Via libera del Consiglio regionale agli schemi definitivi di autonomia differenziata tra Governo e Regione Liguria. Il provvedimento è stato approvato con i voti della maggioranza, mentre le opposizioni hanno votato contro, al termine di un lungo confronto concentrato soprattutto sugli effetti che le nuove competenze potranno avere sulla sanità e sulla protezione civile.
La proposta riguarda quattro ambiti: tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa. Il percorso è stato portato avanti parallelamente da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte sulla base dell’articolo 116 della Costituzione e della legge Calderoli.
Il voto dell’aula non comporta ancora il trasferimento immediato delle nuove funzioni. Gli schemi dovranno proseguire il proprio iter istituzionale e l’attribuzione delle competenze dovrà essere recepita attraverso una legge dello Stato approvata dalle Camere a maggioranza assoluta. I testi definitivi trasmessi alla Liguria il 30 luglio recepiscono anche le indicazioni formulate dalla Conferenza unificata e dagli atti di indirizzo approvati da Senato e Camera.
Sanità, dalle tariffe alle assunzioni
È la sanità il capitolo più rilevante dell’intesa. La Liguria potrà innanzitutto individuare tariffe di rimborso e remunerazione differenti rispetto a quelle nazionali, sostenendo però con il proprio bilancio gli eventuali maggiori costi.
La possibilità dovrà essere esercitata previa intesa con i ministeri della Salute e dell’Economia, dopo le verifiche del Comitato LEA e del tavolo tecnico sugli adempimenti, mantenendo in ogni caso il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza.
La Regione potrà inoltre gestire con maggiore autonomia le risorse statali destinate agli investimenti sul patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende sanitarie, istituire e gestire fondi sanitari integrativi e destinare risorse proprie alle aziende e agli enti del servizio sanitario regionale per assumere personale o incrementare le prestazioni aggiuntive.
L’intesa stabilisce comunque che la maggiore autonomia non possa modificare il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale, i criteri di riparto delle risorse nazionali o determinare conseguenze finanziarie a carico delle altre Regioni, compresa la mobilità sanitaria.
A difendere il provvedimento è stato l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò, secondo cui l’autonomia rappresenta “una questione centrale nel percorso di rafforzamento della capacità del territorio di organizzarsi in funzione dei bisogni della comunità”. “Non parliamo semplicemente di gestire diversamente le risorse, ma di assumere decisioni più rapide e mirate”, ha spiegato Nicolò. “È evidente che le esigenze di un territorio caratterizzato da una popolazione anziana non possano essere affrontate nello stesso modo di quelle di un territorio densamente popolato. Maggiore autonomia significa anche maggiore responsabilità”.
Per l’assessore, l’obiettivo è utilizzare le nuove leve per rendere più efficace la spesa e verificare successivamente i risultati ottenuti: “L’autonomia non può essere interpretata soltanto come disponibilità di maggiori risorse, ma come capacità di utilizzarle in modo più efficace. Deve essere uno strumento per investire nelle strutture, garantire il diritto alla salute, ridurre le distanze e rafforzare, non indebolire, il servizio sanitario, rendendolo più moderno. Dobbiamo costruire il futuro della sanità regionale”.
Più poteri alla Regione nelle emergenze
L’altro grande capitolo riguarda la protezione civile. Per gli eventi calamitosi classificati di rilievo regionale che interessano esclusivamente la Liguria, il presidente della Regione potrà emanare ordinanze in deroga ad alcune disposizioni statali, entro i limiti previsti dall’intesa e nel rispetto, tra l’altro, delle norme penali, antimafia, dei principi generali dell’ordinamento e del diritto europeo.
Le deroghe avranno carattere temporaneo e non potranno superare la durata dello stato di emergenza e, comunque, i due anni.
Negli eventi di rilievo nazionale circoscritti al territorio ligure, inoltre, il commissario delegato coinciderà di norma con il presidente della Regione.
Sono previste anche procedure più rapide per il reclutamento a tempo determinato di personale della protezione civilein condizioni di necessità e urgenza, possibilità estese in alcuni casi anche a Province e Città metropolitana. Potranno inoltre essere istituite specifiche sezioni contrattuali per valorizzare il personale impiegato nel settore.
La Liguria avrà maggiori competenze anche sulla formazione degli operatori, dalla definizione dei percorsi al riconoscimento degli enti formatori e dei docenti, con alcune materie, come la prevenzione e la lotta attiva agli incendi, che resteranno escluse.
Su questo punto è intervenuto in replica l’assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone, che ha invitato il Consiglio a confrontarsi sul contenuto concreto dell’intesa. “Penso che sia importante, nel dibattito, stare nel merito delle cose”, ha osservato. “Ho sentito parlare di quanto non siano profonde le proposte, di tabelle che dovrebbero arrivare e non ci sono. Io provo allora a leggere all’aula il testo dell’intesa relativo alla protezione civile”.
Giampedrone ha rivendicato soprattutto la possibilità di intervenire con maggiore rapidità nelle emergenze regionali: “Dello stato di emergenza regionale hanno bisogno tutte le Regioni. Sfido chiunque a dire che questo non sia un passo avanti, più veloce, capillare ed efficace”.
Professioni “di rilievo regionale”
Un’altra novità riguarda la possibilità per la Liguria di disciplinare attraverso proprie norme alcune professioni di rilievo regionale, cioè attività legate in maniera diretta alle caratteristiche del territorio e dell’economia locale e che richiedano competenze specifiche maturate attraverso esperienza e formazione specializzata.
Sono escluse le professioni già sottoposte ad albi o ordini nazionali e quelle sanitarie. Nella relazione di maggioranza il presidente della commissione Affari istituzionali Alessandro Bozzano ha citato, a titolo di esempio, operatori turistici, ambientali e marittimi locali.
Per queste figure la Regione potrà istituire appositi elenchi regionali, con un’abilitazione limitata al territorio ligure. La disciplina non potrà comunque introdurre discriminazioni legate alla provenienza o alla residenza e dovrà rispettare la normativa europea sulla libera prestazione dei servizi.
Previdenza complementare regionale
Il quarto fronte riguarda la previdenza complementare e integrativa. La Regione potrà promuovere forme pensionistiche su base regionale, anche attraverso convenzioni con fondi pensione già esistenti, e disciplinarne gli aspetti organizzativi e operativi.
Per il personale della Regione, degli enti regionali, degli enti locali liguri e del sistema sanitario regionale sarà inoltre attribuita alla Regione la rappresentanza negoziale per la stipula di accordi collettivi finalizzati all’adesione ai fondi pensione regionali.
Sull’attuazione delle nuove competenze sarà istituita una Commissione paritetica Stato-Regione-Autonomie locali, incaricata anche delle verifiche periodiche sull’applicazione dell’intesa.
L’opposizione: “Liguria diversa dalla Lombardia”
È soprattutto la capacità finanziaria della Liguria a essere finita nel mirino delle opposizioni.
Il consigliere del Pd e vicepresidente della commissione Sanità Enrico Ioculano, relatore di minoranza, ha aperto il suo intervento citando Ennio Flaiano: “La situazione è grave ma non è seria”. “È grave perché in gioco c’è l’uguaglianza nell’accesso alle cure e, più in generale, l’esercizio di diritti fondamentali. Non è seria perché la fretta con cui la si vuole chiudere risponde al calendario politico di Pontida, non a un’analisi degli effetti reali che produrrà sui nostri cittadini”, ha attaccato.
Ioculano ha contestato soprattutto il fatto che gli schemi predisposti per Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte siano sostanzialmente analoghi pur partendo da condizioni economiche, sanitarie e demografiche differenti. “La sanità lombarda ha oggi i conti in equilibrio. La sanità ligure ha chiuso il 2025 con un buco certificato dalla Corte dei Conti di 125,7 milioni di euro. Dare alle Regioni la stessa facoltà di finanziare con risorse proprie prestazioni aggiuntive e incentivi per il personale non significa dare a tutte lo stesso vantaggio: per chi ha i conti in ordine è uno strumento concreto, per la Liguria è una facoltà che i conti reali non permettono di esercitare”.
Per il dem il rischio più concreto riguarda medici e infermieri. “Un professionista non confronterà più due cifre in busta paga, ma due sistemi in cui lavorare. Nelle nostre zone di Ponente e di Levante già oggi la Francia e la Toscana sono poli di attrazione per medici e infermieri. Bucci firma un’autonomia che rischia di sottrarre altro personale proprio dove la rete ospedaliera è già in sofferenza”.
Ioculano ha espresso dubbi anche sulle nuove competenze in materia di professioni e protezione civile, sostenendo che la creazione di figure professionali regionali possa produrre frammentazione normativa e che le emergenze richiedano invece un forte coordinamento nazionale.
Critica anche la capogruppo di AVS Selena Candia, secondo cui “è illogico trattare la Liguria come Lombardia e Veneto” alla luce delle differenze nella capacità fiscale, nella struttura economica e nell’organizzazione dei servizi. “La Liguria è una regione con una popolazione anziana, caratterizzata da grandi differenze tra costa e aree interne, con una conformazione geografica che rende complicata l’organizzazione dei servizi e che ha bisogno di investimenti e maggiori risorse nazionali”, ha dichiarato Candia.
Per AVS, la maggiore autonomia sanitaria rischia di accentuare i problemi di un sistema che già deve fare i conti con la mobilità passiva e con la difficoltà di reperire personale. “Questa proposta nasce solo per dare un contentino alla Lega. Non per risolvere i problemi concreti dei liguri, per abbattere le liste d’attesa, per assumere medici o per garantire il diritto alla salute”, ha attaccato Candia.
La capogruppo di AVS contesta soprattutto i fondi sanitari integrativi, che potrebbero creare a suo giudizio “un doppio binario” tra pubblico e integrativo, e il possibile utilizzo di tariffe e incentivi come strumento di competizione tra sistemi sanitari regionali.
Contrario anche il Movimento 5 Stelle. Stefano Giordano ha chiesto che ogni singola funzione venga valutata sulla base del principio di sussidiarietà. “La questione non è se una competenza debba stare a Roma o a Genova, ma quale livello di governo possa esercitarla meglio garantendo servizi efficienti e diritti fondamentali uguali per tutti. L’autonomia non è un valore assoluto, ma uno strumento”.
Giordano ha inoltre sollevato il nodo delle risorse necessarie per gestire le nuove competenze, dalla formazione del personale ai sistemi informativi e alle strutture amministrative, a fronte della clausola di invarianza finanziaria prevista dagli schemi.
Il capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente Gianni Pastorino ha parlato invece di una “frammentazione dell’unità amministrativa e politica dello Stato”, mettendo in dubbio la scelta di applicare modelli molto simili a territori profondamente differenti. “Lombardia e Liguria non partono dalle stesse condizioni e non dispongono delle medesime risorse: fingere il contrario significa ignorare la realtà”, ha sottolineato Pastorino, concentrando le proprie preoccupazioni soprattutto sulla sanità e sulla previdenza complementare.
Con 17 voti favorevoli e 12 contrari, il Consiglio regionale ha quindi dato il proprio assenso agli schemi di intesa. Il percorso dell’autonomia differenziata della Liguria si sposta ora nuovamente sul piano nazionale, dove dovranno essere completati i passaggi previsti prima che le nuove competenze possano diventare effettive.