Politica - 03 settembre 2026, 12:18

Sanità, Arboscello, Piccardo e Natale (PD): “Italia sempre più indietro in Europa. Il Governo investa nel Servizio sanitario nazionale e la Regione accolga la proposta del PD: il 7,5 per cento del Pil è una necessità

I consiglieri regionali del Pd Roberto Arboscello e Katia Piccardo, insieme al segretario regionale Davide Natale, rilanciano la richiesta di maggiori risorse per il Servizio sanitario nazionale alla luce dei dati della Fondazione Gimbe. Nel mirino Governo e Regione Liguria per le difficoltà di accesso alle cure e l'aumento della spesa sanitaria privata.

“L’Italia è nelle retrovie dell’Europa per la spesa sanitaria pubblica. I dati della Fondazione Gimbe fotografano una situazione che è sotto gli occhi di tutti e i cittadini vivono quotidianamente: nel 2025 siamo al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultimi nel G7, con una spesa pubblica per la sanità ferma al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse e dei Paesi europei e con alcuni che superano abbondantemente il 9%. Significa 36 miliardi di euro di differenza rispetto alla media europea e, soprattutto, significa meno risorse per curare le persone. Questi numeri danno ragione alla battaglia che il Partito Democratico porta avanti da tempo a tutti i livelli e che abbiamo tradotto anche in una proposta di legge di iniziativa regionale per portare la spesa sanitaria pubblica almeno al 7,5 per cento del Pil. Abbiamo raccolto la richiesta che arriva dai presidenti di regione preoccupati della tenuta del sistema. Se vogliamo difendere il Servizio sanitario pubblico nazionale, ridurre le liste d’attesa, assumere il personale necessario, implementare i servizi, favorire la ricerca e impedire che sempre più cittadini siano costretti a rivolgersi al privato, dobbiamo tornare a investire nella sanità pubblica.”, dichiarano i consiglieri regionali del PD Roberto Arboscello, Katia Piccardo e il segretario regionale Davide Natale commentando i dati Gimbe.

“Il Governo Meloni invece continua a raccontare una crescita degli investimenti che nei fatti non esiste infatti se si rapporta il fondo alla ricchezza prodotta dal Paese registriamo un arretramento. La spesa sanitaria pubblica è scesa dal 6,3% al 6,2% del Pil e l’Italia resta fanalino di coda del G7. Nel frattempo aumentano le difficoltà di accesso alle cure, le disuguaglianze territoriali e sociali e il ricorso alla spesa privata. Non basta aumentare nominalmente le risorse se queste non sono sufficienti a tenere il passo con i bisogni reali del Paese”, sottolineano.

Il partito regionale richiama in particolare le difficoltà di accesso alle cure, la carenza di personale e il ricorso sempre più frequente alla sanità privata, chiedendo un cambio di rotta tanto al Governo quanto alla Regione.

“Anche in Liguria conosciamo bene le conseguenze di questo definanziamento: liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà nei pronto soccorso e cittadini che sempre più spesso devono scegliere se aspettare o pagare. Ci sono più di centocinquanta mila liguri che rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi per recarsi dai privati e non possono attendere i tempi della sanità pubblica, ce ne sono altrettanti che spendono più di mille euro all’anno per potersi curare. Una vera e propria tassa regionale che colpisce non in base al reddito ma in base alla necessità di cura, una vergogna.
C’è una responsabilità della Regione nella programmazione e nelle scelte compiute in questi anni ed è evidente anche quella del Governo che non finanzia adeguatamente e in base alle reali necessità il fondo sanitario nazionale. Per questo rilanciamo con forza la nostra proposta: il Governo deve assumersi la responsabilità di riportare la spesa sanitaria pubblica almeno al 7,5 per cento del Pil e Bucci deve fare propria questa battaglia che non è di parte ma è nell’interesse generale di tutti i liguri. È il minimo necessario per invertire una rotta che sta indebolendo uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese. Su questo continueremo a incalzare il Governo e la Regione Liguria”, concludono Arboscello, Piccardo e Natale

Redazione