“Prima di contestare il DDL sull’antisemitismo, sarebbe necessario leggerlo”. È questo il punto di partenza della riflessione di Cristina Franco, presidente dell’Associazione Italia Israele Savona, che interviene a sostegno del disegno di legge contro l’antisemitismo e ne difende finalità e contenuti.
Secondo Franco, il provvedimento “non nasce per limitare la libertà di critica, né per impedire il dissenso politico”, ma dalla necessità di riconoscere e contrastare le forme contemporanee di antisemitismo. Un fenomeno che, sottolinea, non si manifesta soltanto attraverso le forme tradizionali del pregiudizio antiebraico, ma può utilizzare linguaggi, simboli e modalità nuove.
Al centro del DDL, secondo la presidente dell’associazione savonese, ci sono quindi formazione e conoscenza, strumenti necessari per comprendere e individuare anche le manifestazioni più attuali dell’antisemitismo.
Franco sottolinea inoltre un punto che considera fondamentale: “Da nessuna parte il DDL stabilisce che criticare il governo israeliano o lo Stato di Israele sia antisemitismo”.
La presidente richiama in questo senso la definizione operativa dell’IHRA, secondo cui la critica a Israele, quando è analoga a quella rivolta a qualsiasi altro Stato, non costituisce per ciò stesso antisemitismo.
“Si può dunque criticare il governo di Israele. Si possono criticare le sue decisioni politiche e militari. Si può contestare una legge israeliana, una scelta diplomatica, una politica territoriale, una condotta militare. Si può dissentire radicalmente”, afferma Franco. “Questa è la libertà di espressione. Che nessuno censura o limita”.
Il confine, secondo la presidente dell’Associazione Italia Israele Savona, viene superato quando dalla critica legittima, informata e argomentata si passa alla demonizzazione e alla deumanizzazione di un Paese o di un popolo.
“Quando uno Stato viene rappresentato come intrinsecamente malvagio e privo di qualsiasi legittimità, quando ai suoi cittadini viene attribuita una responsabilità collettiva, quando si ricorre a paragoni e rappresentazioni che hanno la funzione di disumanizzare, allora è necessario interrogarsi”, sostiene.
Da qui la riflessione sull’attenzione rivolta a Israele e sul rischio, secondo Franco, che la critica possa trasformarsi in un atteggiamento di delegittimazione assoluta: “Il sospetto è che, troppo spesso, il problema non sia affatto la libertà di critica a Israele, ma che il problema sia Israele in quanto tale”.
La presidente parla di una possibile “ossessione selettiva” e si domanda perché un’attenzione analoga non venga rivolta anche ad altri contesti internazionali. Cita, in particolare, l’Iran e l’Afghanistan, facendo riferimento alle condanne a morte e alla condizione delle donne sotto il regime afghano.
“Quale altro motivo può nascondersi dietro questa ossessione selettiva contro Israele e gli israeliani in genere se non antisemitismo?”, si chiede Franco.
Il ragionamento prosegue sul rapporto tra demonizzazione, odio e violenza: “La demonizzazione non è mai neutra. La demonizzazione crea odio. L’odio crea un clima. E un clima di odio può produrre violenza”.
Quanto alle contestazioni al DDL, Franco esprime il timore che parte dell’opposizione al provvedimento sia “a prescindere”, sostenendo che spesso si discuta non tanto di ciò che il disegno di legge effettivamente prevede, quanto di intenzioni che gli vengono attribuite.
“Il sospetto è che si tratti di un’opposizione a prescindere, piuttosto ipocrita, perché c’è di mezzo lo Stato ebraico”, afferma. E aggiunge: “Non si discute ciò che il DDL effettivamente dice, ma ciò che gli si vuole attribuire”.
Franco considera quindi difficile comprendere alcune mobilitazioni pregiudizialmente contrarie al provvedimento, soprattutto quando arrivano da realtà che, a suo giudizio, dovrebbero avere nella lotta contro ogni forma di razzismo, discriminazione e antisemitismo una battaglia di civiltà condivisa.
La presidente ribadisce infine quello che considera il principio fondamentale del DDL: “Non chiede di smettere di criticare Israele. Non chiede di proteggere Israele dalla critica. Chiede di imparare a distinguere la critica dall’odio”.
E conclude con un appello rivolto al mondo delle istituzioni, della politica e dell’informazione: “Chiediamo a tutte le istituzioni pubbliche e private, la politica, i media di sostenere l’approvazione del DDL contro antisemitismo. La civiltà prima di tutto”.
Prima di ogni contestazione, dunque, l’invito di Cristina Franco è semplice e diretto: “Prima di organizzare una levata di scudi contro una legge, prima di scaldarsi tanto per contestarla, prima di attribuirle intenzioni che non contiene, prima di esserne ossessionati, c’è una cosa molto semplice da fare: leggerla”.