"Esprimiamo profondo cordoglio per la gravissima vicenda avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 settembre 2026 a Finale Ligure, in provincia di Savona, dove Paola Siri, il figlio adolescente Mattia e Daniele Baruzzo sono stati trovati morti nella loro abitazione".
Ad affermarlo è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che prosegue: "Secondo la ricostruzione attualmente al vaglio degli inquirenti, Daniele Baruzzo avrebbe ucciso con una pistola legalmente detenuta la moglie e il figlio, per poi togliersi la vita. Nell'abitazione sarebbe stato rinvenuto anche uno scritto. Spetterà all'autorità giudiziaria accertare definitivamente la dinamica e le circostanze che hanno preceduto i fatti".
"Di fronte a un episodio di tale gravità occorre mantenere cautela anche nel linguaggio. Le difficoltà familiari, lavorative, economiche o personali eventualmente emerse non possono diventare una spiegazione complessiva dell'accaduto, né creare un collegamento automatico tra sofferenza individuale e violenza. Comprendere le condizioni che possono precedere una crisi è necessario per prevenire; altra cosa è trasformarle, anche involontariamente, in una giustificazione".
"È altrettanto importante che il racconto non finisca per concentrare l'attenzione esclusivamente sulle difficoltà dell'autore. Paola e Mattia avevano una propria individualità, relazioni e progetti. Mattia, in particolare, era un adolescente inserito nella scuola, nello sport e nella propria comunità, con un percorso di crescita improvvisamente interrotto. La dimensione familiare non annulla mai l'autonomia delle persone che la compongono", commenta il presidente Romano Pesavento.
"La vicenda di Finale Ligure pone soprattutto una questione di prevenzione. La sofferenza non sempre si manifesta in forme immediatamente riconoscibili: può convivere con il lavoro, con gli impegni quotidiani e con una vita apparentemente ordinaria. Per questo non basta che i servizi esistano; è necessario che siano accessibili e capaci, per quanto possibile, di intercettare situazioni di progressivo isolamento prima che raggiungano una fase estrema".
"Le notizie secondo cui l'uomo avrebbe affrontato numerose responsabilità senza chiedere aiuto devono essere considerate con prudenza e non consentono valutazioni retrospettive sul suo stato psicologico. Pongono tuttavia una questione più generale: non chiedere aiuto non significa necessariamente stare bene. Una cultura che identifica la capacità di sopportare tutto in silenzio con la forza personale rischia di riconoscere la fragilità soltanto quando essa è diventata emergenza".
"Un ulteriore elemento riguarda la pistola, che secondo le informazioni disponibili sarebbe stata legalmente detenuta. Anche in questo caso sono da evitare generalizzazioni. Il punto non è associare il possesso legale di un'arma alla pericolosità, ma interrogarsi sull'efficacia nel tempo dei controlli previsti, poiché le condizioni personali possono mutare dopo il rilascio o il rinnovo di un'autorizzazione - prosegue - La prevenzione deve riuscire a mantenere un equilibrio particolarmente delicato: non trasformare la sofferenza psicologica in uno stigma e, nello stesso tempo, non ignorare eventuali situazioni concrete nelle quali una grave crisi si accompagni alla disponibilità immediata di uno strumento letale. Servono valutazioni rigorose, proporzionate e rispettose della persona, non automatismi".
"Non sappiamo se nel caso di Finale Ligure esistessero segnali riconoscibili o se un intervento avrebbe potuto modificare quanto accaduto. Sostenerlo oggi sarebbe arbitrario. È però necessario che tragedie di questa natura non si esauriscano nel cordoglio e nella ricerca, a posteriori, di ciò che qualcuno avrebbe potuto vedere. La domanda da porre alle istituzioni è precedente: quanto siamo capaci di rendere l'aiuto realmente raggiungibile quando una persona non riesce ancora a chiederlo? La prevenzione acquista significato proprio in questo spazio, prima dell'emergenza e prima dell'irreparabile. È su tale capacità che occorre riflettere dopo Finale Ligure, senza spiegazioni semplicistiche, senza stigmatizzare la fragilità e senza lasciare che gli interrogativi sollevati dalla tragedia scompaiano insieme all'attenzione della cronaca", conclude Pesavento