanto l'incremento della produzione si traduca concretamente in una maggiore accessibilità per i cittadini. La Regione ha individuato tre grandi ambiti territoriali, Ponente, Centro e Levante, all'interno dei quali organizzare l'offerta. La priorità dovrebbe essere quella di trovare la prestazione nella struttura più vicina alla residenza; quando questo non è possibile, la ricerca può essere estesa alle altre strutture dello stesso ambito.
Il dato regionale, inoltre, non è limitato a una singola azienda. Secondo Nicolò, l'incremento della diagnostica ha interessato le radiologie dell'intero sistema sanitario ligure, con l'obiettivo di distribuire maggiormente la capacità produttiva sul territorio.
La riorganizzazione e la carenza di infermieri
Tra i temi più delicati rimane quello della carenza di personale infermieristico, che la Regione considera un problema strutturale e di dimensione nazionale.
Nicolò ha riconosciuto l'esistenza della criticità, sostenendo tuttavia che la Liguria la starebbe gestendo, in proporzione, meglio di altre regioni. Il tema si intreccia con le riorganizzazioni temporanee di alcuni reparti: l'assessore ha contestato in particolare l'utilizzo del termine "accorpamento" quando le modifiche organizzative sono legate alla disponibilità di infermieri, sottolineando la necessità di non trasformare le difficoltà di organico in una riduzione della produzione sanitaria.
Sul fronte interno, un sondaggio citato dall'assessore e realizzato all'interno di Azienda Tutela Salute Liguria (ATSL) indica un gradimento medio della trasformazione intorno al 52-53%. Nicolò considera il dato significativo alla luce della portata della riorganizzazione, definita "drastica ed epocale".
"Non è un punto di arrivo"
La Regione considera dunque i numeri della diagnostica un primo indicatore della direzione intrapresa, ma non un traguardo. "Questo non è certamente un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Dobbiamo continuare su questa strada". Il tour negli ospedali servirà proprio a verificare se l'aumento dei volumi corrisponde anche a un miglioramento percepito dai cittadini e dagli operatori.
"Partiamo da San Martino perché è uno dei grandi hub della sanità ligure, ma il nostro obiettivo è portare questo metodo in tutta la regione. Desidero vedere personalmente i risultati della riforma, parlare con i pazienti e con gli operatori e, se necessario, mettere in campo gli eventuali aggiustamenti necessari".